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Emergenza siccità, Confagricoltura chiede lo stato di calamità

A chiedere la dichiarazione dello stato di calamità in Puglia a seguito della siccità e del caldo africano di queste ultime settimane, è la Sezione ionica di Confagricoltura che in una nota rileva ed invoca: “Campi a secco e aziende in ginocchio: la Regione Puglia chieda lo stato di calamita”, sottolineando che a soffrire il caldo africano degli ultimi giorni sono i comparti principali dell’agricoltura ionica: uva da tavola e da vino, ortofrutta, olivicoltura e zootecnia. Ma queste sono anche tra le principali produzione agricole pugliesi, per cui la richiesta di Confagricoltura della provincia di Tarando è estendibile all’intera regione. “E’ in atto una vera e propria emergenza”, ha spiegato nel comunicato di Confagricoltura ionica il presidente Luca Lazzàro, richiedendo una risposta adeguata da parte del governatore pugliese, Michele Emiliano. Infatti, ha rilevato ancora Lazzàro: “Sei regioni italiane, da Nord a Sud, hanno chiesto lo stato di calamità e proprio lunedì scorso il Consiglio dei Ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nel
territorio delle Regioni Lazio e Umbria”. La crisi idrica in Puglia, secondo Confagricoltura Taranto, è tale da dover indurre la Regione a valutare la possibilità di seguire l’esempio degli altri governi regionali. Non si può rimandare ancora – ha rimarcato il presidente tarantino di Confagricoltura – a fronte di una sofferenza generalizzata”, che in realtà sta colpendo l’intera Puglia ed anche il Mezzogiorno. Nella nota di Confagricoltura ionica rileva anche che lo scenario attuale della crisi idrica pugliese è tale che non si può più attendere oltre per la dichiarazione di stato di calamità. E valutando anche lo scenario futuro, giacché i climatologi per i prossimi anni parlano di un aumento dei periodi di siccità e più in generale di una diminuzione delle piogge, in particolare di quelle estive, anche del 20% rispetto al clima che già oggi sta devastando l’agricoltura, la situazione dell’agricoltura della provincia di Taranto, ma evidentemente anche pugliese, non può più essere sottovalutata dagli Enti preposti al governo del comparto. “La vendemmia – ha poi aggiunto Lazzàro – partirà in anticipo, molte colture stanno subendo danni pesantissimi e la zootecnia sta resistendo grazie all’approvvigionamento fatto con autobotti, ma con costi elevati”. Inoltre, ha affermato il presidente di Confagricoltura di Taranto, “i pochi fortunati agricoltori che ricevono acqua per irrigare, non riescono a sfruttarla al meglio a causa del caldo torrido”, concludendo che “se poi si aggiungono i casi di furti di acqua nel territorio servito dal Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, siamo al paradosso finale” che “non piove, gli invasi sono ai minimi storici e l’acqua non c’é nemmeno a pagarla”. Insomma, in Puglia – stante a quanto riferisce il presidente Lazzàro – la siccità in corso e quella prevista per i prossimi anni, a seguito di un paventato calo di piogge nella stagione calda e di un conseguente aumento delle temperature climatiche, è la calamità più pesante che colpisce il comparto agricolo dopo la Xylella fastidiosa degli ulivi salentini, che a tutt’oggi non è stata ancora né debellata, né tantomeno fermata nella sua espansione verso la parte alta del territorio regionale. Situazioni, queste, che rischiano di “gettare” in Puglia il settore economico primario in una crisi dir poco catastrofica, se la Regione ed il ministero delle Politiche agricole e forestali tardassero ancora con le necessarie misure per fronteggiare importanti criticità, come la Xylella, e situazioni emergenziali, come la crisi idrica. E dire che, nonostante un quadro così poco edificante per l’agricoltura regionale, le principali Organizzazioni rappresentative del mondo rurale pugliese tuttora non riescono neppure a fare fronte comune si questioni di interesse generale del comparto, come per l’appunto la richiesta alla Regione ed al Governo dello stato di calamità dovuto al combinato di “crisi idrica ed afa” di questa torrida estate. Infatti, anche in questo il mondo agricolo locale, a differenza di altre importanti realtà agricole della Penisola, non riesce ad essere compatto nel fare fronte comune e rivendicare contestualmente ciò che è necessario al comparto, per affrontare problemi contingenti. Divisioni e lacerazioni, provenienti da un vecchio ed ormai superato modo di affrontare i problemi, che però contribuiscono evidentemente a tenere ancora in stato di forte arretratezza (anche culturale) la Puglia agricola.

 

Giuseppe Palella

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