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A tre giorni dal congresso nazionale a sorpresa l’Udc nomina il coordinatore cittadino

Il partito di Pierferdinando Casini, l’Udc, è sicuramente ridotto male nel capoluogo pugliese, visto che per il coordinamento politico nella città di Bari il segretario nazionale dello scudo crociato, Lorenzo Cesa, ha deciso di nominare un cittadino di Modugno, Peppino Longo, che fra altro è pure consigliere regionale. Infatti, possibile che la situazione dell’Udc a Bari – si chiede qualche addetto ai lavori – è davvero tanto disastrosa che nessun esponente cittadino di rilievo dello scudocrociato (ammesso che  ne sia rimasto ancora qualcuno!) abbia accettato di assumere la responsabilità di coordinatore? In effetti è paradossale che un consigliere regionale modugnese, Longo, abbia accettato di farsi carico della guida politica del partito di una realtà comunale che non è la sua. Ma ancor più assurdo politicamente è il fatto che la nomina del coordinatore dell’Udc nel capoluogo sia avvenuta a meno di tre giorni dall’apertura del congresso nazionale del partito. Infatti, venerdì prossimo si aprirà l’assemblea congressuale nazionale dello scudo crociato e si concluderà domenica con l’elezione dei nuovi organi dirigenziali, che verosimilmente sanciranno non solo un cambio di rotta nella linea politica, ma anche un cambio al vertice del partito. Per cui – si domanda qualche affezionato elettore centrista barese – che senso ha, per un partito che nel capoluogo è ormai sparito dalla scena politica cittadina non soltanto con la sede, aver nominato un coordinatore poco prima del congresso. In realtà è contradditorio, oltre che ridicolo per un partito, che gli elettori baresi ancora fedeli allo scudo crociato abbiano assistito ad un cambio a sorpresa del responsabile cittadino da parte di un segretario nazionale uscente, Cesa per l’appunto, che a sua volta ha effettuato la nomina (stante a quanto riportano nel comunicato ufficiale diffuso ieri) di concerto con il segretario provinciale di Terra di Bari, Filippo Barattolo, che secondo quanto sostenuto dal coordinatore sostituito, Marco Cornaro, sarebbe già da tempo dimissionario. Infatti, sarebbe stato forse più logico attendere l’elezione congressuale dei nuovi vertici nazionali del partito e, poi, affidare a questi la responsabilità della scelta del nuovo coordinatore. Tra l’altro Cornaro non risulta neppure che si sia mai dimesso dall’incarico di coordinatore cittadino, né tantomeno che il partito lo abbia finora mai revocato da tale nomina. Pure inspiegabile, oltre che contraddittoria con la nomina solo del un nuovo responsabile cittadino dell’Udc,  è la circostanza che il segretario Cesa abbia con sospetta ed inspiegabile fretta indicato il nome di Longo per sostituire Cornaro e non abbia invece provveduto pure a sostituire il segretario provinciale dimissionari,  Barattolo per l’appunto, che è sicuramente più responsabile di Cornaro per le condizioni di disastro politico in cui versa ora lo scudo crociato barese. Infatti, secondo indiscrezioni, anche la nomina di Cornaro in passato era stata perorata da Barattolo che, nonostante i contrastati interni, appena qualche anno fa rimosse Ignazio Lagrotta dalla segreteria cittadina, sostituendolo con l’esponente ora improvvisamente rimosso. Ancor più sorprendente è il fatto che il consigliere regionale Longo abbia dato la propria disponibilità per la carica a coordinatore cittadino di Bari, accettando così nel partito un ruolo politico subalterno a quello di Barattolo, che di fatto è sicuramente meno rappresentativo, politicamente parlando, di un consigliere regionale eletto nel 2010 con oltre 13mila preferenze. Infatti, in caso di eventuali contrasti interni al partito tra il coordinatore cittadino Longo ed il segretario provinciale Barattolo sarebbe assurdo, oltre che ridicolo, che “maior cessat, ubi minor”. Ossia, per essere più chiari, che Longo in caso di divergenze dovrebbe accettare le disposizioni politiche di Barattolo. Ma probabilmente non sarebbe questo l’unico caso di paradosso per l’Udc barese. Infatti, nel capoluogo pugliese è verosimilmente l’intero partito dello scudo crociato ad aver perso il senso del ridicolo.            

 

 

Giuseppe Palella  

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