Quotidiano di Bari

Multiutiliy privata e quotata in borsa? Rischio affari anche in AQP

Dopo mesi di pressioni, si apre finalmente il tavolo sulla ripubblicizzazione dell’acqua

Multiutiliy privata e quotata in borsa? Rischio affari anche in AQP

Ente Autonomo Acquedotto Pugliese e trasparenza, un rapporto a dir poco complicato. “Siamo soddisfatti che, dopo mesi di pressione, il tavolo tecnico paritetico è stato finalmente istituito. Ora bisogna che la Regione Puglia lo convochi immediatamente, soprattutto alla luce di quanto emerso in audizione, visto che a giugno l'autorità idrica pugliese deve definire le modalità di affidamento del servizio idrico integrato. Il dottor Venneri ha parlato di convocazione del tavolo entro sette giorni. Vigileremo perché questo termine sia realmente rispettato". Come premessa non è breve però, almeno loro, sono assolutamente chiari e trasparenti, i consiglieri Cinquestelle Antonella Laricchia, Gianluca Bozzetti e Marco Galante dopo le audizioni in IV Commissione consiliare sul futuro di Acquedotto Pugliese e sull'acqua pubblica. “La trasformazione in un’azienda speciale, di diritto pubblico, per la gestione del servizio idrico integrato è prioritaria - continuano i pentastellati - così come deciso dal voto di milioni di italiani al referendum del 2011. Durante l’audizione abbiamo anche evidenziato un problema di trasparenza in AqP visto che chiediamo da tempo i verbali dei Cda, il piano strategico di Bain & Company e di sviluppo del personale, ma finora abbiamo ottenuto in cambio solo risposte evasive. E da dicembre non abbiamo ricevuto ancora nulla. Infine, il Presidente ha annunciato la volontà di voler proseguire con due delle quattro assunzioni dirigenziali di cui alla nostra interrogazione. Ci auguriamo che la Giunta non proceda con la loro ratifica prima di aver risposto ai nostri dubbi sulla violazione delle disposizioni previste dal decreto Madia”. Su un bene prezioso come l’acqua, quindi, occhi daccapo puntati sull'iter per la ripubblicizzazione dell'Ente di via Cognetti, per cui non sono ammessi altri ritardi. In ballo interessi che fanno gola a molti, come sanno bene l’assessore regionale Gianni Giannini e il capo dell’esecutivo regionale Emiliano, troppo indietro rispetto all’impegno preso l’anno scorso - precisamente il 1° agosto 2016 - quando il Consiglio, all’unanimità, aveva approvato la mozione del Movimento 5Stelle. Una mozione che chiedeva, appunto, l’istituzione d’un tavolo tecnico paritetico composto dalle istituzioni e da attivisti del Forum dell’Acqua Pubblica per ipotizzare il futuro dell’Acquedotto Pugliese, rispettoso dell’esito del Referendum 2011. “Non possiamo lasciar trascorrere altro tempo – tagliava corto la consigliera Antonella Laricchia - prima di avviare un processo partecipato per dare seguito al risultato del referendum di cinque anni fa, con cui i cittadini pugliesi hanno espresso la volontà di abrogare le leggi per la privatizzazione dell'acqua e quindi ripubblicizzare il nostro Acquedotto Pugliese. Anche in aula – ha rammentato la consigliera - abbiamo ribadito al presidente Emiliano la nostra intenzione di ridar voce al tavolo composto dalle istituzioni e da attivisti del Forum dell’Acqua Pubblica a cui la Regione potrebbe far intervenire il professor Alberto Lucarelli, l’unica persona in Italia ad aver concluso con successo la pubblicizzazione di un ente dell’acqua come l’ARIN Spa di Napoli trasformato nell’ente pubblico Acqua bene comune Napoli. Non possiamo più attendere oltre - conclude -  Siamo certi che le nostre richieste non saranno disattese>>. Intanto, però, tutto tace su questo fronte della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, e quindi della tutela dell’acqua pubblica come diritto inalienabile. Anche perché - bisogna ancora ricordare - che proprio un anno fa il comitato pugliese “Acqua Bene Comune” ha incontrato Michele Emiliano per un confronto sulla Legge nazionale sull‘Acqua e sullo “status” di AQP. Il governatore definì l’acqua “bene comune pubblico” ed ebbe a dire che “il servizio idrico deve essere privo di rilevanza economica, e gestito da un ente di diritto pubblico con la più ampia partecipazione della cittadinanza nella gestione e nel controllo”. Evidenziando perfino che “è fondamentale che la politica riacquisti la sovranità del governo dell’acqua, unico modo per garantire il diritto umano all’acqua potabile sancito dalla Risoluzione dell’ONU del 28 luglio 2010”. Insomma, appena dodici mesi or sono Emiliano non si lasciò sfuggire l’occasione per garantire l’istituzione di un tavolo tecnico istituzionale teso a considerare le modalità più efficaci per assicurare il rispetto dei principi referendari. Un’altra promessa a vuoto? Non sarà mica perché sotto c’è qualcos’altro, tipo la trasformazione di Aqp in una ‘multiutility’ con capitale privato e quotata in borsa (con relativo incarico di consulenza strategica per l’espansione delle attività di AQP per 130mila euro), mentre c’era chi aveva promesso di velocizzare i lavori e riaprire il dibattito nell’Aula di via Capruzzi, chiedendo un’audizione per ascoltare i comitati di difesa dell’acqua pubblica, l’assessore al ramo e il presidente Emiliano che dovevano già allora dare risposte chiare ai pugliesi. Invece sono trascorse ben tre stagioni e la ripubblicizzazione dell’acqua è passata di mente a tutti, per cui il bene più prezioso per l’uomo dovrà restare rigorosamente pubblica, slegata da logiche di profitto. “Repetita iuvant”: Emiliano e la sua giunta non possono, specialmente in questo momento storico per la Puglia e non solo, prendersi il lusso di essere demagogici su una risorsa di tale importanza.

 

 Francesco De Martino

(06 Apr 2017) - Articolo letto 296 volte

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