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Prospero, re di Pianosa

Ieri ci occupavamo di un allestimento de ‘La tempesta’, il noto dramma di Shakespeare andato in scena la settimana scorsa al Teatro Traetta. Nella sua opera il grande bardo non dà un nome all’isola disabitata sulla quale si svolge la vicenda. Alcuni riferimenti geografici però (Milano Napoli e Cartagine) inducono ad una involontaria collocazione di questo luogo immaginario nel Mediterraneo e, nello specifico, nelle acque italiane. Un lembo di terra che dobbiamo immaginare sperduto, piuttosto distaccato dalla terraferma. Seguendo la rotta Tunisi (anticamente Cartagine) – Napoli – Genova (ideale scalo tirrenico di Milano) sei sono le isole papabili : Marettimo, Ustica, Ponza, Montecristo, Pianosa e Capraia. A parte Ustica, però, tutte queste altre terre emerse si presentano troppo estese per dare l’idea di uno scoglio privo d’abitanti e magari inospitale. Frugando allora negli altri mari italiani viene da pensare che solo l’Adriatico può offrire qualcosa del genere : Pianosa, l’isola più decentrata dell’arcipelago delle Tremiti. Un affioramento di appena 13 ettari, lungo 700 m. e largo 250 e che nel punto più alto raggiunge i 15 metri. Pianosa si presenta come un arido pianoro, di qui il suo nome, battuto dal vento e dai marosi (durante le mareggiate l’isola viene sommersa dal mare quasi interamente). Quasi inesistente la flora, salvo alcune piantine grasse e bulbi di cipolle selvatiche. Quanto alla fauna, a parte piccoli rettili, rospi, conigli selvatici e qualche uccello, non esiste altro. Quando si dice un luogo tutt’altro che accogliente, una specie di nulla emergente dal mare. Pianosa, poi, è anche difficile da raggiungere : solo a sud, dove le rocce s’immergono dolcemente in acqua dando vita a un basso fondale, piccole imbarcazioni possono accostare, a condizione di non incappare, prima, nelle tante secchie che segnano quello specchio d’acqua. Insomma, Shakespeare avrebbe detto sì : un isolotto sperduto, facilmente avvolto dalle tempeste, di difficile approdo e facile naufragio, non a caso disabitato da sempre e così spoglio che ci vuole la fantasia e il potere di un mago per regalargli un senso. E difatti Prospero, il Duca di Milano colà abbandonato dal fratello usurpatore Antonio, sfruttando conoscenze esoteriche riesce a sopravvivere e ad assoggettare chiunque metta piede sul territorio di cui è diventato signore. Quando poi Antonio si troverà a navigare in quei paraggi, Prospero non esiterà a scatenare la fatale tempesta, costringendo i naviganti a cercare rifugio sull’isola. Gli eventi successivi, opportunamente pilotati, consentiranno a Prospero di riguadagnare il proprio Ducato.

Italo Interesse

 

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