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Addio alle greggi: muore un altro retaggio dell’economia contadina

Non finisce mai lo sciacallaggio a danno dei poveri armenti anche nelle colline della Murgia barese. E ora come allora, praticamente all’inizio del secolo scorso, occorre salvare le centinaia di pecore e capre sbranate, mucche sgozzate e asinelli uccisi in Puglia, dove la presenza dei lupi pare essersi moltiplicata a dismisura -specialmente negli ultimi anni – con il ripetersi di stragi negli allevamenti. E gli allevatori costretti alla chiusura delle attività e all’abbandono di pascoli rappresentano la prova/provata di un dramma che colpisce soprattutto il nostro Mezzogiorno, come torna a sottolineare Coldiretti/Puglia, in riferimento all’ennesimo attacco di lupi a un gregge ad Altamura, in cui hanno perso la vita diverse pecore. Agli animali a volte feriti o uccisi si aggiungono, inutile dirlo, i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti negli animali sopravvissuti. E a questo punto bisogna puntare l’obiettivo sulle misure di contenimento dei privati, con l’ausilio degli enti preposti, per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le aree rurali più difficili dove l’allevamento è l’attività principale, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta. Come? Col recupero delle storiche razze pugliesi, tanto per cominciare, come la pecora ‘Gentile’ di Altamura o la ‘Moscia’ leccese. Il problema dei grandi carnivori sta diventando insostenibile ed è necessario trovare una soluzione in tempi rapidi. Negli ultimi anni si è reso necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo. La resistenza degli agricoltori è al limite – rimarca la Coldiretti regionale – è urgente trovare nuove modalità di azione che permettano di organizzare in maniera più efficace un sistema di gestione di questi animali predatori, che non sono più specie in via di estinzione. Del resto, questa situazione si somma a problemi mai affrontati e risolti di sovrappopolamento di numerose altre specie selvatiche, dai cinghiali agli storni, dai cormorani alle lepri, che si moltiplicano in una situazione di assoluta mancanza di adeguate misure di programmazione necessarie per evitare il conflitto con il lavoro agricolo. I numeri sembrano confermare che il lupo ormai, non è più in pericolo e – sottolinea ancora Coldiretti – impegnano le Istituzioni a definire un Piano nazionale che guardi a quello che hanno fatto altri Paesi Ue come Francia e Svizzera per la difesa dal lupo degli agricoltori e degli animali allevati. Il rischio vero oggi è – denuncia la Coldiretti regionale – la scomparsa della presenza dell’uomo dalle aree interne per l’abbandono di migliaia di famiglie ma anche di tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane di mucche, capre e pecore. Insomma, come dovrebbero sapere bene negli uffici e servizi preposti dell’Ente Regione Puglia, ora più che mai serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli le montagne muoiono e l’ambiente si degrada, se gli enti regionali non applicheranno norme e leggi esistenti spesso soltanto sulla carta.

Antonio De Luigi

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