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Istituzionalizzare la bufala

Non se ne può più di fantasmi, per quanto possano esistere. Ciò che impedisce una seria disamina del problema è la vagonata di chiacchiere che circolano in proposito. Se di spettri e d’altre apparizioni non si occupassero solo cialtroni, paranoici e imbroglioncelli, forse si arriverebbe da qualche parte. E invece si resta al palo, a fare il gioco degli scettici. I fantasmi sono di casa anche da noi, a cominciare dal loro habitat naturale : i castelli (cosa non si racconta a proposito dei manieri di Monopoli, Sannicandro, Gioia, Trani). Ad ospitarli sono poi i conventi abbandonati (quello di via delle Murge), le torri (Ricchizzi, a Palese), i fabbricati d’epoca (l’Istituto Vittorio Emanuele II a Giovinazzo), le dimore signorili (Palazzo Broquier a Trani) i luoghi di cura (l’ex Ospedaletto dei Bambini a Bari), persino comuni condomini (è il caso di quella palazzina abbandonata in via Madonna delle Grazie a Ruvo)… La lista è chilometrica. Insomma, ovunque si parla di luoghi infestati, ovunque ci si vanta di ‘presenze’. Un vanto avvolto nei più vieti luoghi comuni del cinema e della letteratura horror : sagome candide, lamenti, porte che cigolano, finestre che sbattono, suoni di catene, sussurri angosciosi… Ad accomunare questa galleria d’invenzioni la solita parata di personaggi : il giustiziato innocente, gli amanti beccati a letto, la povera fanciulla morta di propria mano piuttosto che sposare il malvagio di turno, il figlio della colpa soffocato nella culla… E non dimentichiamo gli acchiappa-fantasmi che in questo contesto calano come falchi con i loro meravigliosi apparecchietti e una volta di più i gonzi abboccano, infiorano la leggenda a beneficio di altri creduloni i quali, non meno fantasiosi, si fanno cassa di risonanza di chiacchiere che poi la Rete diffonde con dubbia autorevolezza e capillarità disarmante. A queste condizioni, visto che a parlarne sono in tanti, anche la storia del fantasma dello scantinato, del cortile, del terrazzo o del posto-macchina può guadagnare credibilità. Ma allora non sarebbe minor danno istituzionalizzare la bufala? Ovvero, definire i contorni della leggenda di casa e affidarne il copione ad un regista. Vanno tanto di moda le ‘rievocazioni’ storiche. E poi, anche se molte di quest’ultime pur infarcite di libertà e cose tirate per i capelli godono del più vasto credito, non si vede la ragione di negare spazio a ben confezionate messinscene. Sono troppi gli attori senza lavoro e i ristoratori piangono miseria. Si arricchisca il pacchetto turistico. Quanto ai ‘forestieri’, essi non chiedono che un pretesto per filmare qualcosa. Chissà che spianando autostrade alla menzogna non si apra un sentiero alla verità.

Italo Interesse

 

 

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