Cup, 118 e servizi informatici, è giunta l’ora delle internalizzazioni
20 Giugno 2020
Antenucci: “Vogliamo riuscire nell’impresa perché siamo un gruppo coeso”
23 Giugno 2020

A tenere banco nel dibattito regionale è la doppia preferenza di genere

A tenere banco nel dibattito di fine legislatura tra le forze politiche presenti alla Regione Puglia è la legge elettorale pugliese perché non prevede una seconda preferenza di genere. Come si ricorderà, già alla fine della scorsa legislatura l’Assemblea regionale (a scrutinio segreto) bocciò l’introduzione della preferenza di genere, nel corso di votazione della nuova legge elettorale regionale (Febbraio 2015) che ha adeguato il numero degli eletti a quanto previsto da una normativa statale che aveva fissato per la Puglia un Consiglio con non più di 50 componenti, ossia 21 seggio alle forze di opposizione e 29 alla maggioranza, oltre il Presidente della Giunta. E ciò contrariamente all’Assemblea allora uscente che era addirittura formata da 70 esponenti, di cui 28 di opposizione e 42 di maggioranza. Ora, però, in coda alla legislatura che sta per concludersi tra alcune settimane il tema della seconda preferenza di genere è tornato nuovamente e prepotentemente alla ribalta anche grazie ad una legge nazionale, la n. 20 del 2016, che obbliga le Regioni a uniformarsi a principi fondamentali, tra cui la parità di genere con l’introduzione della doppia preferenza. Obbligo a cui il Consiglio regionale pugliese, insieme a quello di altre tre Regioni, non si è ancora uniformato e che, forse, difficilmente riuscirà a farlo nel corso delle poche settimane che ancora mancano alla fine dei lavori della legislatura che sta per chiudersi, considerato che all’interno del Consiglio regionale in scadenza ci sono in maniera trasversale esponenti (alcuni in modo esplicito, altri invece non dichiarato) che non sono affatto favorevoli all’introduzione della seconda preferenza di genere, perché ritengono che l’obbligo previsto dalla legge 20 del 2016 sarebbe rispettato con la sola imposizione del rispetto della parità di genere nella composizione delle liste elettorali e che una seconda preferenza nell’espressione di voto è solo una facoltà normativa per la Regione e non certo un obbligo di adottarla. E tra le argomentazioni utilizzate da coloro che nell’Assemblea pugliese sarebbero contrari all’introduzione della doppia preferenza di genere (come prevista nelle elezioni comunali già dal 2014) c’è la tesi che la possibilità della seconda preferenza di genere spesso è fonte di cordate che finiscono per favorire meccanismi furbeschi, che quasi sempre sfociano in evidenti distorsioni nell’utilizzo della seconda facoltà di espressione di voto sui nomi. Tesi, quest’ultima, evidentemente non condivisa da chi chiede invece a gran voce la seconda preferenza di genere per le regionali anche in Puglia già dalle prossime elezioni. E, quindi, che il Consiglio regionale porti quanto prima il punto al’Odg dell’Aula. E, tra le forze politiche che vorrebbero adeguare in extremis di legislatura la legge elettorale pugliese a quella delle Regioni che già hanno la doppia preferenza di genere, il movimento civico “La Puglia in più”, che – come è noto – fa capo al senatore salentino Dario Stefano del Pd, sicuramente propende per una rapida modifica alla legge elettorale in vigore, per adeguarla al secondo voto di genere. Infatti, “La Puglia in più” si è fatta avanti nel dibattito in corso con una nota sulla propria pagina di Facebook, per affermare che l’adeguamento della legge elettorale pugliese è “un atto di civiltà politica e giuridica”. Anzi, in premessa a tale considerazione il movimento civico di cui è leader Stefano ha affermato: “C’è stato un tempo in cui alla Puglia veniva riconosciuto un ruolo di avanguardia politica e amministrativa in molti settori: per lunghi tratti abbiamo mostrato segnali di crescita e maturità non comuni nella cornice di un Mezzogiorno spesso trascurato dai livelli di governo superiori”, per poi rilevare: “Oggi, alla luce del recente dibattito sulla legge elettorale regionale, fa specie constatare lo stato di apatia politica e legislativa al quale ci siamo abbandonati, nonostante le dichiarazioni a inizio mandato del presidente Emiliano, che avevano lasciato ben sperare. Invece siamo costretti a rinnovare ancora l’invito a un impegno, con il paradosso di doverlo rivolgere a una maggioranza che dovrebbe avere le nostre stesse sensibilità e condurre le nostre stesse battaglie”. Parole, queste ultime, che vogliono forse essere una sorta provocazione ed invito, sia ad Emiliano che ai partner  della maggioranza di centrosinistra di cui lo stesso movimento civico di Stefano è parte nell’odierno Consiglio regionale, affinché la doppia preferenza di genere venga portata all’Odg e votata prima che la legislatura termini. Finalità, questa, confermata dal fatto che, proseguendo, nella nota de “La Puglia in più” si afferma anche: “ a sorprendere non è solo l’incapacità istituzionale di adeguarsi alla legge statale n.20 del 2016, che obbliga le Regioni a uniformarsi a principi fondamentali, tra cui la parità di genere con la doppia preferenza”, perché “sorprende ancor di più che non sia stata finalizzata una volontà politica più volte dichiarata: dare pari dignità agli uomini e alle donne che decidono di impegnarsi per il bene comune”. Per poi esortare: “Dobbiamo essere ambiziosi” perché “questa battaglia di civiltà non si vince per ‘adesione’ a una fonte normativa più alta in grado, ma si vince ‘dal basso’ essendo “la politica è capace di rispondere alle istanze di cambiamento e il Consiglio Regionale di determinarsi sulla base di un principio giusto, equo, necessario”, ma “senza alchimie di baratto in cui farci entrare magari l’abbassamento di qualche soglia di sbarramento”. E quest’ultima frase altro, forse, non è che un avvertimento  a chi nella maggioranza o tra le fila dell’opposizione vorrebbe verosimilmente barattare il sostegno alla doppia preferenza di genere con la contestuale introduzione dell’abbassamento della soglia minima del 4% dei voti di lista, per essere ammessi alla ripartizione dei seggi nell’ambito delle coalizioni. Come voler forse dire, da parte de “La Puglia in più”, “Sì” alla doppia preferenza di genere e “No” alla riduzione della soglia di sbarramento. Infatti, l’hashtag  su Facebook  ‘#doppiapreferenza’ del movimento civico di Stefano si conclude: “Servono pochi minuti in questo scorcio di legislatura per approvare rapidamente una legge più che necessaria”. E questo per il movimento del senatore salentino del Pd sarebbe “un gesto di civiltà in una Regione che nel suo passato recente ha già saputo alzare la testa per uscire dal medioevo in cui era stata confinata”. Peccato, però, che il movimento civico di Stefano, “La Puglia in più”, che nel 2015 ha eletto ben 4 consiglieri nella coalizione di maggioranza che sostiene il governatore uscente Emiliano, si sia ricordato (come altre forze che su tale punto stanno sulla stessa posizione) di questa paventata “battaglia di civiltà politica e giuridica” solo a fine legislatura e non prima. Ossia quando il tempo a disposizione per approvare tale modifica elettorale era certamente maggiore. Per cui il tema non poteva essere “sfuggente” per il governatore Emiliano, ai fini della tenuta della sua maggioranza.

 

 

Giuseppe Palella

 339 total views,  5 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *