Quotidiano di Bari

I familiari delle vittime: “Li hanno uccisi ancora una volta”

L’Incidente ferroviario sulla tratta Corato-Andria. Ustif: “Fu grave errore umano”.

I parenti delle vittime dell’incidente ferroviario, avvenuto sulla tratta Corato-Andria, non ci stanno a liquidare come ‘errore umano’ la vicenda che ha portato via i loro familiari il 12 luglio scorso. La polemica è nata dopo le dichiarazioni, pubblicate sulla stampa nazionale, del direttore dell’Ustif di Bari -l’ingegner Pietro Marturano-  davanti alla Commissione d’indagine del Senato nominata dal Ministero delle Infrastrutture: <<Posso dire con ragionevole certezza che si sono concatenati gli errori di tre persone. La sicurezza non era demandata solo al capostazione, che fischia e fa partire il treno. I regolamenti interni di Ferrotramviaria prevedono che anche il capotreno controllasse che il treno arrivato da Corato fosse giunto. La stessa cosa vale per il macchinista, essendosi sbagliate le tre persone, si è verificato l’incidente>>.  Il convoglio fermo ad Andria e diretto a Corato - secondo Marturano- sarebbe partito nonostante il binario fosse già occupato dal treno proveniente da Bari: <<Il sistema del blocco telefonico in uso su quella linea -prosegue-  si basa su quei fonogrammi di cui tutta l’Italia ha discusso nei giorni successivi alla strage. Il capostazione di Andria telefona al capostazione di Corato e gli chiede se la tratta è libera. Una volta che riceve la conferma dal capostazione di Corato che la tratta è libera, segna su un foglio l’esito della telefonata. Per questo motivo si parla di fonogramma: ‘fono’ indica la telefonata e ‘gramma’ la trascrizione. L’esito è riportato su un registro di stazione, in cui annota che il capostazione lo ha informato che la tratta è libera. Di conseguenza lo autorizza a far partire il treno. C’è stata, quindi, una superficialità di almeno tre soggetti. In questo c’è stata la concatenazione. Nella sicurezza c’è un primo e un secondo livello. In questo caso, addirittura, ce n’era un terzo. Se sbagliano tre persone contemporaneamente, è normale che l’incidente si verifichi>>.  A conferma delle tesi di Marturano, ci sarebbero anche i risultati delle indagini effettuate dalla Procura di Trani dalle quali è emersa anche la manomissione dei registri di stazione per coprire la mancata telefonata di preavviso tra i due capistazione, a quanto pare, avvenuta ‘dopo’ e non ‘prima’ della partenza del treno. I familiari delle vittime non riescono ad accettare questo scarico di responsabilità sui capistazione e sul personale in servizio quel tragico giorno. La Signora Marianna Gaeta, sorella del capostazione Nicola Gaeta vittima della strage, replica alle dichiarazioni dell’Ustif: <<Non si è trattato di un semplice e banale errore umano perché come sosteneva sempre mio fratello prima della tragedia, il personale è vittima di un sistema insostenibile, che prevede il passaggio di 189 treni al giorno. E’ vergognoso che ancora nel 2016 si adotti il blocco telefonico, sistema obsoleto e non ammesso dalla normativa ferroviaria visto che il DPR 753 del 1980 impone al gestore della linea ferroviaria di adeguare la sicurezza alla migliore tecnologia esistente, quale il Sistema Automatico di Controllo Marcia Treni>>. Rincara la dose Daniela Castellano, figlia di Enrico Castellano vittima dell’incidente, che attacca Marturano: <<Leggo la testimonianza del direttore dell’Ustif che rimarca l’assoluta sicurezza del binario unico al 12 luglio 2016. Mio padre sarebbe morto,quindi, per errore umano. Martorano, però, omette di dire che su quella tratta ad alta percorrenza l’uso dei sistemi di sicurezza automatici era obbligatorio, che la Ferrotramviaria e il Ministro Delrio non hanno rispettato la direttiva europea 34/2012 che impone i sistemi automatici di controllo marcia dei treni sulle linee a binario unico (applicata guarda caso solo dopo il 12 luglio) e come mai quella tratta, data la mala gestione, non è passata dalla Regione a RFI? Per non parlare poi della carenza di personale nelle stazioni e sui convogli. Scaricare le responsabilità sull’errore umano è disgustoso e vergognoso. 23 morti, 50 feriti, uccisi l’ennesima volta>>. Proprio sulla carenza di personale si è soffermata anche la Commissione ministeriale che durante un sopralluogo sui luoghi della strage ha annotato a verbale che il capostazione della Ferrotramviaria non bada solo ai treni: <<Faceva anche i biglietti e dava informazioni ai viaggiatori- scrive la presidente della Commissione senatrice Daniela Fabbri - per cui, nel momento in cui era preposto a controllare  che non succedesse ciò che poi, purtroppo, si è verificato, faceva anche dell’altro. Dunque, senza grandi informazioni o comunque facendo un ragionamento di buon senso, è comprensibile come la mancata tecnologia in quel caso e il sovraccarico di lavoro per una sola persona potesse creare problemi, che purtroppo oggi raccontiamo per quanto successo>>. Inoltre a gravare sul bilancio della strage, ci sarebbero anche diversi episodi, al vaglio della Procura di Trani, di incidenti sfiorati mai comunicati (pur avendone l’obbligo normativo) dalla direzione di Ferrotramviaria  all’Ustif limitandone, quindi, l’azione in termini di sicurezza: <<L’Ustif non ha potuto fare nulla - spiega Martorano - non essendo stata a conoscenza di questi ‘quasi incidenti’>>.  “Un dolore che si accentua sempre di più di fronte a tali dichiarazioni” è lo sfogo della signora Angela Cuzzi, mamma di Pasqua Carnimeo (Patti) morta il 12 luglio lasciando orfana una figlia di 3 anni: <<Come si fa a scaricare tutte le responsabilità sull’errore umano? Quello c’è, ma l’errore più grave è stato non mettere in sicurezza con sistemi adeguati e moderni quella tratta. Come mai dopo la strage su quel binario si viaggia a velocità ridotta? Evidentemente quel sistema obsoleto lo sanno anche loro che non è sicuro come sostengono. Che ognuno si assuma le proprie responsabilità>>.  Certo è che il tentativo maldestro di scaricare le colpe ai livelli più bassi della gerarchia aziendale è una pessima abitudine che non sempre viene avallata dalla magistratura consenziente. Le condanne ai vertici di Ferrovie dello Stato per la strage di Viareggio del 2009 lo dimostrano: i colpevoli non sono sempre quelli “di comodo”.

     Maria Giovanna Depalma  

(13 Apr 2017) - Articolo letto 2787 volte

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