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A proposito di cognomi “portati con disinvoltura”

Caro direttore,ho letto con amaro stupore le dichiarazioni, che la redazione del ”dabitonto.com” ha raccolto e pubblicato, della signora edda brunella negri mussolini. Quanti nomi e cognomi, a dire il vero! Che a ME sono apparse una “excusatio non petita” e, di contro, “una “accusatio manifesta”. Sì, sembra voglia dire la signora, mio nonno, il cui cognome “porto con disinvoltura” (disinvoltura? Forse, la signora non ha riflettuto sulla ambigua estensione semantica di codesto sostantivo: sicurezza, scioltezza, spigliatezza, spontaneità, ma spregiudicatezza, sfacciataggine, anche, spudoratezza, audacia), fu “mussolini” per 20 anni in italia, comunque, il contesto sociale, economico, politico, culturale è stato studiato? Quali forze sociali, economiche, politiche, tratteggiate da “persone” fisiche, furono corresponsabili insieme a mio nonno, ché egli diventasse per i posteri il “mussolini” del ventennio? Ché, continua con calmo, sereno sussiego la signora, se si studiasse la storia “senza odio, disprezzo, rancore, con obiettività”, gli italiani si riappacificherebbero, in quanto ”il sangue, le lacrime non possono avere colore politico”. La signora, caro Direttore, MI deve lasciare Dire che la Storia è stata Studiata: nelle Biblioteche, negli Archivi di Stato, provinciali e nazionali, nelle teche della “Rai” esistono migliaia di documenti, filmati; a “bizzeffe”, una grande quantità di Studiosi, Accademici e non, con autorevole Qualità Scientifica hanno Indagato, “analizzato” il ventennio e hanno Concluso che il di lei nonno, dopo le, sempre, infantili, folcloriche, goliardiche esperienze, con annesse sceneggiate, anarco – socialiste, fu il burattino – direttore del giornale “Il popolo d’Italia”, in seguito, il burattino – dittatore in mano ai medesimi burattinai che, quando vollero, come vollero, agli “altari” del potere lo innalzarono, nella polvere lo gettarono: il re vittorio emanuele III, gli industriali della grande industria metallurgica e siderurgica, i latifondisti e gli agrari del nord e del sud, il vaticano. Codeste le risultanze dell’Indagine Storica che, quando Prende in Considerazione i Fatti, i Documenti, Viene dai Fatti, dai Documenti medesimi Spogliata di ogni pregiudizio, presupposto ideologico e i Ricercatori  di ogni coinvolgimento emotivo nella drammaticità degli orrori umani che Raccontano, non  CapacitandoSi, però, dell’assurdità dei misfatti ad opera dell’uomo, che usa la sua facoltà di ragionare contro l’uomo. In ogni caso, che mussolini sia stato, si sia fatto, “pro domo sua”, strumentalizzare dalle forze, di cui sopra, non lo esime dalle sue gravissime responsabilità personali. Certo, il sangue è rosso in tutti, sia nei carnefici, sia nelle vittime! “Tamen”, se ci limitiamo ad omologare il colore del sangue, sia nei carnefici, sia nelle vittime, cadremmo nel vieto qualunquismo, costume molto apostolico di argomentare da parte degli uomini di bianco vestiti che, domenicalmente, in nome di un pacifismo irrealizzabile in un mondo in cui si ritiene fatale la categoria della povertà, causata dall’egoistico  inseguire il profitto irrefrenabile, si tenta di raccomandare a  coloro che hanno sofferto, soffrono di perdonare, di dimenticare le grassazioni, le soperchierie commesse da coloro che li hanno fatti, li  fanno soffrire. Invece, si può nutrire pena per coloro che non sanno, non sono consapevoli del male, di cui sono colpevoli, ma il perdono è oblio, rassegnazione, accettazione fatalistica della forbice sempre più larga tra la immane ricchezza illecita in mano a una risicata minoranza di ladroni e la inaudita miseria in cui gran parte degli uomini versano e vivono. Caro direttore, la signora, forse, non sa che  i più efferati criminali nazisti nell’intimità delle loro famiglie erano ”personae” (maschere) gradevolissime: amavano ascoltare, con ineffabile trasporto, la Musica Classica; erano tenerissimi con i loro figli, con gli uccellini, perfino, che allevavano con cura maniacale. Eppure, dopo baci e carezze ai piccoli e agli inermi “animalibus”, a tutti gli esseri viventi nel recinto sacrale della “famiglia”, valore irrinunciabile nella inestirpabile visione fascista (dittatoriale o democratica di destra e di sinistra) delle umane relazioni, si recavano in ufficio e si immergevano nella ricerca: del metodo più sbrigativo di sterminare 6 milioni di ebrei; dei pretesti più credibili, verosimili per scatenare una guerra apocalittica. Così, il nonno della signora: quanto scrupolo, ella narra, nel seguire i figlioletti con la paterna “controfirma” dei loro compitini, perché, così gli Storici Decrittano siffatti comportamenti del duce, egli, “coram populo”, doveva mostrarsi all’immaginario collettivo padre affettuoso che, oltre ad essere interessato, in modo totalizzante, ai destini della “patria”(se in una formazione umana, chiamata “patria”, quale che sia la consistenza numerica dei componenti di essa, c’è un centro autocratico o, artatamente,  assurto, con formalità, procedure democratiche, al compito di vergare le linee politiche, sociali, economiche, culturali alla sua periferia,  non v’è dubbio che il “dulce et decorum est pro patria mori” si consuma a favore del centro che, in realtà, impone come vivere e morire alla sua periferia, costretta a subire i “diktat” del centro, in nome del quale i figli di essa sono votati all’olocausto), si curava della formazione culturale e morale dei suoi pargoli, ostentando loro innegabile integrità e onestà nel rifiutare i regalini di niun valore che gli arrivavano dalla gente comune, mentre conservava nella sua bacheca quelli, preziosi, che riceveva dai capi di stato. Invece, l’Etica dell’integerrimo Uomo di Stato avrebbe imposto a mussolini di accettare i regali preziosi dei capi di stato, non a lui destinati, sebbene al popolo italiettino, che egli rappresentava, ponendoli a far bella figura nelle vetrine di qualche museo o del “palazzo”, come storici documenti dei rapporti internazionali dei governanti italiettini. Onesto il nonno della signora e cultore del valore della paternità? Da socialista, come sopra ho ricordato, mussolini diventa interventista e nazionalista. Fonda “Il popolo d’Italia”, dalle cui pagine induce il governo, guidato da antonio salandra, a denunciare la “triplice alleanza” con gli imperi centrali (austria ungheria e germania) e ad entrare nella “triplice intesa” e  in guerra  a fianco della francia, dell’ inghilterra, della russia. Il “patto di Londra” del 26 aprile 1915, firmato dal ministro degli esteri italiettino, sonnino, in gran segreto, a nome di vittorio emanuele III, non solo senza avvisare le potenze della “triplice”, ma anche il parlamento italiettino e, quindi, il popolo italiettino, sancì l’entrata dell’italietta nella “triplice intesa” con l’impegno che, entro un mese dalla firma del trattato, l’italietta doveva entrare in guerra. Per gestire e mandare avanti il suo giornale, mussolini si fece finanziare dal governo francese e costrinse la sua amante, Ida Dalser, dalla quale ebbe un Figlio, Nomato Benito Albino, a vendere tutto ciò che possedeva, restando priva di ogni bene. Diventato capo del governo, il nonno della signora abbandona la Dalser e sposa l’altra Amante, Rachele Anna Guidi. Ma la Dalser non si rassegna, perseguita mussolini che, per liberarsene, attraverso diagnosi mediche, prone a falsificare il di lei stato mentale, la fa chiudere in diversi manicomi, dove muore, distrutta nel fisico e nella mente, nel 1937.Anche Benito Albino subisce la medesima sorte della madre. Gli mutano il cognome in bernardi e lo rinchiudono in manicomio dove nel 1942 muore, ufficialmente, per deperimento fisico. In Verità, per avere subito vere torture con ripetute iniezioni di insulina che lo mandano, ripetutamente, in coma. Ancora, onesto il nonno della signora? Quando il 27 aprile del 1945, mussolini fu  fermato a dongo da una colonna di partigiani, era accompagnato da un tesoro, tra gioielli e valuta pregiata, quantificabile in 8 miliardi di lire dell’epoca, poi, miserabilmente, sparito. E beh, siamo italiettini, brava gente! Caro Direttore, in questi giorni sto Leggendo il “Diario inconsapevole “ del Regista, Premio Oscar, Giuseppe Tornatore. Tornatore pubblica nel suo “Diario” una sua Intervista  al Regista, Riccardo Freda, che, purtroppo, aveva girato un film con un produttore in odore di camorra, comunque, a suo dire, “intelligentissimo” nel gestire la produzione del film. Tornatore, di rimando, Gli fa notare: ”E’ una provocazione la sua. I malavitosi commettono reati gravi, gravissimi” E Freda Gli Offre una Risposta di una ovvietà, tanto lapalissiana, da sembrare banale, mentre, se su di Essa ci Soffermassimo un istante, dovremmo essere costretti a Riscrivere i libri di Storia e a Riflettere sul nostro presente sotto la ”spada di damocle” di una devastante guerra nucleare: ”Mah, gravi…! E quelli che decidono una guerra non commettono crimini gravi ? Chi è peggio? Fanno cose spaventose, massacrano bambini, donne. Al confronto, i mafiosi diventano quasi dei gigli. Al massimo sopprimono i nemici, ma mai si sognerebbero di ordinare i massacri che fanno le cosiddette persone per bene.”. Ebbene, caro Direttore, si può portare in giro ”con disinvoltura” il nome di un dittatore, come si gloria la signora, che dalle pagine del ”Popolo d’Italia” si fece mallevadore della “prima guerra mondiale”? Pagato dai francesi, in combutta: con i padroni delle ferriere italiettini, che dalle commesse di stato avrebbero tratto guadagni faraonici (la “Fiat” degli agnelli prima della “prima guerra mondiale” possedeva un capitale interamente versato di 15 milioni; al termine della guerra ne aveva di 200 milioni); con vittorio Emanuele III, informato male, reputando teleologizzati contro l’istituzione monarchica i reiterati moti di piazza, alla vigilia di un evento di spaventosa, cruenta, potente vastità, che vedevano protagonisti, soprattutto, i giovani, pensò di raffreddare le piazze, mandandoli in guerra a migliaia, al massacro contro i giovani tedeschi e austriaci. In aggiunta, caro Direttore, ad onta del tempo che scorre; che, quale fiume in mare, molto trasporta, non di rado, nella disinteressata, indifferente dimenticanza, cosa avrebbe potuto insegnare ai suoi figli e la sua memoria quale esempio di probità può dare ai suoi nepoti un dittatore, elevato ai nefasti del potere, come nell’”Incipit” di questo mio Scritto ho Denunciato, dagli industriali e dagli agrari per vendicarsi del presunto affronto, loro inferto dagli operai e dai braccianti agricoli, che nel “biennio rosso (1920-1922)” avevano occupato fabbriche e terre, spesso, incolte ?  I negrieri, infatti, avevano  ottenuto il rifiuto dal capo del governo, giolitti, di farle sgomberare con l’intervento della polizia o dell’esercito, magari a cannonate, come aveva fatto nel 1898 il generale bava beccaris a milano contro la folla che chiedeva solo pane. E la vergogna della “soluzione finale della questione ebraica” di hitler, delle “Leggi razziali” di nonno mussolini? A causa delle quali molto patirono negli alberghi nazisti, dotati di “camere a gas”, non gli ebrei che starnazzavano (e starnazzano) acquartierati nelle borse di milano, di parigi, di londra, di francoforte, di new york, di tokyo, ecc., ecc. ecc; che benedicevano e scomunicavano dittatori (e benedicono e scomunicano); che gestivano (e gestiscono), pertanto, la finanza mondiale; che finanziava (e finanzia) l’industria pesante mondiale, produttrice  della suppellettile, utile per arredare i campi, i mari, i cieli di innocenti corpi aurorali  massacrati, ma, per la maggior parte, salvo eccezioni,  gli ebrei dei ghetti, sparsi in tutta l’europa. E la comunicazione agli italiettini osannanti, da parte di mussolini, dalla loggia di “Palazzo Venezia”, che “era l’ora giunta delle irrevocabili decisioni” di portare l’italietta nell’inferno della “seconda guerra mondiale”? Decisioni sue? O della massoneria internazionale che, “d’antan”, fa e disfa, a suo piacimento, come le parche, il destino degli uomini? Concordo, invece, con la signora eddabrunellanegrimussolini sull’Altissima, Dignitosissima Personalità della Nonna Rachele. Una Donna, la cui Vita Tragica avrebbe Meritato di essere Cantata e, quindi, Eternata da uno dei grandi  Tragedi Classici: dovette dividere il suo uomo nel virtuale gineceo in cui l’adultero faceva entrare le sue amanti; Piangere la morte di Bruno, suo Figlio; fare i conti con lo scempio, a “piazzale loreto in milano”, del corpo del suo uomo, con la fucilazione di suo genero, marito della figlia Edda, infine, con la diaspora della sua famiglia. Eventi di inaudito Dolore con Assoluta Dignità Vissuti. L’unico appunto che Le si può fare è quello di essersi innamorata di un uomo non degno di Lei. Uomo che, nonostante tutto il male perpetrato all’Umanità, aveva, con i quindici gerarchi, non tutti di prima scelta, fermati dai partigiani a dongo con lui, in fuga con lui, DIRITTO ad un PROCESSO. Invece, appena bloccato, dopo poche ore, fucilato con i suoi camerati. Terminava con la “macelleria messicana”, a detta di Parri, in dongo la missione della resistenza alfieriana, non al fascismo, ma al regime di mussolini. Quale inenarrabile illusione fu quella di ponzare che, ucciso mussolini e qualche sfortunato gerarca, noi italiettini ci fossimo liberati del fascismo! Che continuò, avvalendosi, ancora, dell’ipocrita tormentone ”dio, patria, famiglia”, per 50 anni, incarnato in altri impresentabili fascisti, appellati democattolici. Il vecchio nuovo o riciclato o rinnovato o rinfrescato si apriva al futuro con una strage e le sue metastasi hanno attinto il nostro oggi, il nostro presente. Caro Direttore, Tanto mi hanno Dettato i miei Libri e le mie Sofferte, Quotidiane Riflessioni.

Pietro Aretino, detto Gaetano Avena.

 

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