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“A Pietro Cianci gli dissi, vai e ritorna a casa…”

Il calcio non è solo business, episodi di violenza o pure interessi personali come viene dipinto di recente, ma resta ancora una buona fetta di quel romanticismo che aveva il calcio dagli anni Ottanta sino alla fine almeno del primo decennio del Duemila. C’è ancora chi ha un rapporto viscerale con la squadra della propria città ed ha la fortuna di restarci in veste dirigenziale. Ed a tal proposito abbiamo intervistato grazie all’autorizzazione del Potenza Calcio, l’ex capitano potentino con quasi duecento presenze al seguito nel ruolo di terzino offensivo, ed oggi Team Manager da tre stagioni, Giuseppe detto ‘Peppe’ Lolaico (nella foto con il suo stadio ‘Viviani’ di Potenza dove ha vissuto stagioni dall’Interregionale alla C1)

Raccontaci del tuo percorso da calciatore per lo più indossando la maglia della tua città, oltre ad aver giocato anche in altre piazze, hai compiuto una scelta di vita e con il cuore.

“Sono nato a Tricarico in Basilicato, e cresciuto da subito calcisticamente nelle giovanili del Potenza fino a vestire la maglia della Prima Squadra con la denominazione allora ASC Potenza, e sotto la guida dell’allenatore Pasquale Arleo conquistammo il campionato di Eccellenza 2001/2002 con dieci giornate di anticipo, un gruppo di uomini prima che di calciatori. Con la maglia del Potenza ho fatto tutte le categorie dalla Prima Divisione Interregionale alla vecchia C1, e con la soddisfazione pur non avendo fatto tanti gol di averne realizzato sempre almeno uno ed indossato con orgoglio la fascia da capitano. Ho sempre giocato da terzino, sia a destra che a sinistra, ma anche da ala in qualche occasione e mi piaceva spingere molto ed inserirmi. L’impresa più bella resta la vittoria del 17 giugno 2017 a Benevento, fu come ‘Davide contro Golia’, nell’allora C2, ed aggiungo che con quel gruppo abbiamo ancora una chat che ogni volte che ricorre quella data postiamo foto sui social  e ricordiamo quel tripudio di bandiere, fumogeni e festa condivisa con il nostro pubblico”.

L’apice o forse uno dei tuoi momenti migliore della carriera lo hai raggiunto nel 2009 raggiungendo la finale alle Universiadi con l’Italia, segnando anche delle reti. Ricordaci quell’esperienza mondiale con la maglia azzurra.

“Un’altra esperienza indimenticabile che porto con me, perché essendo laureato in Giurisprudenza quella manifestazione dava spazio ai calciatori professionisti di vivere un esperienza internazionale, parteciparono anche Uruguay, Brasile ed altre nazionali. Giocammo in Serbia e noi arrivammo secondi dietro l’Ucraina, io realizzai tre rei, di cui una ai Quarti di Finali che ci valse la qualificazione contro la Repubblica Cieca e segnai anche in semifinale contro il Giappone, in finale invece perdemmo 3-2 ma meritavamo ben altra sorte. Resta un grande orgoglio aver vestito la maglia della Nazionale, seppur solo alle ‘Universiadi’.

Nella stagione in corso vi siete salvati con una giornata di anticipo e dopo aver risalito la china da un pozione traballante. Il tuo pensiero sulla fantastica rimonta?

“Premetto che è già la terza stagione da dirigente, forse il mio passato da capitano e potentino doc mi ha agevolato, ma voglio ringraziare il presidente Salvatore Caiata che ha creduto in me, mi ha dato questa opportunità e mi sono rimesso in gioco in un ruolo diverso da quello di giocatore. Ringrazio la società Potenza Calcio, il direttore Scalese e tutti quanti, dallo staff, giocatori, magazzinieri ed Ufficio Stampa. Abbiamo avuto due tecnici anche di spessore che forse on sono riusciti a raccogliere i frutti di quanto era stato seminato, anche se ogni stagione si riparte da zero, e poi con Gallo abbiamo ripreso la retta via e conquistato una salvezza che vale quanto un ‘playoff’ gettando le basi per la prossima stagione. E’ stata una rincorsa forse più emozionante delle altre due, dove il raggiungimento dei playoff ed arrivare a giocarcela con la Reggiana ha rappresentato la realizzazione di un sogno”.

Con voi sino a fine gennaio avete avuto l’ex capocannoniere del girone e barese Pietro Cianci. Raccontaci qualche aneddoto.

“Pietro è un ragazzo d’oro ed auguro il meglio, un professionista esemplare che voleva tanto rientrare nella sua Bari, chi lo conosce sa il suo amore per la maglia. Vi posso svelare due cose: uno che ha sempre il sorriso stampato e quando scende in campo, non tira mai la gamba e lotta anche in allenamento; l’altro, è uno che dice quello che pensa, schietto, e non soffre il freddo, e siccome lo vedevo sempre in felpa, gli dissi ‘Piè metti il giubbino’ e lui mi rispose in dialetto ‘u giubbin non lo sopport’. Pietro Cianci, un vero combattente e quando gli è arrivata la proposta sono andato da lui e gli ho ricordato che anche io feci la stessa scelta, quando ero un giocatore del Rimini, mi apprestavo a giocare la B ed alla chiamata della squadra della mia città sono sceso di categoria, senza pensarci due volte. A Pietro gli auguro di fare gol pesanti in questo finale di stagione, se lo merita davvero: Ho esultato e sono stato felice quando ha fatto quel gol al derby con il trenino, ed ho letto anche i complimenti che ha ricevuto dal sindaco. Lui ha i piedi di un brevilineo, forte di testa ed ha l’istinto animale del gol, un valore aggiunto”.

Concludiamo con l’impresa nell’anno del centenario che avete realizzato al San Nicola il 7 marzo scorso?

“L’abbiamo conclusa con un abbraccio a centrocampo tutti insieme compreso il presidente, il primo tifoso sempre ad incitarci. Con una battuta goliardica dico Gallo l’ha spuntata sui Galletti, scherzo ovviamente. Da dirigente è stata la vittoria più bella, auguro però al mio amico Pietro ed al Bari, squadra del meridione e piazza blasonata di ritornare quanto prima in palcoscenici che le spettano, lo meritano i tifosi e la società che ha fatto investimenti. Permettimi di ringraziare la Ssc Bari per aver pubblicato nella scorsa stagione la foto dello spogliatoio lasciato pulito ed in ordine, una buona usanza che con orgoglio rivendico la mia paternità e tutta Potenza ne va orgogliosa, a prescindere dal verdetto del campo, lasciamo pulito in casa d’altri e nostra”.

Un’ultima battuta su un altro giocatore barese che però non ha mai vestito la maglia della Prima Squadra del Bari, ma quella del Potenza, Peppe Genchi.

“Un ragazzo a modo che può sembrare estroverso, ma è un timidone. Ha delle qualità da giocatore di categoria superiore, forse anche da B, non so come si trova in serie D, ma è un attaccante completo, attaccante atipico, con un colpo di testa micidiale, e tiro devastante, ha segnato caterve di gol e gli auguro il meglio”. (Ph. Tess Lapedota)

Marco Iusco

 

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