Quotidiano di Bari

Aprile 1945: “la Liberazione” e quel segreto nascosto da 70 anni

Alla Fondazione Tatarella la proiezione del film “Il segreto d’Italia”

Sono trascorsi 72 anni da quelle sanguinose giornate della guerra civile italiana, una pagina controversa della storia del nostro Paese dalla quale continuano ad emergere diverse vicende poco chiare, o del tutto sconosciute, all’opinione pubblica. C’è da dire che il malcostume di nascondere le verità scomode per affermarsi dal punto di vista del consenso popolare, è stata una prassi ben consolidata da molti partiti e movimenti politici in auge nel secondo dopoguerra, i cui leaders avevano militato nelle bande partigiane o avevano collaborato con gli anglo-americani. Dal punto di vista giuridico molte delle pene per gli efferati crimini di guerra commessi dai partigiani furono condonate nel 1946 col provvedimento dell’allora Ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti, già dirigente del Partito Comunista Italiano e membro del Comintern (organizzazione internazionale dei partiti comunisti). Dal punto di vista storico invece, colpa dell’egemonia culturale di sinistra e di una destra incapace di imporsi nella cosiddetta ‘guerra della parole’, le vicende di sangue a cui furono legati gli anti-fascisti del CLN e delle brigate clandestine partigiane, non solo non sono mai state citate nei libri di storia ma tutt’oggi vengono ancora coperte o  negate  se qualcuno prova a tirarle fuori dai meandri dell’oblio in cui sono state, volontariamente, relegate. E’ il caso del regista Antonello Belluco e del suo film “Il segreto d’Italia”, uscito nel 2014, boicottato dall’ANPI con l’accusa di ‘reviosinismo’ e censurato dai cinema italiani che non lo hanno proiettato nelle sale. Il film (premiato nel 2015 come Miglior Film Straniero alla 30^ edizione del Fort Lauderdale International Film Festival di Miami) altro non è che la narrazione di uno degli eccidi perpetuati dalla 28^ brigata Garibaldi ‘Mario Gordini’ ai danni della popolazione di Codevigo, un paese della provincia di Padova, avvenuto tra aprile e giugno del 1945. Nella strage morirono 235 persone tra militari e civili (di cui solo per 114 è stato possibile accertarne le generalità)  accusati di essere fascisti o presunti tali quindi trucidati per vendetta e odio politico, previo giudizio sommario, dopo diverse sevizie e pestaggi. Ma chi comandava la 28^ brigata? Il comandante partigiano”Bulow” si chiamava Arrigo Boldrini, trasformatosi nel dopoguerra da sanguinario a politico eletto per diverse legislature(dal 1945 al 1994): fu membro dell’Assemblea Costituente e parlamentare nelle fila del Partito Comunista Italiano prima alla Camera e poi al Senato. Durante la Resistenza fu insignito dagli Anglo-Americani della Medaglia d’Oro al Valor Militare: nella motivazione si legge ”[…] Benché violentemente attaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. […]”. Anche qui la creazione del mito e della Medaglia d’Oro merita un cenno chiarificatore: nel libro di Gianfranco Stella “I grandi killer della Liberazione” viene riportata la testimonianza del Patriota (nella scala del resistenzialismo questa qualifica viene dopo quella di partigiano) dottor Aurelio Zangaglia, medico di Mandriole, che in una dichiarazione, rilasciata all’autore, raccontò:”[…]La sera del 6 dicembre 1944 mi trovavo insieme al Capitan Bulow e al partigiano Molignoni sull’argine del Rivalone da dove si udivano colpi di artiglieria minacciosamente vicini, finché uno di questi non scoppiò sull’acqua a pochi metri da noi. In quello stesso istante si sentì Boldrini gridare accasciandosi:<<Mi hanno colpito, guardate come muore un partigiano!>>. Lo soccorsi subito e postici al riparo lo visitai ma cercando non sono stato capace di trovargli alcuna ferita. In realtà il boato dell’esplosione,il getto d’acqua fredda, la tensione, giocarono un ruolo non indifferente su Capitan Bulow che ripresosi  -concluse il dottor Zangaglia- si sentì un po’ mortificato per aver tentato di fare la parte dell’eroe […]”. Ma il Capitan Boldrini non è l’unico partigiano ad aver fatto “carriera” nel dopoguerra; un altro personaggio distintosi come collaboratore dei partigiani jugoslavi esecutori degli eccidi perpetuati a danno degli italiani nelle Foibe -Sandro Pertini- divenne il settimo Presidente della Repubblica italiana. Eppure la Resistenza è un dogma che in nessun modo può essere messo in discussione, nonostante le testimonianze, le ricerche storiche di qualche autore coraggioso e i documenti che dagli Archivi di Stato raccontano altre verità sui crimini di questi ‘liberatori’. Per non parlare della sentenza n. 747 del 26 aprile 1954 del Supremo Tribunale Militare che così determina “[…]Il carattere di Non Belligeranza dei Partigiani in quanto non portavano distintivi riconoscibili a distanza né erano assoggettati alla legge penale militare e al diritto internazionale […]” Di queste ed altre verità storiche sulla ‘Liberazione’ si parlerà questo pomeriggio a partire dalle ore 17.00 presso la Fondazione Tatarella di Bari dove sarà proiettato il film “Il segreto d’Italia”. Ingresso libero.

Maria Giovanna Depalma

(21 Apr 2017) - Articolo letto 632 volte

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