Quotidiano di Bari

Diorama pasquale, l’arte a rischio

La riproduzione in scala di alcune scene della Passione comincia a non essere più fenomeno isolato

I diorami sono riproduzioni in scala ridotta di ambienti di vario genere. Vi fanno ricorso architetti, ingegneri, fermodellisti, curatori museali, praticanti di giochi di ruolo... e fedeli (si pensi ai presepi). A quest’ultimo proposito sta emergendo una singolare novità : il diorama pasquale. Rispetto a quello natalizio il ‘plastico’ di Pasqua presenta una possibilità di rappresentazione moltiplicata per centinaia di volte. Il presepe infatti si riduce alla sola riproduzione della Natività, al più inserita in un contesto allargato di montagne, stagni, ruscelli, case, botteghe, gente a zonzo, animali vaganti... Il diorama pasquale, invece, si presta a tutte le scene che il tradizionale itinerario della Passione suggerisce. Per cui si può andare oltre i canonici quattordici quadri della Via Crucis (che possono diventare quindici riproducendo  pure la Resurrezione) se si considerano le scene dell’Ultima Cena, la cattura, l’incontro con Erode, quello con Pilato, la flagellazione, il prefetto romano che si lava le mani... Attenzione però,  se un presepe si arrangia sempre, col diorama pasquale non si scherza : o lo si costruisce badando al minino dettaglio (e senza badare a spese), oppure è meglio lasciar stare. Il primo ostacolo è la materia prima. Sotto Natale pastori, Bambinelli, angeli, Magi e pecorelle si trovano a profusione, anche sulle bancarelle e a costo vile. Al contrario, sotto Pasqua la statuina di un soldato romano, di un apostolo o di Cristo sotto il peso della croce le trovi solo nei negozi di articoli religiosi. E che prezzi. Non basta : L’industria può sfornare tutte le Grotte della Natività che si vuole, non (almeno per ora) l’orto del Getsemani, il Cenacolo, il palazzo di Erode, quello di Pilato... Per quelle ‘locations’ il fedele devi metterci del suo, deve inventare, mettere mano, dedicarsi... e ancora spendere. Una cosa non da tutti. La soluzione più pratica è rivolgersi ad un appassionato di queste cose e disposto a mettere sul mercato i propri pezzi. Ma quanti sono disposti a prosciugare il portafogli? Il diorama pasquale è fenomeno relativamente recente, eppure circolano già dei capolavori. Parliamo di pezzi unici, inseriti in cataloghi, quotati migliaia di euro, persino premiati (dove sta scritto che si debba premiare solo il presepe più bello?). Diverrà tendenza il diorama pasquale? Preferiremmo di no e per una questione di qualità. Perché ciò vorrebbe dire, prima o poi, spalancare la strada a riproduzioni in plastica e in milioni di esemplari di Orti, Cenacoli, Flagellazioni... E attenzione al diorama pasquale ‘a puntate’, quello che si assembla fascicolo dopo fascicolo recandosi per mesi dal giornalaio a comprare ora il tavolo dell’ultima cena, ora la statuina del fariseo ingiuriante, poi l’asinello sul quale Gesù fa ingresso a Gerusalemme, quindi l’ulivo del Getsemani, la ghiaia della Via Crucis... Dopo la banalità natalizia, ci venga almeno risparmiata quella pasquale.

 

Italo Interesse

 

 

(13 Apr 2017) - Articolo letto 209 volte

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