Cultura e Spettacoli

A Santa Candida canti, zampogne e fiaccole

‘Natale in grotta’ è una simpatica iniziativa dell’Archeoclub Italo Rizzi, che invita tutti, anche i non soci, oggi in Lama Picone

Le chiese rupestri, di cui è ricco il territorio pugliese, consistono in edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo esse sono andate incontro a trasformazioni d’uso: abitazioni, ricoveri per animali, frantoi, magazzini… Sono un’importante testimonianza della presenza di quelle comunità religiose medievali che, avversate anche in territori lontani dal nostro, trovarono rifugio negli incavi (poi allargati a forza di piccone) delle gravine pugliesi. Spesso soggette a rimodulazioni, talune chiese rupestri, pur nella sostanziale impostazione latina, presentano elementi bizantini, o viceversa chiese architettonicamente greche  presentano spazi liturgici di tipo latino. Alcune conservano ancora tracce di affreschi. Quasi assenti, invece, gli elementi scultorei, che, più facili da depredare, al presente fanno bella nostra di sé in musei, saloni e giardini privati. La zona più ricca di chiese rupestri è il tarantino: celebri i monumenti di Laterza, Mottola, Massafra e Ginosa. Ma anche nel barese queste meraviglie non mancano. Consideriamone l’esempio più eclatante: Una scultura, così è stato definito il complesso ipogeo di Santa Candida. Questa chiesa rupestre, scavata nella sponda rocciosa di quello che fu un corso d’acqua imponente (il Picone) e che scorreva a nord di Bari, risale al X-XI secolo ed è con i suoi 120 mq la più grande basilica rupestre pugliese. Poco c’è mancato non venisse distrutta: Durante i lavori di costruzione della Tangenziale le ruspe che scavavano lungo i fianchi rocciosi dell’antico alveo per ricavare il pietrame necessario a stabilizzare la sede stradale, furono prossime ad aggredire questo gioiello di arte povera. Ma un uomo, inerme osò frapporsi tra la protervia delle ruspe e l’ingresso dell’ipogeo con lo stesso coraggio, fatte le dovute proporzioni, col quale nel 452 Papa Leone I, nel mantovano, andò incontro ad Attila per dissuaderlo dal procedere nella sua avanzata verso Roma. Quel pontefice riuscì ad arginare l’avanzata barbarica. Allo stesso modo l’uomo di cui si parla riuscì a fermare un differente tipo di aggressione. Si chiamava Italo Rizzi e fu il fondatore dell’Archeoclub di Bari, oggi a lui intitolato. Vivacissima realtà associativa, l’Archeoclub Italo Rizzi opera sul territorio allo scopo di divulgare la conoscenza del nostro patrimonio storico, artistico, archeologico e monumentale. Tale divulgazione avviene attraverso conferenze, incontri di studio, seminari, escursioni, visite guidate … L’ultima iniziativa si chiama ‘Natale in grotta’. La grotta in questione è proprio la Basilica rupestre di cui sopra e che l’Archeoclub ha ‘adottato’ per difenderla da ogni abuso e diffonderne la conoscenza. Appuntamento dunque oggi alle 16:00. Si accede a Lama Picone da via Carlo Alberto dalla Chiesa. L’invito è rivolto anche ai non soci. In programma, canti natalizi al suono delle cornamuse e alla luce delle fiaccole. Occasione da non perdere.

 

Italo Interesse

 


Pubblicato il 23 Dicembre 2023

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