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Sinkhole: aumentano i casi in Puglia

Si aprono improvvisamente e ingoiano tutto quello che trovano, auto, alberi, case, persone. Sono i sinkhole, queste voragini di forma circolare, in alcuni casi vaste abbastanza da risucchiare un tir con rimorchio, che possono sprofondare sino a cento metri. Un fenomeno di portata globale che non esclude il nostro paese. Casi di sinkhole si registrano anche Puglia, soprattutto a ragione della natura carsica del territorio. Il Salento è l’area più colpita : i territori di Porto Cesareo, Vernole, Supersano e Morciano di Leuca, solo per citare quelli più compromessi, continuano a riempirsi di vore. Ciò che più impressiona da noi di questo fenomeno è il suo recente dilagare in concomitanza con un’attività antropica sempre più massiccia e incurante dell’assetto geologico del nostro territorio, ricchissimo di cavità sotterrane le cui volte periodicamente tendono a crollare. Ma se in passato, e parliamo di tempi remotissimi, ciò accadeva episodicamente, l’attività dell’uomo sta contribuendo in modo massiccio all’incremento del fenomeno. La scavo di cunicoli per miniere, metropolitane, reti idrauliche e fognarie hanno indebolito quella groviera che è già il nostro sottosuolo, predisponendolo a questi ‘collassi’ a macchia di leopardo (e chissà cosa potrebbe scatenarsi a Melendugno quando dovessero prendere il via i lavori del contestatissimo gasdotto, che come tutti i gasdotti vuol dire tubature enormi e collocate a grande profondità). Dicevamo prima, le vore, grandi e piccole, non sono una novità della Puglia post-industriale (basti considerare il caso dell’Uomo di Altamura, il cui scheletro fu trovato in fondo ad un inghiottitoio che doveva essersi aperto migliaia d’anni prima). Gli antichi sapevano convivere con le vore, nel senso che avevano imparato a sfruttarle volgendole, a seconda delle dimensioni, in cave, in depositi sotterranei o altro. Il gran numero di piccoli inghiottitoi che segna l’area di Egnazia ha fatto nascere in alcuni studiosi il sospetto che l’anfiteatro di quella città sia frutto non di una scelta mirata bensì di una forma di adattamento urbano di un mutamento ambientale. In altre parole, gli egnatini potrebbero aver accomodato in forma di anfiteatro un vasto cedimento di forma circolare e profondo solo pochi metri. A confermare il sospetto è il tracciato di questo anfiteatro : una disarmonica figura ovoidale che nessun architetto avrebbe mai disegnato e che all’altezza di un vertice si presenta tagliato da un muro. Una struttura spropositata per un centro abitato così piccolo, oltre che improbabile per l’assenza di gradinate : a parte una tribunetta in pietra in direzione nord-est e una fila di sedili litici riservati all’alto ceto e collocati all’altezza del vertice nord, non esistevano che posti in piedi. Un anfiteatro figlio di una vora, destinato ad ospitare non i grandiosi ‘ludi’ d’un Colosseo ma i meno enfatici spettacoli delle prime carovane circensi della Storia.

Italo Interesse

 

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