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A Bari sul decentramento i candidati sindaci come Cetto Laqualunque

Dopo 43 anni di mancata attuazione si continua a promettere più poteri ad organi ormai facoltativi e anche anacronistici

A distanza di 43 anni, da quando a Bari furono avviati gli istituti politici comunali di decentramento amministrativo, nel capoluogo il tema del decentramento è ancora oggetto di discussione e, soprattutto, illusione per cittadini baresi da parte della classe politica locale che, puntualmente ed inesorabilmente, ad ogni campagna elettorale amministrativa con grande ipocrisia e sfacciataggine, torna a parlare di attuazione del decentramento. Un decentramento, infatti, sempre presente nei programmi di tutti le forze politiche e di tutti i sindaci, anche di contrapposto colore politico, che al Comune di Bari si sono succeduti dal 1981 ad oggi, ma che non è mai stato effettivamente realizzato. Nell’excursus sul mancato decentramento barese che ci accingiamo a ricordare occorre innanzi tutto far presente che a Bari la necessità di realizzare degli istituti politici di quartiere non era mai stata avvertita come un bisogno della cittadinanza per meglio interfacciarsi con i centri di potere comunale, poiché il capoluogo, sia per popolazione che per dimensione territoriale, non è mai stato un centro di proporzioni tali da richiedere sotto organi politici di rappresentanza e collegamento tra la comunità ed i suoi amministratori locali. In passato, ossia fino al 1981, i vari delegati del sindaco presenti nei diversi quartieri cittadini ben assolvevano al compito di raccordo tra Amministrazione comunale e territorio, per cui l’istituzione di organi politici di decentramento (Consigli e Presidenti di Circoscrizioni, dal 2014 Municipi) ha determinato invece l’introduzione di una sottostruttura politica che, in assenza di deleghe e quindi poteri concreti, è divenuta una sorta di “filtro” tra gli amministratori comunali e la cittadinanza, piuttosto che un “filo” diretto tra Comune e cittadini, come avveniva in passato con i singoli delegati di quartiere del sindaco. Quindi, a Bari l’istituzione obbligatoria, per una legge del 1976, di organi di decentramento comunale non sortì effetti migliorativi rispetto al precedente assetto delle delegazioni di quartiere, in quanto la Città per le sue caratteristiche demografiche e territoriali non poteva, e non può  tutt’oggi, parcellizzare funzioni e poteri delle singole Ripartizioni comunali perché, se avvenisse ciò, sarebbero svuotati di poteri gli Assessorati e ridotti a meri centri di coordinamento e smistamento di interventi decisi, paradossalmente, da organi politici minori ed interni alla stessa amministrazione. Per tale ragione un effettivo decentramento amministrativo, dal 1981 ad oggi, è sempre stato una chimera e tale rimarrà nella Città di Bari. Da non dimenticare che l’istituzione obbligatoria per legge di organi di decentramento per le città con popolazione superiore a 100mila abitanti avvenne in un contesto politico totalmente diverso dall’attuale ed anche normativamente differente per gli enti locali. A tal proposito basti ricordare che fino al 1993 il Primo cittadino non era un’emanazione diretta degli elettori, ma mediata dall’Assemblea comunale e, soprattutto, che i poteri attribuiti al sindaco ed all’apparato burocratico comunale erano anche questi strutturati diversamente. Non a caso, alla luce delle innovazioni normative sopravvenute dal 1990 in poi in materia di enti locali, il Legislatore dal 2010 ha abolito l’obbligatorietà degli organi di decentramento politico comunale, rendendola facoltativa, ed eleminandolo addirittura per i Comuni con popolazione inferiore a 250mila abitanti. Bari è tra le città che finora ha inteso mantenere in vita gli istituti di decentramento comunale non più obbligatori, nonostante la loro conclamata esosità per i costi dei politici in essi eletti e la loro inutilità, sia per la cittadinanza che per l’Amministrazione centrale, considerato che, nel corso di 43 anni di vita delle mini-assemblee di decentramento cittadino, sovente sindaco ed assessori se ne sono sempre “infischiati” dei pareri e decisioni degli esistenti Consigli di quartiere. Pareri – come è noto – spesso “obbligatori” non “vincolanti” per l’Amministrazione centrare.  Allora – si chiedono ormai in tanti a Bari – “perché si continua a mantenere in vita i cinque inutili Municipi di finto decentramento cittadino?” La risposta a tale interrogativo è facilmente riscontrabile osservando ciò che accade anche in nella tornata amministrativa in corso. Ossia che i candidati per i Consigli di Municipio vengono utilizzati come “portatori di voti” per l’elezione dei consiglieri comunale ed il sindaco. Ed è questa verosimilmente l’unica e vera funzione per cui a Bari sono stati finora tenuti in vita gli istituti di decentramento comunale facoltativi e non più obbligatori. Tanto a pagarne i costi è sempre e solo Pantalone. E nonostante nel capoluogo la situazione del Bilancio cittadino non è sicuramente rosea (a giudicare dalle aliquote massime applicabili di imposte e tasse comunali, oltre che dall’alto livello di altri oneri locali e dalla voracità di far cassa del Comune, con sanzioni ed altri balzelli), quasi tutti 5 candidati a sindaco in corsa a Bari anche in questa campagna elettorale continuano ancora a parlare, dopo 43 anni di mancata attuazione, di “decentramento da realizzare effettivamente”. Ma è ormai sin troppo evidente che, per la realtà barese, trattasi di un’ennesima promessa propagandistica degna di una campagna elettorale da Cetto Laqualunque, poiché il vero problema per il futuro Primo cittadino barese è che una parte periferica della Città di Bari, le ormai popolose ex frazioni di Palese e Santo Spirito, che hanno tutti i requisiti per potersi autodeterminare amministrativamente, vogliono – come è noto – da anni staccarsi per diventare Comune autonomo. E questo è il vero problema a cui la politica barese e la prossima amministrazione cittadina dovrà dare una risposta favorevole conforme alla volontà popolare di tale comunità. Diversamente significherebbe insistere nel perpetuare imposizioni e sopraffazioni. Altro che…vero decentramento ancora da attuare!

Giuseppe Palella


Pubblicato il 22 Maggio 2024

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