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A Barletta brillò l’opera dei pupi

La Sala Artificieri del Castello di Barletta ospita una piccola e insolita raccolta monotematica frutto della donazione degli eredi della Compagnia Marionettistica Michele Immesi. In mostra sono circa venti pupi corredati di corazze, armi, vesti, oggetti ed elementi scenografici. Sono rimasti in pochi a ricordarsi di questa gloriosa compagnia fondata a Barletta nel 1890 da due intrepidi siciliani, i fratelli Michele e Giuseppe Immesi, nativi di Bisacquino, un piccolo centro a pochi chilometri dal capoluogo siciliano. Si vuole che i giovani pupari, arrivassero in Puglia a bordo di un piccolo bastimento carico di arance. Perché gli Immesi abbandonarono la terra madre e perché scelsero proprio la Puglia? Alla prima domanda è facile rispondere : chiusi da storiche famiglie di pupari palermitani (Cuticchio, Mancuso, Greco…) dovettero emigrare. Più difficile la risposta alla seconda domanda. Forse a conti fatti ritenettero la nostra una terra ‘vergine’ e fertile. Spieghiamoci : Per apprezzare i pupi serve gente vivace e schietta, curiosa e sensibile. Gente così la trovi solo a Mezzogiorno. E la trovi meglio disposta là dove i pupi sono una novità. Date le distanze dalla Sicilia, la Puglia era la regione adatta. Non avendo concorrenza, gli Immesi sulla carta dovevano sfondare. Il calcolo si rivelò esatto. Quanto alla scelta di Barletta anziché Bari, piazza sicuramente di maggior richiamo, è molto probabile che gli Immesi avessero nella città della Disfida amici, parenti o conoscenti ; diversamente, come avere a prezzo conveniente un locale che facesse da casa e bottega? Il resto sarebbe venuto da sé. E così fu. Bravi e senza avversari, spianarono la strada del successo ai loro discendenti. Tra questi si distinse Filippo Immesi, che fu Cavaliere del regno per meriti artistici ; i suoi meriti vennero riconosciuti anche all’estero –  Parigi e Vienna – attraverso prestigiose onorificenze ( nella ‘Grandiosa’ Compagnia Marionettistica Immesi, il Cav. Filippo ricopriva il ruolo di Direttore Artistico, mentre i fratelli Rosa, Nina, Lucia, Ada, Rosetta e Carlo manovravano i pupi). Il segreto di tanto successo stava anche nella varietà del repertorio, che andava al di là della Commedia dell’arte e della classica opera dei Pupi. Spesso nelle locandine che annunciavano gli Immesi, compariva il nome di Shakespeare era di casa (celebri alcune trasposizioni di Amleto, Giulietta e Romeo e Machbeth). Altre volte in cartellone era il melodramma (Cavalleria Rusticana, Vespri Siciliani). Non mancavano rappresentazioni sacre (Nascita di Gesù Bambino, Passione e morte di nostro Signore…). Il resto è cosa nota. Arriva la tv e muore il cinema, il teatro, il circo. Poteva l’opera dei Pupi fare eccezione?

Italo Interesse 

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