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Ad un anno dall’incidente ancora oscuro l’accaduto: com’è morto Maurizio Recchia?

Era sempre sorridente, disponibile, amava la vita, si cimentava un po’ in tutti gli sport anche se preferiva, ovviamente, il calcio. In sella al suo motorino era sempre attento, rispettoso delle regole, i vigili urbani che fecero i rilievi sul luogo del sinistro un anno fa rimasero interdetti nel vedere che aveva il casco regolarmente allacciato e tutti i documenti in ordine, perfino il bollo. Non commetteva mai imprudenze Maurizio, aveva partecipato agli eventi dell’associazione ‘CiaoVinny’ sull’educazione stradale. L’incidente è accaduto il 28 maggio 2009 alle 13.30 su via Omodeo incrocio con via Salvemini, direzione via Fanelli. Era giovedì e oltre l’uscita dei bambini della vicina scuola elementare, c’era anche il mercato: sicuramente un momento di gran caos data l’ora……eppure nessuno ha visto niente, nessuno s’è fatto avanti per testimoniare, per descrivere la reale dinamica dell’incidente. Ed ora, a un anno preciso da quell’evento mortale, nessuno sa ancora nulla di preciso: la Procura di Bari non ha ancora chiuso l’inchiesta e la mamma di Maurizio non sa nulla di referti e conclusioni peritali, niente di niente. Su quell’incidente in pieno giorno, a Carrassi davanti a tantissime persone, è calato un silenzio strano, cupo come se fosse accaduto qualcosa che nessuno ha il coraggio di raccontare, ammettere. Ma ecco cosa ha scritto la Gazzetta il giorno dopo l’incidente in cui perse la vita Maurizio Recchia: “La violenza dell’impatto e la caduta rovinosa hanno avuto degli effetti terribili. Lo scontro non è stato frontale. Il leggero e veloce Liberty è stato travolto finendo contro la fiancata del pesante e ingombrante autobus. È stato lo stesso conducente, agitato e spaventato,  il primo a soccorrere il giovane riverso sull’asfalto. Alcuni automobilisti di passaggio si sono fermati per dare il loro aiuto. Il traffico ha rallentato per poi fermarsi e deviare. Presto s’è formato un capannello di curiosi. Dopo pochi minuti sono giunte sul posto alcune pattuglie della Polizia municipale ed i soccorritori del 118”.
La sete di giustizia della mamma che non rinuncia alla verità
Mamma Giovanna non s’è ancora rassegnata, vuole conoscere cosa è accaduto veramente sull’asfalto di via Omodeo un anno fa, capire la dinamica dell’incidente in cui ha perso la vita Maurizio: “Ci sono giorni che non sono come gli altri. All’improvviso, un attimo ti porta via la persona che più hai amato al mondo e distrugge l’universo. Questo accade sempre, anche quando si combattono lunghe e penose battaglie per la vita. Ma lì, almeno, c’è una risposta, una ragione. Quando muore un ragazzo all’improvviso, senza alcun perché, la logica non esiste più. È solo tempo per il dolore”. E per le domande. Maurizio non se n’è andato di notte, in una strada deserta. Maurizio se n’è andato in pieno giorno, all’ora di punta, su un’arteria trafficatissima della nostra città. Se n’è andato tra decine di persone che hanno visto quell’attimo, ma hanno girato lo sguardo o – peggio – hanno ancora memoria di quel momento ma hanno deciso di tacere. Un silenzio che fa più rumore di ogni urlo di disperazione e contribuisce a rendere ancor più dolorosa una piaga che non guarirà mai in una mamma che convive con dolore e incertezza. “Solo chi l’ha conosciuto mio figlio, chi ha incrociato la sua anima anche da lontano, sa cosa il destino abbia deciso di portare via. La verità non contribuirà a riportare in vita un ragazzo che nessuno poteva fare a meno di amare, non restituirà Maurizio alla sua famiglia, ai suoi amici, al futuro che stava costruendo e avrebbe meritato di vedere. Questo è innegabile, purtroppo, ma non può e non deve essere una scusa. La morte di un ragazzo non ammette scuse di alcun genere. È ora –continua Giovanna- che chi ha visto cosa è successo dia ascolto alla sua coscienza e smetta di tenere chiuso un segreto che non andrebbe mai custodito. È ora di obbedire al richiamo del cuore e dare delle risposte a chi combatte contro un dolore infinito ma non smette per un attimo di amare un giovane e meraviglioso uomo. È il momento della verità. Tutto quello che resta da dire è un grazie infinito a chi scioglierà il gelo che porta dentro da troppo tempo dando il suo contributo a ricostruire la dinamica di una tragedia che nessuno potrà dimenticare. Maurizio vivrà anche attraverso il loro aiuto, e nessun ringraziamento sarà mai sufficiente”. Si può restare sordi in questa Città all’appello d’una mamma che vuole conoscere la verità per avere giustizia dopo la scomparsa del figlio?
Francesco De Martino
 
 
 

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1 Comment

  1. Alessia Manferdini ha detto:

    Sono la cugina di Maurizio, la cugina che da tanto aspettava. Volevo farvi i complimenti per l’articolo scritto benissimo.

    Cordiali saluti Alessia

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