Quotidiano di Bari

Il sostegno Ue alla Tunisia a discapito dell'olivicoltura pugliese

Disco verde all’importazione senza dazio di ulteriori 35mila tonnellate di olio d’oliva

 

Dall’Unione europea c’è disco verde ormai all’importazione senza dazio di ulteriori 35mila tonnellate di olio d’oliva in territorio comunitario. Infatti, dopo il precedente pare favorevole della Commissione agricoltura di Bruxelles, ora anche la Commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo ha dato il via libera all’importazione a dazio zero di olio d’oliva tunisino. L’iter procedurale per il via libera definitivo all’importazione nei prossimi 24 mesi di olio d’oliva dal Paese nordafricano sarà perfezionato entro marzo prossimo con il voto dell’Aula parlamentare dell’Ue, che a questo punto dovrebbe essere quasi sicuramente favorevole all’ingresso in Europa dell’ulteriore quantitativo innanzi citato, oltre quello di circa 57mila tonnellate già previsto da una precedente convenzione tra Ue e governo tunisino. Una decisione, quella assunta lunedì scorso dalla Commissione Inta del Parlamento europeo che verosimilmente in Europa inciderà in maniera assai negativa per l’Italia che risulta il secondo Paese al mondo per quantità di olio extra vergine di oliva prodotto, ma primo per qualità. Senza considerare, poi, che tale decisione capita dopo una annata olivicola (quella tutt’ora in corso) che per l’Italia, a differenza di altri Paesi europei produttori di olio d’oliva, come Grecia e Spagna, è risultata particolarmente abbondante. Per cui le conseguenze negative nel comparto olivicolo ed oleario italiano nei prossimi due anni potrebbero essere notevoli, specialmente per i produttori di olive e di olio pugliesi, che in tale contesto saranno sicuramente i più danneggiati, essendo – come è noto - la Puglia prima regione italiana e mondiale per quantità e qualità di produzione nel settore. La misura votata lunedì scorso nella Commissione Inta di Bruxelles è stata presentata con il visto della “emergenza”, a seguito della grave crisi economica in cui versa il frontaliero Paese nordafricano ed è stata detta dalla necessità di intervenire da parte della Ue a sostegno della Tunisia con provvedimenti che possono dare un concreto sostegno all’economia di quel Paese. La relatrice del provvedimento in Commissione commercio della Ue, Marielle de Samez (Alde, Francia), ha dichiarato che il voto favorevole all’incremento delle importazione di olio d’oliva dalla Tunisia “dà il segnale che l’Unione europea si pone al fianco dei tunisini”. Però, il presidente di “Confagricoltura Puglia”, Donato Rossi, in una nota giustamente si chiede: “A questo punto ci poniamo il problema di capire chi sia al fianco dei produttori olivicoli italiani, visto che la proposta è passata anche grazie al voto favorevole di alcuni eurodeputati italiani”. Infatti, come pure denunciato dall’europarlamentare Ignazio Corrao (M5S), nel corso dei lavori in Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo la decisione di approvare l’importazione senza dazi di una quota annua di 35.000 tonnellate di olio d’oliva dalla Tunisia è passata anche grazie al voto favorevole dato dai due parlamentari italiani del Pd, Alessia Mosca e Goffredo Bettini, oltre che a quello dei gruppi del Ppe, S&D e Alde. Notizia, quest’ultima, che è stata commentata negativamente da un altro esponente del M5S, il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, che ha infatti affermato: “Si tratta di misure che oltre a danneggiare le produzioni degli Stati membri e della Puglia in particolare, come nel caso delle sanzioni imposte alla Russia a seguito della crisi con l’Ucraina, non consentono la rimozione delle cause strutturali della disoccupazione e non favoriscono programmi di sviluppo endogeno nei Paesi beneficiari”. E, continuando, ha ricordato: “Una vicenda che abbiamo portato in Commissione agricoltura alla Camera già lo scorso settembre, con una risoluzione che chiedeva di bloccare questa scellerata decisione e di sollecitare l’applicazione dell’accordo euro-mediterraneo di associazione, che prevede finanziamenti destinati a sostenere progetti di formazione per l’occupazione di giovani nel settore agricolo, in particolare olivicolo”. “Al contempo – ha continuato L’Abbate – non comprendiamo cosa serve avere parlamentari europei del Pd in Unione europea se le decisioni prese devono poi ripercuotersi negativamente ed in maniera drammatica sugli agricoltori della nostra regione, protagonista internazionale assoluta con l’8% dell’olio extravergine di oliva prodotto nel mondo”, rilevando inoltre con chiaro intento ironico che “ tra costoro c’è anche chi si vanta di ricoprire cariche di alta levatura proprio in ambito agricolo: incredibile!”.Ed il rappresentante pugliese del M5S a Montecitorio ha poi concluso con una considerazione:“Questa votazione europea, peraltro fa ben comprendere il perché il Piano Olivicolo Nazionale, dopo l’approvazione della legge 51/2015, giaccia nei cassetti del ministro Maurizio Martina: il futuro e il progresso dell’olivicoltura italiana e pugliese non sembrano interessare al Pd”.  A preoccuparsi delle conseguenze negative che la scelta di lunedì scorso della Commissione commercio della Ue potrà arrecare al comparto olivicolo ed oleario italiano c’è anche la “Coldiretti Puglia”  che attraverso il presidente Gianni Cantele ha denunciato: “E’ inaccettabile la proposta dell'esecutivo Ue per un accesso temporaneo supplementare sul mercato europeo di olio d'oliva tunisino a dazio zero, oltre alle 56.700 attuali che già hanno fatto aumentare del 734 per cento le importazioni nel 2015 e porterebbe nel 2016 ad un + 1248% l’import di olio dal paese extracomunitario in soli due anni”, eccependo che: “In attesa che il dossier arrivi alla plenaria dell'Europarlamento entro marzo, il pressing del governo italiano deve essere incessante. Anche perché l’importazione riguarderebbe tutti i tipi di olio di oliva tunisino per cui non devono essere rispettati i requisiti ambientali e fitosanitari rigidi cui i prodotti europei devono attenersi, immettendo sul mercato italiano prodotto di discutibile qualità e sicurezza alimentare, oltre a creare una evidente quanto sleale e concorrenza”. In definitiva, secondo alcuni addetti ai lavori, è alquanto strano il comportamento della Ue “non soltanto in capo finanziario e rispetto di taluni parametri di bilancio” dei diversi stati che compongono l’Unione, ma anche in campo commerciale talune misure, come ad esempio quella   che autorizzare l’invasione del mercato europeo con olio d’oliva extra comunitario, sono alquanto singolari ed anomale. Infatti, sostengono gli stessi addetti, quando si tratta di intervenire per dare segnali di solidarietà e sostegno a Paesi extra europei, come la Tunisia, non ci si pensa due volte se l’intervento da adottare danneggia l’economia italiana, in particolare il comparto olivicolo ed oleario nazionale, quando invece a rischio di danneggiamento sono le produzioni agroalimentari di altri Paesi dell’Unione (vedi Germania, Francia ed Olanda per il latte ed altri derivati del settore), allora le valutazioni e le misure da adottare sono ben altre. Ma se ciò è vero, allora anche in questo campo l’Italia rischia effettivamente di essere considerata come la “Cenarentola” d’Europa.   

 

Giuseppe Palella

(27 Gen 2016) - Articolo letto 550 volte

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