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Il leader salvo, tre morti in Puglia

Alle 11:30 del 14 luglio 1948 il segretario del PCI, Palmiro Togliatti, rischiava la morte per mano di Antonio Pallante, un giovane anticomunista. A poche ore di distanza l’Italia veniva investita dal più grande sciopero della sua storia, scoppiato ovunque in modo spontaneo e caratterizzato da gravissimi disordini. Complessivamente il bilancio sarà di 7 morti e 120 feriti tra le forze di polizia e 7 morti e 86 feriti tra i cittadini. Se Togliatti non fosse sopravissuto ai tre proiettili che lo colpirono a distanza molto ravvicinata, quel bilancio sarebbe ben più grave. Tre di quelle morti insanguinarono la nostra terra. A Gravina tremila manifestanti occuparono il pastificio Divella, visto come la più alta espressione locale del capitalismo e della sopraffazione borghese a danno della classe proletaria. Prontamente accorsi, Carabinieri furono affrontati con una sassaiola e alcuni colpi d’arma da fuoco. Due militi vennero feriti, uno dei quali venne “trascinato all’interno del cortile della Camera del Lavoro e lì derubato del portafogli, disarmato di pistola e mitra e infine pesantemente colpito al capo”. Sul fronte opposto perse la vita tale Michele D’Elia, un bracciante comunista pregiudicato addosso al quale le forze dell’ordine trovarono “una pistola carica con cinque colpi e tredici cartucce”. Le altre due vittime si registrarono a Taranto : Nel corso dello sciopero dei lavoratori dei cantieri navali e delle officine forze di polizia caricarono la folla dinanzi alla Camera del Lavoro uccidendo l’operaio Angelo Gavartara e ferendo altri quattro manifestanti : rimase gravemente ferito anche l’agente di PS Giovanni D’Oria, che sarebbe deceduto qualche giorno più tardi in ospedale (di rilevante ancora un ‘armeria “forzata” nei pressi della Camera del Lavoro, da cui “facinorosi portavano via sette fucili, numerose cartucce e coltelli da caccia” e l’imponente partecipazione popolare ai funerali di Gavartara : diecimila persone). Quanto al resto della Puglia, a Bari si registrarono alcuni blocchi stradali ; durante i tumulti una donna fu colpita da una pallottola alla natica. A Barletta i comunisti devastarono la sede della Democrazia Cristiana. A Troia i rivoltosi cercarono di far sospendere la trebbiatura. A San Severo 157 covoni di grano furono dati alle fiamme. A Cerignola, città ‘rossa’ per antonomasia, si registrò l’astensione totale dal lavoro. Solo il sud della Puglia fu risparmiato dalla furia degli aderenti ai partiti di sinistra. Nel brindisino l’adesione agli scioperi non superò il 10% ; nessun incidente nel corso di cortei e comizi. Anche a Lecce niente disordini.

Italo Interesse

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