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Abbrescia, vivere e morire per la poesia

Bari gli ha dedicato una via. Un omaggio dovuto. Francesco Saverio Abbrescia, che morì nella sua città il 9 novembre 1852, è stato uno dei migliori poeti dialettali baresi. Presbitero ed accademico, fu cultore del nostro vernacolo, nel quale si produsse con versi di carattere sacro e profano. Fu autore prolifico. Buona parte della sua produzione è stata raccolta in ‘Le rime baresi di F.S.Abbrescia’, un libro a cura di Antonio Dentamaro edito da Levante. Cosa non pagherebbe l’appassionato per qualche verso vergato dalla mano del grande erudito. Ma una cifra di gran lunga maggiore sborserebbe per mettere le mani su ben altro manoscritto : ‘Saggio di nomenclatura barese-italiana’… Stando a Vito Antonio Melchiorre, l’Abbrescia non arrivò a dare alle stampe quel manoscritto, di cui si sono perse le tracce. Per quante ricerche siano state fatte presso l’Archivio Provinciale di Bari, quella preziosa testimonianza resta introvabile. Un bel danno. Perché questa specie di dizionario italo-barese avrebbe messo pace fra i tanti studiosi che oggi litigano intorno a come si scrive correttamente la nostra lingua. Conseguenza di diatribe spesso pretestuose, e che si allargano a misura che l’idioma barese fatalmente s’annacqua, è un calo nella produzione della poesia vernacolare. Pur di non trovarsi al centro di polemiche astiose, autori capaci finiscono col non dare alle stampe cose così destinate a restare  nel cassetto o, peggio, scelgono d’imbavagliare l’estro. Una cosa assurda. Tornando ad Abbrescia, si può dire che quest’uomo visse per la poesia e che la poesia, quasi un’amante ingrata, lo portò alla morte. Tutto ebbe inizio nel 1848, quando il Nostro, un po’ avventatamente,  diffuse tre composizioni di carattere politico inneggianti alla Costituzione concessa in quell’anno da re Ferdinando II. L’Abbrescia avrebbe dovuto essere più accorto, dal momento che quella concessione era una scoperta mossa politica del Borbone, volta a fargli guadagnare tempo e rinsaldare il suo potere, in quel momento traballante. Infatti, appena si sentì al sicuro, il monarca rinnegò la Carta Costituzionale, tra la relativa sorpresa di tutti. Stizzito da quel comportamento, lui che tanto s’era illuso, Abbrescia il 10 febbraio 1849 ebbe l’ardire di celebrare in San Nicola una messa commemorativa nel primo anniversario della storica concessione. Il potere non glielo perdonò. Per fortuna del poeta barese il processo intentato a suo carico si spense nel successivo indulto del 3 luglio. Non di meno, Abbrescia rimase segnalato come “liberale pericoloso”. Sottoposto a stretta sorveglianza, forse evitato da tutti, se ne fece una malattia. Morì che aveva appena trentanove anni. – Nell’immagine, un suggestivo scorcio del Barion visto da un balcone di un fabbricato di via Abbrescia.

 

Italo Interesse

 

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