Quotidiano di Bari

Il nome di Emiliano in forse sulla scheda delle primarie in Liguria e Lombardia

Anche il neo presidente dell'Anm, Eugenio Albamonte, così come il suo predecessore, non vede di buon occhio i magistrati in politica

Il nome di Emiliano in forse sulla scheda delle primarie in Liguria e Lombardia

 

La candidatura a segretario nazionale del Partito democratico di Michele Emiliano rischia di diventare più un “caso” d’interesse per l’Ordine giudiziario che per il mondo della politica ed in particolare per il Pd. Infatti, se per l’ex Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, ora presidente del Senato, come affermato di recente a Bari, i magistrati hanno diritto di partecipare alla vita politica come tutti gli altri cittadini, e quindi evidentemente anche alla vita di partito, per il neo presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), Eugenio Albamonte, è invece necessario che gli esponenti dell’Ordine giudiziario, pur partecipando a cariche istituzionali elettive, restino comunque fuori dall’agone di partito. E questo è, in sintesi, quanto dichiarato da Albamonte in un servizio apparso ultimamente su un noto quotidiano nazionale. Infatti, il neo presidente dell’Anm, in perfetta continuità con quanto sosteneva sull’argomento il suo predecessore, ha affermato: “Penso che la categoria dei magistrati abbia il dovere di sentirsi un’eccellenza del nostro Paese ma da capo dell’Anm non posso che registrare che la percezione negativa esiste ed é giusto farci i conti”. Quindi, si chiede Albamonte: “Come si risolve? Come si riacquista credibilità?” e si da pure le risposte: “Rimanendo ancorati ai fatti. Rinunciando alle pretese di generalizzazione”. Ed aggiunge: “Non nego che a volte ci sia un eccesso di sovraesposizione. Bisogna avere la capacità di scegliere le giuste sedi in cui un pm o un giudice può dare il suo contributo. Il magistrato non deve solo essere terzo ma deve anche apparire tale”. Ma il neo capo dell’Anm si spinge anche oltre con il suo punto di vista e spiega: “Ci sono modi e modi di fare politica. C’è la possibilità di concorrere per le cariche elettive alla Camera e al Senato. E poi c’è la possibilità di concorrere alla politica locale. Sul secondo punto, sinceramente, vedo il rischio di una opacizzazione dell’immagine del magistrato: il fatto di avere a che fare con spese, bilanci, modifiche di piani regolatori può creare ambiguità e non capisco i magistrati che si candidano a fare i sindaci o i governatori di regione. Sul primo punto, invece, fissando i giusti paletti, credo non ci sia nulla di male”. Come dire, va bene per un magistrato che si candidi e faccia il parlamentare. Però, per un magistrato che si candidi per fare il sindaco o il presidente di Regione, ovvero si cimenti a fare l’amministratore pubblico, la cosa è alquanto riduttiva, perché crea troppe ambiguità quando chi, da interprete e garante della legge, deve anche svolgere il ruolo di attuatore della stessa nella veste nella duplice veste anche di amministratore pubblico. Ma Albamonte è ancor più drastico sulla questione quando, nello stesso servizio giornalistico, fa riferimento al caso del governatore pugliese che, dopo essere stato per circa un decennio sia segretario che presidente del Pd pugliese, ora si è anche candidato alla guida nazionale del suo partito. Infatti, il neo presidente dell’Anm a tal proposito ha osservato: “Il caso Emiliano  dice che a 25 anni da Tangentopoli un magistrato si candida a guidare il più grande partito d’Italia. Devo dire che questo è un fatto inedito, 
anomalo. E’ una cosa grave che crea un cortocircuito. Noi abbiamo una norma che prevede tassativamente il divieto di iscrizione di un magistrato a un partito politico e, a meno che  un partito non preveda che il proprio leader sia un non iscritto, il divieto di iscrizione a partiti politici dovrebbe essere tassativo”. E mentre sul fronte dei magistrati c’è chi come il neo presidente dell’Anm non vede di buon occhio la presenza di un collega, sia pur in aspettativa, alla guida di un partito politico, su quello interno del Pd c’è invece chi si preoccupa per le sorti della candidatura di Emiliano alle primarie di fine Aprile per l’individuazione del prossimo segretario. Infatti, secondo la commissione congressuale, il nome di Emiliano non dovrebbe comparire sulla scheda delle primarie in Liguria ed in Lombardia, perché la mozione che fa capo al Presidente della Puglia in queste due regioni non avrebbe ottenutole le firme necessarie per presentare la candidatura alla segreteria del promotore della stessa. Circostanza, questa, smentita invece dal deputo pugliese Francesco Boccia del Pd, che di tale mozione è uno dei principali sostenitori. Infatti, ha dichiarato Boccia: “Le firme per Emiliano ci sono: in Liguria in tutti i collegi, in Lombardia in più della metà. Non mi pare ci sia nessun organo ufficiale del partito che comunichi l’esclusione, ma solo notizie diffuse ad arte che riteniamo infondate”. Comunque, ha precisato lo stesso Boccia: “la decisione è delle commissioni regionali, se e quando ci verrà notificata noi faremo appello”. Ed ha poi commentato: “Non far trovare il nome di Emiliano sulla scheda in Lombardia e Liguria sarebbe un errore per tutti. Confido nella sensibilità politica di tutti perché il congresso serve a fare più forte il Pd facendo partecipare il più alto numero di persone ai gazebo”. E da ultimo Boccia ha rivolto pure un appello “alla saggezza del presidente della commissione nazionale congresso, Roberto Montanari, ed eventualmente all’ordine di garanzia presieduto da Gianni Dal Moro”, affinché il nome di Emiliano non resti escluso dalle schede di Liguria e Lombardia, se non altro anche per una forma di rispetto nei confronti del 21mila iscritti al Pd che lo hanno già votato nelle assemblee congressuali di circoli. Un’opportuna deroga per Emiliano l’ha chiesta anche Gianni Cuperlo, che non figura tra i sostenitori della mozione del governatore pugliese, ma che ha tra l’altro affermato: “Offrire agli elettori del Pd le tre opzioni e farlo comunque nel rispetto delle regole sulla
ripartizione dei seggi (che vengono assegnati alle liste) può favorire una presenza più motivata e ampia ai gazebo”. Infatti, ha concluso Cuperlo: “Abbiamo tutto l’interesse a fare del 30 aprile una bella festa della democrazia. Quindi rispetto delle regole certo, assieme a una giusta dose di apertura e buon senso”. Dello stesso avviso è Andrea Orlando, che è, insieme ad Emiliano e Matteo Renzi, nella terna di nomi in corsa alle primarie per la segreteria del Pd. Infatti, il ministro della Giustizia ha dichiarato: “Non conosco bene la vicenda, so che i miei rappresentanti in Commissione hanno cercato una mediazione per assicurare la presenza di Emiliano”. Più intransigente, invece, la posizione del renziano Matteo Orfini, che, interpellato telefonicamente sulla questione, ha commentato: “è una scelta che spetta, a norma di regolamento, alla commissione per il congresso, una scelta sulla quale non ho voce in capitolo come giusto che sia: la commissione l’ha valutata e d’altra parte ci sono anche margini molto relativi, perché ci si muove nell’ambito delle regole”.  Ed il reggente del Pd dopo le dimissioni di Renzi, a chi gli ha fatto presente che Boccia ha pure invitato a non rendere il congresso una questione burocratica, come ebbe a dichiarare proprio l’ex premier Renzi in occasione del precedente congresso del 2013, ha seccamente replicato: “Il rispetto delle regole non é mai un fatto solo burocratico ma di sostanza”. In altri termini, Emiliano per essere presente alle primarie in Lombardia e Liguria dovrebbe confidare non tanto in una deroga o nel buon senso di chi non lo vorrebbe ammettere in quelle due regioni per motivi di sostanza delle regole, ma forse esclusivamente nella benevolenza di costoro. Insomma, quasi una sorta di concessione per un “diritto di tribuna” che, stante alle regole, non gli spetterebbe in entrambe quelle regioni. Ma sarà poi realmente così? Oppure è interesse anche degli sfidanti di Emiliano a non perderlo per strada prima che si celebrino le primarie? Infatti, il rischio concreto, per chi ritiene forse di essere già il vincitore nel Pd, è che a fornire anticipatamente ad Emiliano ed ai “suoi” il possibile alibi per un “addio” al partito possano essere proprio coloro che verosimilmente pensano già di averlo sconfitto prima del prossimo 30 Aprile. Ma ciò non denota anche qualche celata paura?     

 

Giuseppe Palella

(14 Apr 2017) - Articolo letto 335 volte

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