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Floriano Ludwig, la passione e lo stile

Mezzo secolo fa, all’età di ottantasei anni, si spegneva nella nostra città il primo dei pochi gentleman che la storia del calcio barese abbia conosciuto. Ma un Floriano Ludwig redivivo oggi non ripeterebbe quanto fatto ai primordi del Novecento. Piuttosto che fondare una società di calcio professionistico (il Bari), si limiterebbe a qualche partitella con gli amici al sabato pomeriggio, consacrando il resto del proprio tempo alla famiglia e al lavoro (che ai primordi del Novecento per lui volle dire produrre e vendere tessuti). Non lo rifarebbe per assenza di condizioni. Peraltro senza nostalgia da parte del moderno mondo del pallone. Che se ne fa quest’ultimo di un idealista? In tempi di calcio in super hd non c’è più spazio per uomini con una sola parola, impermeabili alla doppiezza commerciale, al calcolo politico, all’intrigo societario e alle seduzioni delle clausole capziose. Uomo di una volta, è il caso di dirlo, Floriano Ludwig fu di fatto un seguace di De Coubertin, il barone parigino che nel 1896 riportò in auge i giochi olimpici. Vogliamo vedere un ‘segno’ (almeno dei tempi) nel fatto che Ludwig abbia fondato il Bari nello stesso anno, il 1908, in cui Dorando Petri alle Olimpiadi di Londra entrava nella Storia? La vicenda del maratoneta italiano è nota : tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l’avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell’aiuto fu squalificato e perse la medaglia d’oro, che venne assegnato al secondo arrivato, lo statunitense Johnny Hayes. Ma il dramma di Hayes commosse tutti. La regina Alessandra lo premiò con una coppa d’argento. A proporre l’assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle, il quale successivamente suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Petri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l’apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia… C’era una volta lo sport. C’era anche Floriano Ludwig. Duole, pur destando assai poca meraviglia, che nel suo nome uomini mediocri adesso blaterino di fedeltà e di attaccamento ai colori sociali. A Floriano Ludwig è stata intitolata una strada, quella che lambisce a est l’area del nuovo stadio. Sarebbe stato più giusto intitolargli la struttura disegnata da Renzo Piano. E invece memoria corta, ingratitudine e populismo imposero il nome del nostro Patrono. Con ciò, nulla contro il Vescovo di Myra. Semplicemente, Bari, che in questi ultimi mille anni non si è affatto dimenticata di San Nicola, non aveva alcuna necessità di riscattarsi con una scelta miope e di gusto provinciale. – Nell’immagine, Floriano Ludwig (il primo in alto a sinistra) in una foto del primo Bari, di cui era portiere.

Italo Interesse

 

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