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Acquedotto Pugliese: “Una società di servizi? Ma non scherziamo…”

Torna in questi primissimi giorni del 2018 la gestione dell’Acquedotto pugliese, che adesso si vorrebbe trasformare in “multi utility” o, detto in madre lingua. Società di servizi. Lo storico Acquedotto pugliese trasformato in una multi utility? Un’ipotesi che parecchi gruppi politici della Regione Puglia, Sinistra Italiana in primis, non condivide, non capendone le ragioni. Sulle voci ricorrenti  che circolano sul possibile ingresso nell’Acquedotto pugliese del settore rifiuti il suddetto partito di maggioranza a via Capruzzi resta alquanto perplesso, dal momento che in Puglia, la Regione ha già di suo un’ Agenzia territoriale per il servizio di gestione dei rifiuti (l’AGER Puglia), creata recentemente con la legge regionale Santorsola, la n. 20 del 4 agosto 2016, che si occupa dell’affidamento, della realizzazione e della gestione degli impianti e dell’affidamento del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani,con annessi processi di biostabilizzazione e smaltimento. <<Pertanto vorremmo chiedere al presidente Emiliano come intenderebbe far entrare nella gestione del servizio idrico integrato anche quello dei rifiuti?>>, attacca frontalmente il consigliere Cosimo Borraccino (SI) sembrando tutto “fantascientifico”. Del resto l’Acquedotto di Puglia è un’azienda strategica che dovrebbe a detta della maggioranza pugliese in aula rimanere pubblica, in ossequio anche alla volontà popolare del referendum di alcuni anni fa. Circa 200 milioni di euro  di utili accantonati,  bilanci chiusi negli ultimi anni con una media di 30 milioni di euro in attivo, circa 2000 dipendenti, una rete efficiente idrica ed una alta percentuale, circa il 70%,  di funzionalità del sistema depurativo. Tutti  numeri che fanno comprendere quanto questa azienda sia importante per il sistema Puglia e per i cittadini della regione. Il problema è che negli ultimi tempi però circolano voci di internazionalizzazione o di ingressi nella società di capitali privati per fare investimenti e la cosa non può che preoccupare seriamente la politica non solo locale. Una storia che rassomiglia non poco alla fusione della società di gestione degli scali aeroportuali pugliesi, con un ‘affaire’ condotto dal capo della Giunta in maniera che non si può proprio definire trasparente. Per fare chiarezza su queste voci, che non sono mai  state oggetto di discussione del Consiglio regionale e della maggioranza che governa la Regione Puglia da quasi tre anni, spesso sono stati convocati i soggetti istituzionali in Commissione. Ma senza risultato. Ecco perché per Sinistra Italiana e altri soggetti della maggioranza che però preferiscono restare dietro le quinte –almeno per adesso- occorre  un dialogo alla luce del sole sul futuro di questa azienda interamente pubblica. Motivo? Se l’Ager deve continuare ad occuparsi dei rifiuti, e invece l’Acquedotto Pugliese deve continuare ad avere come “business core” la gestione dell’acqua, già piuttosto complessa nella nostra regione a causa della conformazione geografica e della penuria di corsi d’acqua, come si fa a parlare di un’altra società di servizi regionale? Stupisce, insomma, come si voglia ovviare al quadro normativo di Aqp, azienda pubblica,  utilizzando dei bond, emettendo cioè dei titoli di debito con i quali  la Cassa Depositi e Prestiti finanzierebbe gli investimenti. Ricordiamo che questo  sistema, adottato dalle Giunta Fitto nel 2004, è già risultato fallimentare in Puglia. Sinistra Italiana, da sempre attiva sul tema acqua pubblica, ribadisce la sua posizione a garanzia di un servizio accurato e trasparente, che non va assolutamente appesantito, con una gestione più complessa, tanto meno  poco affidabile dal punto di vista finanziario, che metterebbe a rischio la solidità dell’azienda con l’interferenza dei rifiuti. Forse farebbe bene il presidente Emiliano e chi lo consiglia a non complicare ulteriormente i servizi con manovre contorsionistiche e di impegnarsi invece per il normale funzionamento delle cose già in essere. Più facile a dirsi che a farsi, quando a interessare non è tanto la gestione di un bene primario e irrinunciabile come l’acqua, quanto la distribuzione di poltrone, stipendi, compensi e prebende a spese dell’Erario Pubblico…

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 3 Gennaio 2018

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