Quotidiano di Bari

I pazienti oncologici raccontano il loro percorso di rinascita

Presentato il laboratorio di scrittura autobiografica organizzato da Alessandra Minervini

 

È stata “inaugurata” dall’associazione PH8 una piccola biblioteca, presso il reparto di Ematologia dell’IRCCS Giovanni Paolo II, allo scopo di fornire uno strumento di aiuto per i pazienti affetti da malattie oncologiche durante le lunghe ore dell’attesa o dell’infusione chemioterapica.

Nel corso della stessa mattinata i protagonisti del laboratorio di scrittura autobiografica, organizzato da Alessandra Minervini: “La scrittura autobiografica, medicina per i pazienti oncologici” hanno raccontato il loro percorso di rinascita attraverso la presentazione dei propri racconti. Il laboratorio, nato su iniziativa di PH8, per i pazienti del reparto S.C. Ematologia - Istituto Tumori "Giovanni Paolo II" Bari, si è svolto all’interno della struttura ospedaliera stessa.

Alla conferenza sono intervenuti: il Dr Antonio Delvino - Direttore Generale IRCCS Giovanni Paolo II che, tra le altre cose ha affermato: “Per noi è importante investire non solo sulle cure tradizionali, ma è fondamentale destinare pari investimenti anche alle attività extra"; il Dr. Attilio Guarini - Direttore Struttura Complessa Ematologia IRCCS Giovanni Paolo II - guida straordinaria di un team eccezionale e forte sostenitore della teoria per cui un medico prende in carico una persona, e non una malattia; la D.ssa Alessandra Minervini, docente del corso di scrittura creativa che ha sottolineato che: "La scrittura non deve essere intesa come cura, ma come una nuova possibilità alle nostre esperienze” ed infine Nick Difino, fondatore di PH8, FoodHacker – Eat-ertainer, vulcano di idee che ha girato un cortometraggio sulla sua patologia. Questo giovane uomo ha avuto la forza, il coraggio e la volontà di filmare in diretta i momenti più difficili e drammatici del suo percorso di malattia, riuscendo ad effettuare un transfer del suo dramma sul personaggio che vive nel film. Con lo stessa caparbietà e la stessa volontà ha deciso di sponsorizzare anche il corso di scrittura autobiografica. Indimenticabili ed emozionanti le sue affermazioni nel corso della conferenza: “Utilizzando delle parole diverse riusciamo ad ottenere dei risultati diversi. Quando utilizziamo la parola cancro, tumore, siamo subito indotti a pensare alla sofferenza, alla morte, ma questa è semplicemente una parola che solo noi “creiamo”, mentre potrebbe essere utilizzata senz’altro anche un’altra terminologia. Se è vero che la medicina è la parte principale che cura il malato, il sintomo e tutto ciò che sta avvenendo al nostro interno non bisogna però dimenticare che c’è tutto il mondo esterno: le nostre paure, le nostre emozioni, le nostre relazioni. Chi o che cosa si occupa di curare tutto ciò? La scrittura può divenire strumento, un altro mezzo per poter curare quello che non è prettamente malattia all’interno del corpo, ma che può diventarlo. Dobbiamo semplicemente imparare a mettere in atto un sistema di hackeraggio delle nostre responsabilità, per sovvertire i sistemi, disobbedire a ciò che si conosce già, perchè questo ci permette di comprendere che ci può essere anche un altro modo di fare le cose”.

Raccontare e raccontarsi per non arrendersi, quindi. Questo il messaggio lanciato da chi ha superato il linfoma e che ha voluto non disperdere le proprie emozioni decidendo di metterle nero su bianco.

Durante la conferenza stampa, inoltre sono state presentate tutte le nuove iniziative in programma: cena slow food per raccolta fondi; corso di cucina oncologica, per trovare il modo di sconfiggere la malattia anche sulla tavola; rappresentazione teatrale. Ognuno dei partecipanti al corso di scrittura, ha poi letto un proprio racconto autobiografico, allo scopo di esorcizzare tutte le paure che accompagnano la malattia e a guardarla diversamente. Tali racconti verranno riportati in un libro che darà origine ad una piccola biblioteca interna e che, opportunamente promosso, potrà rappresentare un’ulteriore fonte di autofinanziamento.

Giusy Tomasino, una delle pazienti-scrittrici presenti, ha affermato che: ”Scrivere è sempre stato un mio desiderio, ma è sempre rimasto solo un desiderio. La visita dell’amico cancro, mi ha dato l’occasione, di entrare a far parte (seppur con un minimo apporto) del gruppo PH8, che, in qualche modo, cerca tutte le soluzioni possibili affinché, chi si sottopone alle cure del caso, possa trovare uno spiraglio di serenità o, perlomeno, di distrazioni”. Ha quindi voluto lanciare un messaggio a chi è colpito da una malattia oncologica e ha affermato con vigore che: “in Puglia ci si può curare. Dobbiamo smetterla di andare al Nord. Ci si cura benissimo e si guarisce anche a Bari”. Ha in seguito sottolineato che questo percorso introspettivo di scrittura è riuscito a farle comprendere che il cancro non è una punizione per qualcosa di errato che si è fatto nella corso della propria vita e che il cancro non è una maledizione, e che qualunque sia la conclusione può aiutare, chi ne viene colpito, a vivere con una consapevolezza diversa.

 

Marina Basile

 

(20 Apr 2017) - Articolo letto 308 volte

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