Cultura e Spettacoli

A Bari Macchi ritrovò sé stesso

Pochi mesi fa, all’età di 87 anni, si è spento un calciatore che fra il 1954 e il 1962 per 161 volte vestì la maglia del Bari, squadra nella quale chiuse la carriera. Quando appese le scarpe al chiodo era l’atleta che più volte aveva militato nel sodalizio biancorosso (attualmente quel record è in pugno all’irraggiungibile Gillet che guida la classifica dei veterani con ben 353 presenze). E’ degna d’essere raccontata l’avventura professionale di questo giovane che agli inizi della carriera era destinato alla Nazionale e che poi, invece, costretto da una sorte singolarissima, si ritrovò a chiudere la carriera giocando quasi sempre in B in una squadra di provincia (il Bari). Nativo di Ponsacco, nel pisano, Lando Macchi si mise subito in luce nel Magenta, all’epoca in serie B. Notato dagli osservatori del Torino, venne acquistato dal prestigioso club torinese. L’anno successivo Macchi si ritrovò nello squadrone  di Mazzola, Ballarin, Maroso, Rigamonti, Loik e Gabetto che già era reduce dalla vittoria di quattro scudetti consecutivi. Nel grande Torino Macchi disputo dieci gare contribuendo alla vittoria del quinto scudetto. Mai però gioia  fu più amara. Verso la fine del campionato, quando già il club granata conduceva con quattro punti di distacco sull’immediata concorrente (l’Inter), la squadra volò a Lisbona per un’amichevole col Benfica. Al rientro, il 4 maggio 1949, l’aereo sul quale viaggiava la squadra si schiantava contro la collina di Superga. Morirono tutti. Tra le vittime avrebbe dovuto esserci anche Macchi, che non era partito dall’Italia e per il più stupido dei motivi : La domenica precedente il Torino aveva giocato a Milano. La partenza per Lisbona era fissata la sera stessa. Siccome contro l’Inter si era infortunato un titolare, toccava a Macchi sostituirlo. Ma il passaporto di Macchi era scaduto. A quell’ora gli uffici della Questura erano chiusi e così il suo posto venne preso da un altro panchinaro, Piero Operto. Dopo la tragedia, pur con la morte nel cuore, Macchi disputò le ultime quattro giornate di campionato insieme ai ragazzi della primavera (anche le squadre avversarie, cavallerescamente schierarono solo i rincalzi). Si aggiudicò così un altro scudetto. Ma la tragedia l’aveva segnato, non era più lui. Giocò un altro anno nel Toro, poi  avvertì il bisogno di cambiare aria. Passò allo Spezia, poi –come pentito – rientrò a Torino. Si era fatto inquieto. Di nuovo se ne andò, questa volta a Pescara. Ancora, avvinto da un’incoercibile nostalgia, tornò a vestire l’amata casacca granata. Alla fine se ne fece una ragione : doveva abbandonare per sempre Torino e il Torino, andare il più lontano possibile. A Bari gli offrirono una possibilità. Furono nove anni indimenticabili. Lando Macchi aveva ritrovato sé stesso. – Nell’immagine Lando Macchi con la divisa del Torino. Sullo sfondo le gradinate del mitico Stadio Filadelfia.

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 12 Dicembre 2017

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