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A Santo Spirito l’igiene ambientale non è di casa

A Santo Spirito non c’è solo il problema della fogna nera che fuoriesce dai tombini, invadendo il locale lungomare di liquami, ogni qualvolta si verifica una pioggia intensa, ma a lasciare basiti molti cittadini che si recano   sul lungomare Cristoforo Colombo della ex frazione è anche lo stato di sporcizia in cui versa l’area di alaggio e varo delle barche nel bacino portuale. Infatti, un’intera area contigua allo specchio del porto e quasi in corrispondenza della locale piazzetta di San Francesco si presenta da molte settimane invasa da una coltre di alghe disseminata di buste di plastica, carte, pezzi di tavole e financo qualche troco e mascherina anti-Covid. Uno “spettacolo” che già a vista lascia intuire lo stato di trascuratezza ed abbandono in cui versa quella che un tempo era nota come la “Marina di Bitonto”, essendo stata Santo Spirito frazione di Bitonto fino al 1928 e da allora passata sotto Bari. Infatti, non sono soltanto di carattere igienico le principali problematiche che assillano questa comunità, ora della periferia barese, cresciuta a dismisura negli ultimi quarant’anni. Tanto da essere passata dai 4-5mila abitanti in pianta stabile degli anni Settanta del secolo scorso ai 16mila e passa attuali, dovuti sia alla realizzazione di interi nuovi quartieri, quali Catino, San Pio e Torricella, sia alla costruzione all’interno del tradizionale ed originario borgo di palazzi che hanno sostituito molte vecchie ville od abitazioni singole, facendo così aumentare a dismisura la densità urbanistica di quello che un tempo era stato concepito essenzialmente come luogo di villeggiatura estiva e residenza per pescatori e contadini della zona. Uno sviluppo urbanistico, quello degli ultimi 30-40 anni a Santo Spirito, non accompagnato da adeguati interventi infrastrutturali che ora, però, sta creando non poche problematiche alla comunità ivi residente. E tra queste figurano sicuramente sia quello della carenza di parcheggi e, conseguentemente, del traffico interno che quello        dei passaggi a livello e binari di Rfi che un tempo erano esterni all’area abitata, ma che ora invece, con i tre nuovi quartieri di Catino, San Pio e Torricella a monte della ferrovia, rappresentano una vera e propria spaccatura in due dell’area urbana della ex frazione. Se a ciò, poi, si aggiungono i disservizi di varia natura che, come lamentano tanti residenti, l’Amministrazione barese da anni ormai riserva a Santo Spirito o, forse meglio, all’intero “V Municipio” di decentramento amministrativo di cui l’ex borgo è parte insieme all’attigua Palese, allora il “quadro” reale delle condizioni in cui versai tale popolosa comunità dell’estrema periferia nord di Bari si fa ancora più desolante. Infatti, la denuncia che alcuni cittadini di Santo Spirito hanno voluto fare, attraverso questo servizio, per la mancanza di pulizia da diverse settimane da parte del Comune di Bari della battigia della locale ansa portuale “è solo la punta di un iceberg di una lunga serie di disservizi e trascuratezze dell’Amministrazione barese verso questa realtà”, come ci hanno tenuto a sottolineare gli stessi denuncianti. Infatti, “emblematico – a detta degli stessi – è lo stato in cui versa buona parte del lungomare, con la presenza da anni di ruderi costieri (ndr – l’ex ristorante “Il Galeone” ed ex deposito della Mitiladriatica) ed impianti di illuminazione obsoleti o fatiscenti”. Ma c’è anche un problema di viabilità contestata da una larga fascia di residenti, operatori commerciali e villeggianti estivi, che mal sopportano gli stravolgimenti apportati negli ultimi tempi al sistema viario interno dall’Amministrazione barese e che è causa di tanti disagi per la cittadinanza, oltre che di ricadute negative per molte attività commerciali del posto. Insomma, la situazione urbanistica, ambientale e di vivibilità per molti cittadini di Santo Spirito è tutt’altro che “rose e fiori” all’ombra di Bari, come invece alcuni politicanti locali vorrebbero far credere. Infatti, per una larga fetta di cittadinanza “meglio sarebbe – hanno esclamato convintamente e senza mezzi termini i denuncianti del disservizio igienico nell’area del porto – se la mai tramontata “marina di Bitonto” insieme all’attigua Palese si potessero autogovernare amministrativamente, divenendo Comune autonomo”. Infatti, se  un’ area come quella della zona porto che a Santo Spirito, per la sua centralità, dovrebbe essere un vero “biglietto da vista” della ex frazione costiera, è invece trascurata financo per un banale servizio di pulizia, con tutto ciò che questo comporta ai fini igienici ed ambientali, figuriamoci per tutti gli altri che da Bari verosimilmente sono parimenti affrontati, o non lo sono affatto.

 

Giuseppe Palella

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