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Farinelli, l’invidia portò bene

Il 15 luglio 1792 si spegneva a Bologna, Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, l’evirato cantore più celebre di tutti i tempi. Era nato in Puglia, ad Andria il 24 gennaio 1705. Sarebbe passato alla storia come Farinelli, un nome d’arte dalla genesi inattesa. Sull’origine di questo appellativo sono state spese molte parole. Si è detto che gli fu affibbiato per il fatto d’essere nipote di Giovan Battista Farinelli (Farinel o Farinet secondo altre fonti), illustre rappresentante di una stimatissima famiglia di musicisti italiani ma di origine francese trasferitasi a Torino per mettersi al servizio dei Savoia. Invece, come è stato dimostrato, Broschi non ebbe alcuna parentela con quella famiglia. L’ipotesi più accreditata associa Farinelli a Farina, cognome di una nota famiglia di Napoli, città dove, giovanissimo e promettente, Broschi si recò a studiare e perfezionarsi. Tanto sarebbe attestato da uno scritto di Padre Giovanni Battista Martini, il quale lo aveva saputo direttamente dal cantante nel corso di una loro conversazione : “… si spostò a Napoli e sotto la direzione di Niccolò Porpora apprese l’arte del canto ed ebbe la protezione d’uno dei primi avvocati di Napoli, chiamato Farina”. Un’ipotesi un po’ tirata per i capelli. Noi ne proponiamo un’altra, che può trovare la sua ragion d’essere nella necessità del Broschi di ‘nobilitare’ l’origine plebea di ciò che in origine fu un soprannome da popolino : Ancora oggi a Putignano la parola farinella indica uno sfarinato di ceci e orzo tostato con l’aggiunta di sale che per secoli ha rappresentato l’unico pasto di generazioni di braccianti. Tradizionalmente il popolo napoletano ha sempre guardato con sufficienza chi non fosse nato nel capoluogo. Ma se poi una volta inurbatosi nella capitale il ‘cafone’ si affermava, come fu nel caso di Broschi, quella sufficienza si mutava in gelosia (e il Nostro dovette scatenarne tanta e subito). A quel punto per gli immancabili detrattori diventava indispensabile bollare l’oggetto della propria invidia con un epiteto che avesse del banale e che al contempo ricordasse la natura ‘inferiore’ di chi veniva dalla periferia del Regno, come le Puglie. Di qui ‘Farinella’. A questo punto un Broschi già smaliziato potrebbe essersi mosso perché, correndo di bocca in bocca insieme alla sua fama, quel Farinella si ‘corrompesse’ in Farinelli, lasciando maliziosamente intendere un richiamo alla prestigiosa famiglia di musicisti di cui sopra. Se ‘Farinelli’ gli portò fortuna, Broschi fu bravo nel volgere a proprio favore il malvolere degli eterni invidiosi. – Nell’immagine, Stefano Dionisi nei panni di Carlo Broschi in una scena di ‘Farinelli, voce regina’, un film del 1994 diretto da Gérard Corbiau.

Italo Interesse

 

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