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A San Martino ogni mosto…

Prima che la mano dell’uomo stravolgesse il clima, non era difficile in questo periodo che, dopo il primo freddo, la temperatura si rialzasse rimanendo stabile per alcuni giorni prima di andare incontro ad una brusca e gelida svolta. Allora – oggi non è più così – si parlava di Estate di San Martino. Il nome trae origine dalla famosa leggenda del mantello, secondo cui Martino di Tours, mentre in una giornata gelida cavalcava sotto un cielo plumbeo, incontrò un mendicante che tremava dal freddo. Toccato, non esitò a tagliare in due il proprio mantello per offrine la metà al poveraccio. Poco dopo Martino incontrò un altro mendicante nelle medesime condizione del primo. Ancora senza esitare, il futuro santo donò allo sconosciuto la metà di mantello che gli era rimasta. Subito dopo il cielo si schiarì, spuntò il sole e la temperatura si fece mite. Quella notte a Martino apparve Gesù sorridente e avvolto in quello stesso mantello il quale diceva agli Apostoli :’Ecco Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito’. Quando Martino si destò, era avvolto dal suo mantello, assolutamente integro… Secondo la tradizione quell’indumento venne conservato prima dalla corte merovingia, poi da quella carolingia, prima di essere smembrato e distribuito fra i tanti santuari dedicati a Santo. Il culto di San Martino ha dato vita a tradizioni diverse in ogni regione d’Italia. Per la Puglia ne segnaliamo tre. A Molfetta, oggi, si usa mettere in tavola ‘frittelle’ d’ogni tipo : alla cipolla, al tonno, con la mozzarella, con mortadella e provolone, con rape e carne… In molte località del Gargano è usanza in questo giorno condire certe pietanze con una salsa ottenuta facendo macerare per un mese acciughe ricoperte d’aceto ed erbe aromatiche (l’invenzione di questa salsa viene attribuita a San Martino il quale, divenuto monaco e vivendo di questua, usava raccogliere soprattutto le acciughe invendute che i pescatori offrivano). Nel Salento, invece, è uso in questo giorno imbandire grandi tavolate annaffiate da vino novello (a San Martino ogni mosto diventa vino…). Il vino novello, da non confondere col vino ‘nuovo’, non si presta ad essere conservato per più di alcune settimane per il fatto d’essere ottenuto con la tecnica della macerazione carbonica. Va perciò consumato subito. Tale necessità giustifica in questo giorno bevute solenni. Bevute dalle quali non sono esclusi nemmeno i ragazzi, tant’è che per costoro questo giorno rappresenta simbolicamente l’ingresso nella cerchia degli adulti. Anticamente, anche in Puglia, a San Martino scadevano i contratti che legavano i contadini ai proprietari dei terreni.

Italo Interesse

 

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