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A Capo Sunio toccare ferro

Non esiste gente più superstiziosa della gente di mare : Guai se la bottiglia non si rompe il giorno del varo, porta male cambiare nome al natante, niente ombrelli e fiori recisi a bordo, escludere il verde… Allo stesso modo il pregiudizio grava su determinati specchi d’acqua. Al di là di casi esemplari, come quello del triangolo delle Bermude, esistono tratti di mare che a causa della loro cattiva fama vengono accuratamente evitati o affrontati con grandissime cautele (anche scaramantiche, si capisce). Per esempio, Capo Sunio. Si tratta di un promontorio che si colloca alla punta meridionale dell’Attica in Grecia, a una quarantina di miglia nautiche da Atene.  Secondo il mito, sarebbe quello il luogo dal quale Egeo, re di Atene, erroneamente convinto della morte del figlio Teseo, si sarebbe gettato nel mare al quale poi venne dato il suo nome. Nell’Odissea Menelao racconta a Telemaco che il nocchiero della nave su cui egli viaggiava con Elena al ritorno da Troia morì doppiando quel capo. In tempi più recenti quelle acque sono state testimoni del più rovinoso naufragio della storia del Mediterraneo : oltre quattromila morti. Il 12 febbraio 1944, proveniente da Rodi e diretto al Pireo, da cui lo distanziavano poche decine di miglia, si trovava ad attraversare quel braccio di mare un vecchio e malridotto bastimento fabbricato in Norvegia nel 1920 e che dopo molte vicissitudini era passato nella mani di un armatore tedesco. L’Oria (che alcune fonti erroneamente indicano come Orion) stazzava poco più di 2000 tonnellate e trasportava 4046 prigionieri. Si trattava di soldati italiani che, avendo rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale dopo l’8 settembre 1943, erano stati internati dai nazisti sulle isole dell’Egeo. Quando poi l’industria tedesca si ritrovò a corto di manodopera, i nostri ex alleati attinsero braccia da quei Campi, che poco a poco si svuotarono. Soltanto dalle isole dell’Ego, nel giro di pochi mesi, partirono in più di diecimila a bordo di carrette del mare. Pochissime di quelle navi giunsero a destinazione. A mandarle a fondo, e nella delittuosa consapevolezza del loro carico umano, furono i sommergibili della Gran Bretagna, che all’epoca dei fatti si era da poco alleata col Regno del Sud Italia… Alla tragedia dell’Oria, però, i Britannici rimasero estranei. Stipata all’inverosimile, carica pure di bidoni d’olio minerale e di gomme da camion, la già malconcia Oria non resistette alla tempesta che quel giorno sconvolgeva l’Egeo nei pressi di Capo Sunio. Intrappolati nelle stive, quei poveri soldati affogarono in 4025. Se ne salvarono appena ventuno, a cui vanno aggiunti sei sentinelle tedesche e un marinaio greco. Un sito raccoglie immagini dei dispersi dell’Oria : in tutto, 191 immagini. I pugliesi all’interno della mesta galleria sono 43.

Italo Interesse

 

 

 

 

 

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