Cronaca

“Abbiamo abbattuto Punta Perotti e ci teniamo quell’altro ‘ecomostro’ del carcere”

L'invito al futuro sindaco a riflettere sulla vecchia, cadente e pericolosa struttura di C.so De Gasperi

Durante le campagne elettorali, si sa, sono in molti a presentare istanze e richieste di interventi e cambiamenti. E la segreteria del Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, nell’imminenza dell’elezione del nuovo sindaco di Bari a nome della comunità carceraria  di Corso Alcide De Gasperi e dei cittadini che  abitano  in quei paraggi, chiede alla nuova amministrazione attenzione. <<Attenzione che in questi anni è completamente mancata>>, attacca Federico Pilagatti. Che purtroppo dovrà ringraziare una parte politica (in particolare l’ex presidente regionale Nichi Vendola)  se il capoluogo della Puglia  non ha quel nuovo carcere per il quale erano pronti  circa 45 milioni di euro. Fondi finiti a finanziare il nuovo istituto penitenziario a a San Vito al Tagliamento (PN). <<Quella stessa parte politica, molto attenta ai diritti delle persone e ancora di più dei detenuti, con la sua decisione di non approvare la costruzione del nuovo istituto di pena a Bari, ha condannato detenuti, poliziotti penitenziari e operatori a vivere e lavorare in ambienti sporchi e fatiscenti, costringendo anche una parte di cittadini baresi a vivere in una situazione di insicurezza, con problemi di viabilità>>. Quel carcere nuovo di zecca a Bari avrebbe assicurato, invece, lavoro per tanti artigiani e imprese locali, ma anche condizioni igienico-sanitarie rispettose delle leggi. <<A Bari s’è riusciti ad abbattere l’ecomostro a Punta Perotti, ma si continua a tenere in piedi un carcere vecchio, inadeguato, sovraffollato e insicuro>>, taglia corto Pilagatti. Certo, tra le tante competenze d’un sindaco non c’è quella di costruire un nuovo carcere, ma in questi anni il primo cittadino di Bari – che è anche presidente dell’ANCI – avrebbe potuto rappresentare la necessità d’ avere un nuovo penitenziario magari fuori dalla città, mettendo in sicurezza non solo il quartiere che lo ospita, ma pure l’intero territorio circostante. Invece nulla, quasi che il carcere sia qualcosa da nascondere, nonostante ogni giorno sia un luogo frequentato da migliaia di persone tra detenuti, poliziotti, operatori, familiari di detenuti, avvocati, associazioni eccetera. E in questi anni il Sindacato Autonomo degli agenti penitenziari ha chiesto pubblicamente un intervento che non s’è mai avverato, anche per evitare la paura di evasioni e proteste con rumori insopportabili a ogni ora del giorno o della notte. Ma anche paura e soprassalto per ogni volta -sempre più spesso – che scoppiano a sorpresa i fuochi pirotecnici sparati di notte di fronte al carcere per festeggiare il compleanno di qualche boss o chissà che altro. Senza parlare dei rischi di evasioni in massa, così come accaduto a Foggia (ma da quelle parti almeno il carcere è in periferia) e del pericolo di incidenti stradali a causa di auto della polizia, ambulanze e mezzi della polizia penitenziaria che entrano ed escono a tutta velocità dal carcere barese a ogni ora del giorno e della notte a sirene spiegate. <<Non abbiamo mai ricevuto risposte forse perché è più facile fare altro che preoccuparsi della sicurezza dei cittadini di un pezzo della città di Bari>>, continua Pilagatti. Che adesso ripropone al futuro Sindaco di Bari la stessa domanda, per capire se c’è ancora speranza per una comunità abbandonata dall’amministrazione comunale da troppi anni. <<Ribadiamo: non è certo il primo cittadino che potrà ordinare di costruire un nuovo carcere, ma sicuramente dare impulso affinchè la politica nazionale riveda i progetti di edilizia penitenziaria, anche attraverso ordinanze d’igiene pubblica che portino alla chiusura di alcune zone detentive estremamente fatiscenti, nella struttura penitenziaria.

Antonio De Luigi


Pubblicato il 31 Maggio 2024

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