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A Pietragalla l’ultima battaglia del generale Borjes

Il 16 novembre 1861, a Pietragalla, a meno di venti chilometri da Gravina, aveva luogo un aspro scontro fra Guardie Nazionali e una folta formazione ribelle capitanata da Crocco e dal generale catalano José Borjes (nell’immagine), che era stato inviato nel meridione d’Italia in qualità di agitatore e consulente militare dal detronizzato Francesco II. Verso le 20:00 i settecento legittimisti s’imbatterono in un distaccamento di quasi cinquanta Guardie Nazionali. Dopo un breve scambio di fucilate, i miliziani si ritirarono. Borjes, allora, intimò al loro comandante di arrendersi. Per tutta risposta il comandante annunciò che avrebbe fatto innalzare il tricolore in cima al Palazzo Ducale, l’edificio più elevato di Pietragalla. Si riprese a sparare da ambo le parti. Quando il paese si ritrovò accerchiato, la Guardia Nazionale si rifugiò nel Palazzo Ducale insieme a parte della popolazione. A quel punto senza più controllo, gli assedianti si diedero al saccheggio e all’incendio delle case dei maggiori esponenti del ‘partito savoiardo’ (nel bailamme, non pochi innocenti persero chi la borsa, chi l’abitazione e chi addirittura la vita). Completata la devastazione della ‘parte malata’ di Pietragalla, gli uomini di Crocco e Borjes si rivolsero contro il Palazzo Ducale. Ma forzarne il portone si rivelò impresa ardua per il muro di fuoco opposto anche dai cittadini di Pietragalla che tra quelle mura avevano trovato rifugio. L’assedio si protrasse per ventuno ore sino alle 17:00 del giorno dopo, quando da Acerenza giunsero in rinforzo altre settanta, ottanta Guardie Nazionali. Stremati dall’assedio e  dopo aver subito pesanti perdite (lo stesso Crocco si buscò una palla all’omero), gli assalitori abbandonarono il campo con alcuni ostaggi, inseguiti fino al limitare del bosco più vicino. Uno di essi, caduto nelle mani delle Guardie, fu decapitato sul posto ; la sua testa, infilata in una picca, venne portata per le vie di Pietragalla tra il giubilo della popolazione. L’episodio eccitò il desiderio di vendetta soprattutto in Crocco, che si ripresentò alla mezzanotte dello stesso giorno. Ma i pietragallesi, aspettando la mossa, si fecero trovare così ben dislocati all’entrata del paese che il loro fuoco indusse Crocco a comandare immediatamente la ritirata. Gravissimo il bilancio complessivo : 43 morti e più del doppio dei feriti ; ma stando alle testimonianze di alcuni ostaggi fuggiti, il numero dei morti salirebbe a 150. La grave sconfitta ebbe conseguenze nefaste per il movimento legittimista.  Di lì a poco, stufo dell’indisciplina, dell’inaffidabilità e della doppiezza di Crocco, il generale Borjes se ne separò proseguendo la lotta con i pochi uomini che vollero seguirlo. Il generale catalano, sappiamo nel tentativo di raggiungere Roma per informare Francesco II e riorganizzare un esercito di volontari, venne intercettato da un reparto di bersaglieri e fucilato a Tagliacozzo l’8 dicembre. Privo di una guida tecnicamente preparata in fatto di strategia militare, Crocco seguitò con la sua sterile azione di guerriglia sino alla cattura, avvenuta il 25 agosto 1864.

 

Italo Interesse

 

 

 

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