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A San Giuseppe la tavolata ‘apostolica’

In alcuni spazi della periferia di Bari non ancora intaccati dall’edilizia, ai margini di poderi abbandonati si comincia ad accatastare legname di scarto. Manca una settimana ad una delle ricorrenze più sentite : il giorno di San Giuseppe. L’accensione del falò avverrà, come da tradizione, al tramonto. La tradizione, già… Quella di San Giuseppe sta svanendo allo stesso modo in cui questo nome glorioso va sparendo dai registri anagrafici. Non avessero inventato la Festa del Papà, chi più si ricorderebbe oggi del 19 marzo?  Rimane la zeppola, che da noi, quando non al forno, andrebbe fritta nello strutto. E invece adesso si usa l’olio d’oliva. Non bastasse, ora l’industria sforna solo impasti surgelati. E allora anche la peggiore delle casalinghe o il più pigro dei pasticcieri possono farcire l’impasto scongelato con un crema preparata alla garibaldina sciogliendo il contenuto di una bustina nell’acqua o nel latte a seconda dei casi, aggiungere un’amarena disidrata sotto vuoto e voilà il surrogato della zeppola!… San Giuseppe una volta era festa maiuscola, motivo di imponenti adunate famigliari, occasione per rispolverare usi secolari, come la Tavola degli Apostoli, l’altarino e, si diceva prima, il falò. Una volta anche le famiglie meno ricche usavano allargare la propria tavola ai poveri. Essi dovevano essere in numero di dodici. Una volta preso posto, ciascuno degli invitati assumeva il nome di uno degli apostoli e lo manteneva con gioia conviviale sino al termine (i dodici facevano a gara ad accaparrarsi i nomi più prestigiosi, come quello di Pietro o degli Evangelisti ; l’ultimo, al quale sarebbe spettato chiamarsi Giuda, si ribattezzava Mattia, nome del discepolo chiamato a ricomporre il numero apostolico). Alla fine del pranzo, dopo un breve momento di preghiera, gli ‘apostoli’ portavano con sé quanto era avanzato di quel desco così ricco. Quanto all’altarino, esso veniva allestito sfruttando una mensola o in mancanza il ripiano di un comò su cui la padrona di casa stendeva un lenzuolo ricamato. Una volta sistemato il quadro del Santo, intorno vi si disponevano fiori e candele in quantità. Ad una certa ora della sera le donne di famiglia e quelle del vicinato si raccoglievano davanti all’effigie del Santo per recitare le litanie ‘approvate’ (si tratta delle litanie approvate da papa Pio X con decreto della Congregazione dei Riti del 18 marzo 1909). Infine il falò. Quando la catasta si era quasi consumata e i carboni erano ardenti, la gente raccoglieva quei tizzoni dentro contenitori in rame e li portava a casa : era il fuoco benedetto di San Giuseppe che nei giorni a seguire avrebbe alimentato caminetti e bracieri. La mattina dopo i contadini che si recavano al lavoro raccoglievano la cenere per spargerla ai piedi degli alberi ; si riteneva propiziasse il raccolto.

Italo Interesse

 

 

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