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A Delfi il citaredo tarantino fece cilecca

Per Giochi Panellenici (“di tutti i Greci”) s’intende il complesso di competizioni sportive a carattere sacro che impegnavano tutte le città dell’Ellade. Erano panellenici i giochi : Olimpici, Nemei, Istmici e Pitici. I primi, i più importanti e prestigiosi, si tenevano a Olimpia ogni quattro anni a gloria di Zeus. I secondi, a cadenza biennale,  avevano sede a Nemea ed erano anch’essi dedicati a Zeus. I Giochi Istmici venivano disputati a Corinto ogni due anni in onore di Poseidone. Infine i Giochi Pitici. Quest’ultimi, che  avevano luogo al Santuario di Apollo a Delfi ogni quattro anni, si svolsero dal 582 al 384 avanti Cristo. Si differenziavano da tutti i giochi panellenici per il fatto di dare spazio anche a competizioni per musicisti e poeti. Stando alla leggenda, furono promossi da Apollo per commemorare la vittoria riportata dal dio su Pitone, un drago gigantesco, figlio di Gea, che custodiva l’oracolo di Delfo (stando ancora alla leggenda, dopo essersi impadronito dell’oracolo, Apollo coprì con la pelle di Pitone il tripode su cui sedeva la Pizia ; tale tripode era posto sopra la spaccatura di una roccia dai cui si liberavano vapori inebrianti). A un’edizione dei Giochi Pitici – Luciano di Samosata, la nostra fonte, non precisa quale – prese parte un musico pugliese : Evangelo, figlio di una fertile scuola musicale fiorita a Taranto e che in passato aveva sfornato talenti come Clinia, Metone, Nicocle, Alessi ed Eraclito. A dispetto di tanta tradizione, però, Evangelo era un citaredo di caratura mediocre. Di lui mai si sarebbe conservata memoria se la vanità non gli avesse giocato un bel tiro, consegnandolo nel modo peggiore alla Storia. Volendo fare colpo sui giudici, quando venne il suo turno Evangelo si fece avanti coperto di una veste in broccato d’oro, adorno di una corona d’alloro che al posto delle bacche ostentava smeraldi. Non meno sfarzosa la sua cetra, ornata da gemme e da mirabili intagli. Ma dopo aver abbagliato la platea subito cominciarono i guai : tre delle cinque corde dello strumento si ruppero contemporaneamente. Non potendo più accompagnarsi con la cetra, Evangelo si affidò totalmente alla voce. Ma per la stizza  questa gli uscì esile e stonata. Il citaredo tarantino venne così superato dal concorrente successivo, tale Eumelo di Elea, un poveraccio le cui cetra, veste e corona, sottolinea Luciano, non valevano complessivamente più di dieci dracme. – Nell’immagine, lo stadio del santuario di Delfi, usato per i giochi Pitici. La gradinata sulla sinistra è stata aggiunta in epoca romana.

 

Italo Interesse

 

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