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A padrone e sotto

In città non si vede più gente giocare a ‘padrone e sotto’, o alla ‘passatella’. E questo già da molto prima dell’avvento del Coronavirus. Nei piccoli circoli ricreativi del quartiere Libertà o della città vecchia una volta questo passatempo, rigorosamente, maschile, ‘adulto e alcolico’, era d’obbligo a fine serata. Non si gioca più a ‘padrone e sotto’, o vi si gioca molto meno che in passato, perché sta venendo meno l’elemento di forza dei quartieri popolari: la capacità di socializzare. Ma quanta nostalgia hanno soprattutto gli anziani dei tempi in cui, una volta esauriti i giochi di carte e le chiacchiere, i presenti si raccoglievano in questa sfida collettiva, talora foriera di scintille. La passatella è un gioco da osteria che ha le sue origini nella Roma antica (ne parlano Catone ed Orazio), e divenne parte della tradizione romanesca nella Roma dei Papi. Scopo del gioco è non fare bere vino o birra ad un partecipante al fine, a seconda delle circostanze, di pungerlo bonariamente, di umiliarlo o screditarlo. Acquistata collettivamente una determinata quantità di vino o di birra ci si sedeva in gruppo intorno a un tavolo. Con una conta si eleggevano il Capo e il Sottocapo (‘padrone’ e ‘sotto’) i quali decidevano per primi – per via gerarchica – un compagno cui passare il bicchiere in base a una motivazione per lo più accompagnata da filastrocche improvvisate o commenti anche stravaganti. Obiettivo della passatella, dicevamo, era colpire la vittima di turno (il cosiddetto ‘ormo’) escludendola dal diritto a bere. L’individuazione dell’ormo avveniva sulla base della considerazione che di lui aveva il microcosmo rappresentato dai partecipanti al gioco. Se la considerazione era positiva, il gioco aveva nulla di esasperato e tutto si risolveva in un bonario ‘pungere’. Ma bastava che ci fosse da mettere alla berlina lo zimbello della compagnia perché il gioco s’incattivisse. Se poi la passatella si faceva strumentale al regolamento di conti in sospeso, le cose si mettevano sul pesante. Nell’eccitazione della sfida, magari dietro istigazione di qualcuno e giocando sul fatto che il clima del gioco faceva dell’ambiente in cui si svolgeva la passatella una zona franca, c’era sempre chi approfittava delle ‘dichiarazioni di permesso o negazione della bevuta’ per dire cose sgradevoli. Ma costui doveva fare attenzione: man mano che il tasso alcolico cresceva e il tenore delle ‘dichiarazioni’ si avvelenava, il livello di sopportazione dell’ormo scendeva sotto la soglia di rischio. Non sono state poche le sfide a padrone e sotto involute in zuffa. Qualche volta c’è scappato l’accoltellamento, anche il morto. Ci sarà pure una ragione se in alcuni locali ricreativi era affisso: E’ vietato il gioco della passatella.

 

Italo Interesse

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