A rischio circa 50mila alberi di ulivo per il fotovoltaico
Non è solo la "Xylella-fastidiosa" a mettere in pericolo la filiera olivicola e olearia pugliese

Non c’è soltanto il pericolo di contagio della Xylella fastidiosa a minacciare l’olivicoltura a Bitonto, poiché nei prossimi mesi nel territorio della “Città dell’olio” per eccellenza potrebbero essere a rischio circa 50mila alberi di ulivo, che potrebbero essere espiantati per fare posto a cinque nuovi impianti agrivoltaici-fotovoltaici. A paventare la possibile strage di ulivi nell’agro bitontino è il presidente pugliese di Cia-Agricoltori italiani nonché presidente del consorzio “Italia olivicola”, il bitontino Gennaro Sicolo, che con una nota ha lanciato il grido di dolore della filiera olivicola ed olearia del Comune alle porte di Bari, tradizionalmente rinomato a livello nazionale e mondiale per la sua produzione di eccellenza di olio extravergine di oliva, non a caso storicamente conosciuto con l’attributo di “cima di Bitonto” (o, più comunemente, con l’indicazione di “ogliarola barese”), per le sue particolari e quasi uniche caratteristiche organolettiche ed olfattive. “Cinquantamila espianti di ulivi avrebbero un impatto devastante” ha dichiarato Sicolo nella nota di denuncia di Cia-Puglia, spiegando che “è a rischio anche la sopravvivenza di una coltura e di una cultura, quella olivicolo-olearia, che rappresenta l’identità, la storia, il presente e il futuro del territorio bitontino, da sempre caratterizzato dai suoi ulivi e da un olio extravergine d’oliva che è un’eccellenza nazionale”. Motivo per cui la Cia-Agricoltori Italiani, di cui lo stesso Sicolo è anche vice presidente nazione, “è fermamente contraria a questa massiccia, pervasiva e devastante aggressione e trasformazione del territorio”, annunciando la presentazione di un ricorso al Tar-Puglia, per far valere quantomeno il rispetto delle prescrizioni imposte in sede di autorizzazione unica, tra cui il censimento degli ulivi in buono stato e la loro messa a dimora in un’altra località idonea, al fine di non ridurre il cospicuo patrimonio olivicolo locale e le potenzialità produttive del comparto. Con ulteriori tre ricorsi, Cia-Puglia ha impugnato gli ulteriori progetti che, al pari dei cinque presentati nell’agro bitontino, “sono stati incredibilmente esclusi dalla procedura di Via (ndr – Valutazione di impatto ambientale) dalle Amministrazioni preposte”. Infatti, ha commentato il presidente di Cia-Puglia, “l’esclusione dal procedimento di valutazione d’impatto ambientale non trova alcuna giustificazione a nostro avviso, tenuto conto delle caratteristiche dei singoli progetti e con riguardo al loro impatto complessivo”, poiché – secondo Cia-Agricoltori Italiani di Puglia, assistita in questa battaglia legale dagli avvocati Pasquale Procacci e Carmine Rucireta – non è stato considerato che le dimensioni di ogni singolo impianto e la distanza ravvicinata tra gli stessi avrebbero dovuto certamente indurre le Amministrazioni competenti a sottoporre alla valutazione d’impatto ambientale i progetti, anche e soprattutto in ragione degli impatti cumulativi delle diverse iniziative. “Stiamo promuovendo una battaglia legale – ha commentato inoltre Sicolo – per la difesa del territorio e delle colture tradizionali che rischiano di essere sostituite con nuove piante, appositamente selezionate per la coltivazione superintensiva”, assicurando che la Cia pugliese andrà avanti con le carte bollate, “per impedire che il nostro territorio sia desertificato, irrimediabilmente compromesso, e che un’intera economia possa essere distrutta da progetti così numerosi e impattanti”. Infine, il vertice regionale di Cia-Puglia, ha concluso con l’auspicio “che l’opinione pubblica, i semplici cittadini, tutta la comunità di Bitonto e i rappresentanti delle istituzioni prendano consapevolezza di quanto sta accadendo e che si mobilitino assieme a noi per impedire che il territorio di Bitonto sia mortalmente ferito e stravolto”. Da ciò l’invito finale di Sicolo e dell’Organizzazione sindacale degli agricoltori rappresentata alle istituzioni comunali, regionali e Area Metropolitana “a definire le aree per questi impianti, in modo da non sacrificare il patrimonio arborio, olivicolo e altre produzioni di pregio”. Per onore di cronaca facciamo presente che i cinque progetti in agro di Bitonto esclusi dalla Via con provvedimenti della “Città metropolitana di Bari”, per la realizzazione di altrettanti nuovi impianti agri-fotovoltaici e che potrebbero essere attuati qualora i rispettivi iter amministrativi in atto dovessero arrivare a buon fine, sono i seguenti: – il più impattante, che prevede l’espianto di circa 30.000 ulivi, è quello proposto da PV Verde Srl, per un impianto di agrivoltaico di potenza pari a 86,79 Mw; – altri 7mila espianti sono previsti per un intervento proposto da PV Blu Srl (agrivoltaico) per 19,91 MW di potenza; – stesso numero di espianti, circa 7mila, sono previsti per il parco fotovoltaico proposto dalla GDS Sole Srl, impianto da 9,31 MW; – il quarto progetto per numero di ulivi da espiantare, circa 4000, è quello proposto da PV Sol Srl (agrivoltaico) per 19,89 MW; – il quinto intervento, con una previsione di circa 1800 espianti di ulivi, è quello proposto dalla società GDS Sole Srl (fotovoltaico) per 4,83 MW di potenza. Occorre ricordare che nel territorio di Bitonto, a tali consistenti interventi, è necessario aggiungere un ulteriore progetto, già autorizzato con A.U. n. 146/2023 e realizzato dalla società GDR Solare (fotovoltaico), che ha già causato l’espianto di circa 2.100 alberi di ulivo. In definitiva, altre cinque progetti che, se si andassero ad aggiungere a quest’ultimo già portato a termine, potrebbero portare verosimilmente a ricadute ambientali ed economiche negative per un territorio, quello di Bitonto per l’appunto, da sempre considerato una delle “patrie nobili” dell’olio extra vergine italiano di altissima qualità.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 13 Febbraio 2026



