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A S. Maria si renda… Giustizia

Per la prima volta in Europa viene approvato un PON (programma operativo nazionale) tutto dedicato alla cultura e al turismo. Il piano prevede lo stanziamento di 491 ml di euro a favore delle regioni del Sud. Non si sa quanti di questi milioni toccheranno alla Puglia, si sa solo che a beneficiarne saranno le aree archeologiche di Manduria ed Egnazia, il complesso di Santa Maria della Giustizia di Taranto e i castelli di Bari e Trani. Mezzo miliardo di euro in tempi come questi è una signora cifra. A ‘proteggerla’ sarà un Comitato di Sorveglianza composto da trenta rappresentanti delle Istituzioni coinvolte: UnionCamere, Camere di Commercio, Confartigianato… Si confida in un impiego adamantino di questa risorsa. Ma chi  assicura il contribuente in ordine alla ‘qualità’ degli interventi? Nessuno si è degnato di spiegare in cosa consistono gli interventi previsti per Bari, Taranto, Manduria, Trani ed Egnazia. E poi, perché beneficiare proprio quei cinque siti fra i tantissimi altri bisognosi d’intervento e/o di valorizzazione presenti sul territorio regionale? Qualcuno deve aver stilato una (ci auguriamo motivata) graduatoria di priorità. L’uomo ella strada ne ha preso atto?… Se non altro fa piacere che questa pioggia di soldi bagni una delle tante risorse di cui la Puglia dispone ma escluse dall’attenzione di guide e tour-operator. Ci riferiamo al monastero di Santa Maria della Giustizia che sorge a Taranto nei pressi della foce del Tara. Il complesso, che risale agli inizi del XII sec., sorge su un’area dove in età classica furono scavate fosse per la raccolta del sale ; fosse successivamente adattate a sepolcri. Abbandonato nel 1725, il complesso fu trasformato in masseria. Come tale smise di funzionare nell’ultimo dopoguerra, quando Taranto imboccò la svolta industriale. Inglobato nell’area della Raffineria Agip nel 1960, il monastero languì un’altra ventina d’anni prima che il Demanio dello Stato lo assegnasse alla Soprintendenza Archeologica di Puglia. A prendersene cura, nel 1985, fu l’Archeoclub di Taranto, che nel 2003 ha portato a compimento un  intervento restaurativo dell’interno dell’ala nord. Siamo però ancora lontani da una piena fruizione del sito. Il completamento del lavoro di restauro, che il Ministero per i beni e le attività Culturali ha affidato all’Eni, nella cui area rientra il complesso monumentale, non risulta effettuato. Resta poi il problema della salubrità dell’aria, della difficoltà di raggiungere il sito attraverso la SS.106, il danno paesaggistico (irrimediabile) rappresentato dai serbatoi della raffineria che impediscono la vista del mare… Ma sono in arrivo i fondi Pon. Auguriamoci fondi sufficienti, impiegati razionalmente e in assenza di contrasto tra le figure istituzionali ed economiche chiamate in causa perché a S. Maria si renda… Giustizia. 

Italo Interesse

 

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