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A quando un autentico patto contro le baby-gang?

Non si allenta la morsa delle cosiddette ‘baby-gang’ che oramai spadroneggiano anche in comuni e cittadine fino a poco tempo fa immuni dalle degenerazioni violente dell’età evolutiva in ragazzi e ragazze. Passeggiate in pieno centro, in orari di passeggio per famiglie e ragazzi, si trasformano sempre più spesso in momenti di terrore a causa di questi gruppi alla ricerca di emozioni forti – …diciamo così- che girano indisturbate. Da un po’ di tempo pure per le vie più trafficate di Corato. È di pochi giorni fa, difatti, la notizia dell’ennesima aggressione ai danni di un 15enne derubato sotto la minaccia di botte, in pieno giorno e in pieno centro. Per la psicologa Daniela Sannino la violenza non è solo la manifestazione dell’aggressività, ma soprattutto dell’affermazione del sé. “Ormai viviamo in un periodo storico in cui prevale l’individualismo” afferma la psicologa. “Il gruppo in adolescenza non sostiene più, non è il contenitore dell’appartenenza che confina e previene disagi, ma si orienta alla logica del super eroe, alla competizione. Molto hanno contribuito le innovazioni tecnologiche, i social, che in pochi anni hanno invaso le nostre vite e le hanno cambiate ulteriormente durante la pandemia, facendo venir meno la differenza fra virtuale e reale, il riconoscimento dei limiti, già difficile nella fase adolescenziale”. Per lo psicologo Antonio Di Gioia le cronache raccontano di continui assedi ai giovanissimi, che spaventano e preoccupano tutti. “Non si può impedire ai ragazzi di uscire e nemmeno pensare che la soluzione possa esclusivamente essere l’implementazione di interventi di forza pubblica, reparti speciali e comunque soltanto di azioni repressive” spiega lo psicologo. “È di fondamentale importanza la necessità che famiglie e Istituzioni collaborino per riavviare modelli di processi di socializzazione, che promuovano appartenenza, cooperazione ed educhino al riconoscimento dell’alterità, al rispetto, in modo da concretizzare azioni di prevenzione mirate. Non è più il tempo della divisione, dei conflitti, degli attacchi e dei giudizi, ma il momento di far crescere i bambini e i ragazzi con modelli di riferimento diversi e collaborativi, educare alla cooperazione già dalle scuole della prima infanzia, con percorsi di educazione alla socio-affettività”. “Le relazioni sociali hanno un ruolo rilevante nella realizzazione di sé, nella promozione del benessere psicologico” aggiunge la dottoressa Sannino. “Bisogna riumanizzare le persone per promuovere stili di vita improntati a relazioni sociali positive”. E per concludere: “i traumi che derivano da azioni che minacciano e sfociano nella violenza provocano, in ogni caso, delle conseguenze come nella vicenda di cui parliamo”, spiega infine Di Gioia. “Il ragazzino derubato si è rifiutato per giorni di uscire di casa, spaventato e terrorizzato. In questi casi è auspicabile l’intervento di un esperto, per superare l’insicurezza e la paura. Chi fa parte di questi gruppi ha soprattutto bisogno di un aiuto serio e continuativo. Per questi ragazzi mostrarsi è l’unica cosa che conta, con qualsiasi mezzo e risultato, tanto è vero che le aggressioni avvengono in orari e luoghi facilmente individuabili”. E adesso, dopo le belle parole e spiegazioni di esperti e psicologi, si attendono con ansia i provvedimenti di chi dovrebbe tutelare pure la libertà di quei ragazzi e ragazze che rispettano le regole. E non girano indisturbati in centro con lo scudo della ‘baby-gang’ malmenando e minacciando chi gli capita a tiro…ma i loro genitori, scusate, dove sono?

Francesco De Martino

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