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A Turi ci credevano e non ci credevano

Nel 1976 a Turi una notizia faceva il giro della piazza, dei caffè e dei circoli : In paese stavano girando un film, nientemeno !…  I più non ci credevano  : Ma se in giro non si vede una troupe… I soliti bene informati invece insistevano : Un film, sissignore ! E in mezzo stavano pure attori ‘grossi’ come Riccardo Cucciolla, Lea Massari, Franco Graziosi, Paolo Bonacelli… Gli scettici continuavano a scuotere il capo : volti così noti non sarebbero passati inosservati a Turi… In qualche modo avevano ragione tutti : Un film a Turi in quel momento lo si stava girando per davvero, ma non per strada. Le riprese infatti stavano avvenendo all’interno del famoso istituto di pena. ‘Famoso’ per aver ospitato detenuti importanti come Sandro Pertini e Antonio Gramsci. E proprio di quest’ultimo si trattava. ‘Antonio Gramsci – i giorni del carcere’ è stato il penultimo film di Lino Del Fra. Critico cinematografico in principio, Del Fra si dedicò al cinema relativamente tardi, negli anni Sessanta. La sua attività fu prevalentemente documentaristica. Il film su Gramsci costituisce dunque un’eccezione, che ha un precedente ideologico in ‘All’armi siam fascisti!’, documentario co-diretto nel 1962 con Cecilia Mangini e Lino Micciché. Quello che il regista romano fa del dissidente comunista è un ritratto ‘antipatico’ : Gramsci non sorride mai, è scontento, secco, insofferente, polemico ed anche aspro, soprattutto nei confronti dei compagni di prigionia comunisti, succubi a suo modo di vedere dell’ortodossia del partito. Del Fra calca un po’ la mano rimuovendo per esempio il lato ironico ben presente in Gramsci, come testimonia l’imponente epistolario dell’intellettuale sardo. E se il ritratto comunque riesce lo si deve alla straordinaria interpretazione di Cucciolla, perfetto quanto a physique du rôle (vedi immagine) e tensione emotiva. Nell’insieme, l’opera di Del Fra esemplifica il concetto di cinema politico e militante e dall’impostazione divulgativa (il che è riscontrabile nel continuo ricorso al flashback e a cappelli storici arricchite da immagini di repertorio). Anche la scelta del bianco/nero segnala la precisa volontà di prendere le distanze da qualunque forma di spettacolarizzazione, in cui in quegli anni lo stesso filone incappò ; si pensi a pellicole come ‘La classe operaia va in paradiso’ di Elio Petri (1971) e ‘Cadaveri eccellenti’ di Franco Rosi (1976). Un film lungo, carico di parola assai più che di gesto, girato quasi tutto in interni, perciò di non facile fruibilità. Ma Del Fra è bravo ad attenuare il colore inevitabilmente claustrofobico tenendo la macchina sempre in movimento e spezzando ogni fissità attraverso il ricorso a zoom e spostamenti ‘a schiaffo’ da un volto all’altro.

 

Italo Interesse

 

 

 

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