Quotidiano di Bari

Il "Fronte democratico" di Emiliano è un’anima del Pd o un "partito" nel partito?

Il governatore ha illustrato il suo progetto alla prima assemblea pugliese della sua neonata corrente

 

Il neo gruppo politico che fa capo al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, più che una nuova corrente interna al Pd sembra che possa essere meglio etichettata come una sorta di altro “partito” nel partito. Infatti, la particolarità più significativa emersa mercoledì pomeriggio nel corso della prima assemblea regionale di “Fronte democratico”, il movimento politico interno al Pd fondato recentemente per l’appunto da Emiliano, è che la neo componente dem del governatore pugliese è aperta anche ai non iscritti al partito. E questa è sicuramente una novità rispetto al modo tradizionale di intendere la politica, ma soprattutto il partito, in quanto è a dir poco assurdo, oltre che paradossale, che una corrente interna ad partito politico, il Pd, possa essere costituita anche da soggetti non aderenti. E quindi non iscritti allo stesso. Di qui nasce il rilievo di moti addetti della politica che sostengono che la neo costituita corrente di Emiliano in realtà rappresenta  più una formazione politica differente, benché con molti punti in comune con il Pd, piuttosto che un’espressione interna allo stesso. Infatti, non sorprenderebbe se che lo scopo vero del governatore pugliese, attraverso tale operazione, fosse quello di puntare a consolidare il proprio leaderismo ed a coagulare intorno a se un gruppo di forze elettorali ben più ampio di quello che ideologicamente e tradizionalmente è rappresentato dal Pd, piuttosto che creare la solita anima politica interna, per creare un distinguo a livello di vertice con chi tiene intorno a se la maggioranza degli esponenti del partito. Una conferma in tal senso è venuta anche dallo stesso Emiliano quando, nel corso del suo intervento in assemblea, ha dichiarato di voler istituire con “Fronte democratico” una sorta di area di militanza “senza tessera” che sia di riferimento per tutti  coloro che, provenendo da diverse e disparate aree politica (sinistra estrema, centro e destra), intendono sostenere, se non addirittura far parte, di un grande partito politico come il Pd, non più ideologizzato, né tantomeno più ancorato ai vecchi schemi della politica tradizionale, ma solo alle esigenze ed ai bisogni contingenti della gente e del tempo in cui vive. E questo probabilmente è come immagina Emiliano il Pd che ha da poco tentato di sottrarre, però senza successo, al controllo del riconfermato segretario, Matteo Renzi. Una visione, quella del governatore pugliese, che considera le tradizionali categorie “di destra” e “di sinistra” come superate e che ha visto una sua prima pratica applicazione proprio durante le campagne elettorali di Emiliano, sia quando si è presentato candidato alla carica di sindaco di Bari (nel 2004 e nel 2009) che ultimamente, nel 2015, per la carica di governatore della Puglia. Una strategia ed un nuovo modo di fare politica, quelli adottati da Emiliano, che sono stati messi in atto con largo anticipo rispetto ai propositi ed ai progetti attuati dal neo eletto  presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, nel corso della sua recente campagna elettorale per la conquista dell’Eliseo. Sostanzialmente la corrente politica messa su da Emiliano all’interno del Pd – secondo qualcuno – dovrebbe rappresentare il tramonto delle ideologie ed il trionfo del pragmatismo riempito di tensioni civili, quali la giustizia sociale, la tutela dei diritti e dell’ambiente ed altri temi, tutti cari però alla vecchia e superata tradizione delle ideologie. Diversamente, infatti, non si capirebbe – a detta dello stesso -  a cosa sono ancorate tale tensioni e, soprattutto, da quali principi ideali sarebbe supportata la visione progettuale che Emiliano vuole attuare con il suo neo nato “soggetto” di Fronte democratico. Quindi, in definitiva, il governatore pugliese verosimilmente punterebbe a fare della sua corrente una sorta di motore interno al Pd di Renzi per aprire il partito ad un bacino elettorale che non sia più solo quello consolidato e tradizionale del centrosinistra classico, ma che possa anche catturare face di elettori attratti dalla sua teoria basata sulla contingenza e restia agli steccati ideologici. Riuscirà Emiliano nel suo progetto? Un progetto che – a giudizio di chi ha lunga esperienza e competenza in campo politico – “si basa sul disordine per creare un nuovo ordine”, ma le cui fondamenta potrebbero ben presto rivelarsi troppo labili, poiché il cemento su cui poggia, ed ha poggiato finora, è quello del “potere per il potere” (il noto concetto di morotea memoria) e non dei “valori” condivi. Infatti, come hanno dimostrato gli eventi degli ultimi decenni, le stagioni ed i leader politici nati unicamente sulla gestione del “potere” si sono rivelati effimeri rispetto a quelli che affondavano le loro radici nell’idealismo e sui “valori”. Ora, però, come anche le recenti elezioni presidenziali francesi hanno dimostrato, è il tempo dell’effimero dove le politiche alla Macron potrebbero avere non poche possibilità di successo. E, dalle nostre parti, Emiliano ha già dimostrato di saper essere non imitatore ma maestro di Macron. Quindi, non gli resta che estendere il modello in campo nazionale. E per questo, evidentemente, ha fondato “Fronte democratico”. Oltre che, ovviamente, per tentare di fare concorrenza a Renzi  nel Pd.     

 

 

 Giuseppe Palella

(19 Mag 2017) - Articolo letto 358 volte

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