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Acquedotto Pugliese: il mistero dei 200 milioni anticipati dalla Regione

Che fine hanno fatto i 200 milioni di euro che la Regione ha anticipato poco meno di tre anni fa all’ente Acquedotto Pugliese, società partecipata della stessa Regione, fondi dei quali non si hanno notizie neppure nel bilancio consolidato dell’Ente? A riaprire il discorso è stato Nino Marmo, ex assessore e capogruppo forzista a via Capruzzi, in occasione del parere espresso sul bilancio consolidato del 2016 della Regione, senza che nessun consigliere commissario abbia potuto visionare i bilanci delle Agenzie e Società partecipate. Una votazione ‘ad occhi chiusi’ per Marmo, dunque, durante una riunione della Commissione Bilancio a cui, purtroppo, non ha preso parte la Giunta regionale che avrebbe potuto offrire qualche informazione in più. Il presidente del Gruppo di Forza Italia ha anche ricordato che termine stabilito dalla legge nazionale per l’approvazione del bilancio consolidato è il 30 settembre. <<Ergo, siamo già in ritardo. Inoltre, sarebbe stato utile capire, per esempio, come sono stati spesi i 200 milioni prestati dalla Regione ad Acquedotto Pugliese: ricordiamo, infatti, che tali fondi sono stati trasferiti all’ente per consentire la realizzazione di alcuni investimenti. E non sarebbe stato sgradito avere dalla Giunta regionale un report sugli investimenti fatti da Aqp. Ma nulla!>> In affetti la Regione Puglia ha contribuito a garantire le Casse di via Cognetti attraverso un’anticipazione temporanea di liquidità (prevista dalla legge regionale n.37/2014), per 200 milioni di euro tondi. Una somma, bisogna dirlo, destinata esclusivamente al finanziamento degli investimenti che ha consentito nel contempo di calmierare gli incrementi della tariffa per i consumatori e utenti pugliesi, che diversamente sarebbero stati più che tripli rispetto non solo a quelli attuati, ma anche a quelli previsti nel prossimo futuro. “Questo miglioramento del rating – ha spiegato a suo tempo l’amministratore unico di Acquedotto pugliese spa, Nicola Costantino – tanto più significativo in quanto conseguito in una congiuntura finanziaria non certo favorevole al nostro Paese, premia l’impegno dell’Acquedotto, a sostegno delle percorso di ottimizzazione gestionale e di efficientamento e potenziamento delle infrastrutture a servizio del territorio, intrapreso dall’azienda negli ultimi anni”. Ma di quei fondi e di come siano stati effettivamente investiti non c’è ancora nulla di reale e concreto, tanto che poche settimane fa anche per la consigliera Antonella Laricchia (Movimento 5 Stelle) non è chiaro se l’Acquedotto Pugliese debba acquisire le partecipazioni dei privati nella società di gestione del servizio idrico integrato o se debba instaurare delle partecipazioni con questi. Ma a preoccupare anche la richiesta della proroga della concessione del servizio idrico, che scadrà nel 2018, per soli 10 anni: un lasso di tempo troppo limitato per trovare i fondi per estendere le attività dell’AQP anche ad altri settori come il gas o le energie rinnovabili e per restituire i 200 milioni alla Regione Puglia. Il dubbio è che in realtà questi investimenti possano essere finanziati con capitali privati e ciò sarebbe l’anticamera dell’irreversibile privatizzazione di Aqp”. Ad intorbidire le acque il Piano della Bain&Company, cui sono stati destinati 130mila euro per un “incarico di consulenza strategica volta all’espansione dell’attività di AQP” e avente come obiettivo ‘l’assessment degli attuali quadri e dirigenti’ dopo un concorso ancora più chiacchierato e controverso, a Via Cognetti…

 

Francesco De Martino

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