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Non è la prima volta che l’Avvocatura comunale va contro il suo ente

Non è la prima volta che accade a Bari che i rappresentanti dell’Avvocatura comunale si rivolgono al giudice, per ottenere competenze che il loro datore di lavoro, ossia il Comune di Bari, non vuol riconoscergli. Infatti, è già successo in passato (nel 2008, quando sindaco di Bari era l’ex-pm antimafia Michele Emiliano e quindi un magistrato) che i legali della Ripartizione comunale che rappresentano e difendono in giudizio l’Ente, per vedersi rimborsare da parte del Comune la rispettiva quota annuale di iscrizione all’Ordine degli Avvocati, (obbligatoria per l’esercizio della professione), dovettero procedere attraverso un decreto ingiuntivo, perché il direttore di Ragioneria dell’epoca, rifacendosi ad alcuni pareri della Corte dei Conti di altre località nazionali, si rifiutava di rimborsare, ritenendo tali importi non dovuti. Tesi, questa, non condivisa dagli avvocati comunali baresi, poiché essi, in quanto dipendenti dell’Ente e quindi soggetti ad esercitare in esclusiva la professione per suo conto, ritenevano invece di dover essere tenuti indenni da qualsiasi balzello necessario allo svolgimento della professione forense. In altri termini, anche la quota annuale obbligatoria per patrocinare in giudizio le cause del Comune era da considerare come qualsiasi altra spesa (di viaggio, di parcheggio o spostamenti in sedi giudiziarie fuori del capoluogo, costo di testi, ecc.) utile al fine dell’espletamento del mandato professionale. La vicenda – come qualcuno forse ricorderà – si concluse con un decreto ingiuntivo a cui il Comune non si oppose nemmeno. Però, alla fine il Comune, oltre a rimborsare ai dipendenti-avvocati della omonima Ripartizione la quota annuale di iscrizione all’Ordine professionale (cosa, per altro, che per prassi avveniva in precedenza), pagò anche tutti i costi legali dell’avvenuta procedura. Ora, a distanza di nove anni, si apprende che una situazione simile si sta ripetendo sempre nello stesso Comune, tra i dipendenti-avvocati e l’Ente per cui lavorano in regime di esclusiva. Infatti, secondo quanto appreso da un servizio di cronaca cittadina del maggior quotidiano locale, i dieci difensori interni al Comune si sono rivolti ad un collega esterno per vedersi riconoscere dal Tribunale un diritto economico soggettivo, aggiuntivo alla retribuzione mensile ed al premio annuale di produzione, perché legato al valore delle cause vinte. Ovvero il cosiddetto premio di risultato. Un diritto previsto e regolamentato dalla normativa nazionale in materia di retribuzioni forensi anche per gli avvocati che esercitano in regime di non libera professione, ma di esclusiva, in quanto stipendiati fissi. Però, a prescindere dal merito della controversia tra gli esponenti dell’Avvocatura comunale barese e l’Ente da cui dipendono, ciò che è paradossale, oltre che sorprendente, è che gli attuali Amministratori cittadini, nonostante il precedente del 2008, non si siano preoccupati minimamente di evitare che si giungesse a tanto all’interno dello stesso ente. E, quindi, tra i massimi rappresentanti dell’organo di consulenza e difesa giuridica del Comune ed i vertici politico-amministrativi dello stesso. Una situazione, questa, che per come si presenta ed a prescindere dal merito di chi ha torto o ragione, è – a detta di tanti semplici cittadini – a dir poco da ridere. Infatti, dopo la notifica del decreto ingiuntivo degli avvocati comunali al proprio datore di lavoro, l’esecutivo barese a guida Decaro, a differenza di ciò che accadde nel 2008, ha incaricato un avvocato esterno del Foro di Taranto di opporsi alle richieste dei legali interni al Comune di Bari. E, quindi, di costituire “Palazzo di Città” in giudizio contro il decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto dai 10 professionisti dell’Avvocatura comunale. Ma ciò che – da quanto si apprende dalle cronache – è ancor più assurdo in questa vicenda è che il sindaco, Antonio Decaro, dopo aver deliberato insieme alla sua giunta di proseguire in Tribunale il contenzioso, si è dichiarato sorpreso ed amareggiato dell’accaduto, lasciando quasi intendere che prima del decreto ingiuntivo lui non sapesse nulla della questione in atto tra Avvocatura ed i vertici della Direzione generale del Comune. Ma – si chiedono in tanti – è mai possibile credere a ciò? Infatti, se fosse vero, sarebbe molto grave per un Primo cittadino ignorare ciò che accade all’interno del proprio Comune. Anche perché la rilevanza e la delicatezza di tale questione non è di certo di poco conto. Infatti, ciò vorrebbe anche dire che il sindaco Decaro amministra la Città in maniera alquanto distratta, oppure che nella macchina amministrativa comunale c’è più di qualcosa che non funziona a dovere. Ed anche in quest’ultima ipotesi il responsabile massimo è comunque lo stesso Decaro. Ma anche in altre occasioni particolarmente scabrose il Primo cittadino barese ha dichiarato di non essere al corrente di determinate situazioni del Comune. Vedi, ad esempio, il caso dell’autorizzazione, concessa qualche mese fa ai “ferraristi” di passaggio nel capoluogo, a trasformare per una sera l’area pubblica antistante la sacra Basilica pontificia di “San Nicola” in zona di ristorazione. Vicenda che indignò non pochi baresi, considerata la solennità del luogo. Ma anche in quella circostanza, come è accaduto recentemente per la vertenza in atto tra Avvocatura e Comune, il sindaco Decaro si dichiarò sorpreso ed ignaro di chi avesse autorizzato dal Comune quell’occupazione evidentemente non opportuna. Infatti, in quella circostanza, come in quella attuale, a Palazzo di Città avrebbe dovuto esserci chi, al di sopra di funzionari e dirigenti amministrativi, avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di decidere sul da farsi. E nel “da farsi” anche in quest’ultimo caso dell’Avvocatura avrebbe dovuto esserci un Primo cittadino che avrebbe dovuto fare di tutto per evitare il decreto ingiuntivo e risolvere prima, nei modi e forme opportune, tale controversia interna, per giunta con l’organo tecnico interno alle questioni giuridiche e, quindi, fiduciario “de facto” dell’Amministrazione stessa che guida l’ente. Ma evidentemente il sindaco Decaro, quando si trova di fronte a situazioni imbarazzanti, in modo quasi abituale afferma di non essere stato informato prima. Ed è pure possibile che in questa, come in tante altre questioni, lui non sappia prima della problematica. Ma il Primo cittadino barese, nonché presidente dell’Anci, forse ignora pure che l’attuale gestione del maggior Comune pugliese rasenta il ridicolo.

 

Giuseppe Palella

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