De Trizio: “La società sta mettendo su uno squadrone che farebbe bene anche in serie B”
12 Luglio 2019
Phisis, il teatro-natura
12 Luglio 2019

A San Severo i covoni in fiamme

Prima dell’avvento della mietitrebbiatrice, il grano, una volta falciato, veniva raccolto in covoni. In un secondo momento si provvedeva alla raccolta di questi fasci conici e al loro trasferimento nelle aie, dove avveniva manualmente la separazione dei chicchi dalla paglia e dalla pula. La raccolta doveva essere sollecita, essendo i covoni particolarmente vulnerabili al fuoco. E siccome la distanza tra un covone e l’altro era ravvicinata, bastava che se ne incendiasse uno per dire addio all’intero raccolto. Il 15 luglio 1948, nelle campagne di San Severo, 157 covoni presero fuoco… Fu un incendio doloso, avvenuto alla luce del giorno, a volto scoperto. Un gesto spaventoso che si spiega (non si giustifica) con la rovente atmosfera politica di quei giorni. Ventiquattr’ore prima, a Roma, Palmiro Togliatti, era stato gravemente ferito da Antonio Pallante, un giovane anticomunista.A poche ore di distanza l’Italia veniva investita dal più grande sciopero della sua storia, scoppiato ovunque in modo spontaneo e caratterizzato da gravissimi disordini. Complessivamente il bilancio fu di 7 morti e 120 feriti tra le forze di polizia e 7 morti e 86 feriti tra i cittadini. Se Togliatti non fosse sopravissuto ai tre proiettili che lo colpirono, il bilancio dei disordini  sarebbe stato ben più grave. Tre di quelle morti insanguinarono la nostra terra. A Gravina tremila manifestanti occuparono il pastificio Divella, visto come la più alta espressione locale del capitalismo e della sopraffazione borghese a danno della classe proletaria. Prontamente accorsi, Carabinieri furono affrontati con una sassaiola e colpi d’arma da fuoco. Due militi vennero feriti, uno dei quali venne “trascinato all’interno del cortile della Camera del Lavoro e lì derubato del portafogli, disarmato di pistola e mitra e infine pesantemente colpito al capo”. Sul fronte opposto perse la vita tale Michele D’Elia, un bracciante comunista pregiudicato e addosso al quale le forze dell’ordine trovarono “una pistola carica con cinque colpi e tredici cartucce”. Le altre due vittime si registrarono a Taranto : Nel corso dello sciopero dei lavoratori dei cantieri navali e delle officine, forze di polizia caricarono la folla dinanzi alla Camera del Lavoro uccidendo l’operaio Angelo Gavartara e ferendo altri quattro manifestanti ; rimase gravemente ferito anche l’agente di PS Giovanni D’Oria, che sarebbe deceduto qualche giorno più tardi in ospedale. In parallelo a quegli scontri, unarmeria nei pressi della Camera del Lavoro veniva assalita da alcuni facinorosi i quali portavano via sette fucili, numerose cartucce e coltelli da caccia”. Al funerale di Gavatara presero parte diecimila persone. Quanto al resto della Puglia, a Bari si registrarono alcuni blocchi stradali ; durante i tumulti una donna fu colpita da una pallottola alla natica. A Barletta i comunisti devastarono la sede della Democrazia Cristiana. A Troia i rivoltosi cercarono di far sospendere la trebbiatura. A Cerignola, città ‘rossa’ per antonomasia, si registrò l’astensione totale dal lavoro. Infine San Severo, come detto.

 

Italo Interesse

 

 

237 Visite totali, 6 visite odierne

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *