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Che spreco di denaro pubblico quei “segnalimiti” su viale Europa

Strade extraurbane su cui la segnaletica è insufficiente ed altre, invece, su cui abbonda più del necessario, se non in modo addirittura inutile. Ed è questo forse il caso dei “segnalimiti” installati su ambo i lati della strada (verosimilmente comunale) che dal quartier San Paolo di Bari conduce all’aeroporto “Karol Wojtyla”, in zona Palese Macchie. Per l’esattezza, il tratto in questione è quello di viale Europa compreso tra l’incrocio semaforizzato che conduce alla caserma della Polizia di Stato, all’altezza del quartier San Paolo, con il rondò della stessa via con la ex strada provinciale n. 159 (ora di competenza della “Città metropolitana”) per Bitonto, all’altezza dell’Hotel “Parco dei Principi”. Un tratto esteso poco più di un paio di chilometri, su cui è tra l’altro presente l’ingresso alla cittadella della Finanza e quello di una stazione della Ferrotranviaria, oltre all’intersezione con la via che conduce al Cara, il noto Centro barese di assistenza ed identificazione degli immigrati. Ed è proprio percorrendo questo tratto di viale Europa che un cittadino, particolarmente esperto di segnaletica stradale, si è accorto del posizionamento in sequenza su entrambi i lati , a distanza di circa una ventina di metri uno dall’altro, dei “segnalimiti”. Ossia di una particolare segnaletica stradale complementare (paletti in plastica bianca di circa 70/80 cm di altezza, a sezione triangolare, con estremità a fondo nero e rifrangenti bianco-rossi indicativi del senso di marcia) che, sia per il modo in cui sono stati installati che per la loro presenza su detto tratto stradale, sarebbero – secondo lo stesso osservatore – del tutto inutili. Infatti, ha esclamato questo cittadino esperto in materia: “Un vero spreco di denaro pubblico quei ‘segnalimiti’ su quel tratto di viale Europa!”, spiegando in primis che “tale segnaletica complementare si rende necessaria a delimitare i margini della carreggiata stradale lungo vie extraurbane, quando si è in presenza di tratti particolarmente pericolosi e privi di illuminazione”. E, continuando, rileva: “Non mi pare sia questo il caso”. Infatti, il tratto in questione di viale Europa, oltre ad essere dotato di illuminazione, è anche in gran parte delimitato dalla presenza di marciapiede su entrambi i lati. E lì dove non esiste il marciapiede, ovvero la parte di strada che attraversa con un ponte il torrente Tiflis (nei pressi della masseria Caggiano), è per giunta delimitata da ‘guard-rails’ di protezione laterale”. Per cui, si chiede ironicamente l’esperto cittadino: “A che servono i segnalimiti lungo questo tratto di strada?” Però, ciò che è ancor più paradossale è che i segnalimiti lungo questo tratto, proprio per la presenza del marciapiede, sono stati collocati al di là del cordolo per i pedoni, su proprietà privata, in quanto posizionati all’interno del confine dei suoli che si affacciano lungo detta strada. Anzi, molti di questi “paletti” segnaletici risultano addirittura al di là dei muretti a secco che delimitano l’affaccio dei suoli su viale Europa. E questo – a detta sempre dello stesso osservatore – denoterebbe un vero e proprio dilettantismo professionale sia di coloro che hanno curato la messa in opera dei predetti segnalimiti, sia dei tecnici dell’Ente committente. E, quindi, che ha pagato i costi di tale inutile installazione. Adempimento, questo, che potrebbe essere avvenuto a carico del Comune di Bari trattandosi di strada urbana. Ma che potrebbe anche essere stato della “Città metropolitana”, se quel tratto fosse invece da considerare come extra urbano. E, quindi, come prolungamento della ex provinciale n. 159 per Bitonto. Sta di fatto che, a prescindere di chi sia l’effettivo Ente committente dell’installazione di quei segnalimiti, il loro costo – sempre secondo l’esperto di segnaletica – “è stata una spesa sprecata, perché inutile ai fini della sicurezza stradale”. E cio sia per la ragione innanzi chiarita che, soprattutto, per la loro irregolare collocazione addirittura al di là del recinto a secco delimitante i suoli che insistono su viale Europa. Situazione, quest’ultima, che – fa notare sempre lo stesso cittadino – non solo rende inefficace la segnaletica complementare ai fini di una eventuale maggior sicurezza lungo detta strada, ma è anche a rischio la presenza stessa di tali segnali che, in caso di incendio delle sterpaglie secche esistenti nei poderi privati in cui sono stati collocati i segnalimiti, questi sarebbero inesorabilmente distrutti dalle fiamme, perché sono di materiale plastico. Quindi, in tale malaugurata ipotesi, all’inutilità della spesa si aggiungerebbe anche la beffa di una possibile e facile distruzione o danneggiamento involontario. Insomma, quei segnalimiti su viale Europa – a sentire questo esperto cittadino – sarebbero stati un investimento utile più alla ditta che ha realizzato la loro collocazione che all’Ente pubblico proprietario della strada, che dovrebbe averli fatti installare per paventate e quantomeno discutibili ragioni di sicurezza stradale. Infatti, a ben guardare il costo di ciascuno di questi paletti-segnaletici, che si aggira mediamente intono ai 20 Euro a pezzo, oltre il costo della manodopera si sistemazione, non sarebbe cosa da poco se si considera, poi, che ci sono alcune strade locali, anche non lontane da quella in questione, dove la segnaletica stradale è carente o addirittura inesistente. Anzi, – fa notare inoltre lo stesso cittadino critico per l’istallazione dei segnalimiti – financo sullo stesso tratto di viale Europa, in corrispondenza di alcuni “guard rails” mancano le gemme rifrangenti, indispensabili per una miglior segnalazione nelle ore serali e notturne della presenza di tali barriere delimitative del margine stradale. “Ma probabilmente – ha sardonicamente commentato questo stesso cittadino a conclusione del suo ragionamento – le gemme rifrangenti, diversamente dai segnalimiti, non erano in sovrabbondanza al momento dei lavori di segnaletica, per la messa in sicurezza di viale Europa”. Un’ipotesi, questa, che per le evidenze accennate non sarebbe affatto peregrina.    

 

Giuseppe Palella

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