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Addio Natale “con i tuoi” per i lavoratori stranieri? “Quei permessi non arrivano mai…”

Il segretario di Rifondazione ha chiesto d'incontrare i dirigenti della Questura di Bari per chiarimenti

Niente feste coi propri famigliari a Natale e Capodanno, eventi attesi magari da un anno preciso a questa parte, con la prospettiva adesso di rinunciarvi per colpa della solita, dannata ‘mala burocrazia’. Andiamo ai fatti; sono davvero tanti, anzi tantissimi i lavoratori stranieri che attendono da Prefettura e Questura di Bari il permesso di soggiorno necessario, appunto, per espatriare e tornare a casa almeno per il periodo delle feste. Una questione che si ripete ogni anno e che denota la necessità di verificare cosa accade in quegli uffici, perennemente sordi a istanze e preghiere di cittadini e cittadine in regola, tuttavia impossibilitati a raggiungere mariti, mogli e figli all’Estero pure in questi giorni. Giorni di gioia e felicità per tutti…tranne che per loro. È vero, parliamo di ritardi e rinvii registrati un po’ dappertutto nelle grandi città, epperò dal sito della Questura di Bari emergono orari di appuntamento, modulistiche e rassicurazioni. Infatti – collegandosi con l’Ufficio Immigrazione di Bari – si apprende che il permesso di soggiorno <<…viene rilasciato in media entro sessanta giorni dalla data di presentazione della richiesta>>. E non basta: se per motivi organizzativi la Questura non è in grado di rilasciarlo entro quel termine, il cittadino straniero che ha presentato regolare domanda può lavorare e circolare nel Paese. Infatti, al momento dell’accettazione dell’istanza da parte dell’ufficio postale, dalla Questura viene consegnata una “ricevuta” al lavoratore che ha valore legale e, accompagnata dal documento d’identità, gli consente di rimanere sul territorio Italiano, aspettando il regolare titolo di soggiorno. Che, però, non arriva nemmeno dopo i centottanta giorni previsti per legge quale termine massimo per il rilascio dei permessi di soggiorno dopo le verifiche, esponendo i lavoratori stranieri, se dovessero tornare a casa con le sole ricevute, a gravi rischi alle frontiere d’appartenenza. Insomma, ritardi e tempi infiniti rappresentano un inadempimento che costringe migliaia di persone straniere all’invisibilità, visto che chi è in possesso della ricevuta della domanda di regolarizzazione o rilascio del primo permesso di soggiorno non può stipulare un altro contratto di lavoro, ma nemmeno aprire un conto corrente, effettuare un’iscrizione anagrafica, ovvero, appunto, lasciare il territorio italiano per far visita alle famiglie. Eccoli serviti, quindi, quei cittadini di serie ‘B’ che costretto alcuni sindacati di base organizzare a Milano e Roma alcune ‘class action’ che si sono rivolte direttamente ai giudici amministrativi, per evitare quei ritardi che -come detto – provocano anche a Bari gravissimi danni, incrementando quell’emarginazione contro cui si batte da anni Sabino De Razza, ex consigliere comunale e segretario del Partito della Rifondazione Comunista. <<Non è più accettabile la lentezza con cui vengono rilasciati i rinnovi dei permessi di soggiorno a Bari: quotidianamente mi giungono segnalazioni di cittadini che da anni sono in attesa del rinnovo del permesso, cittadini stranieri che lavorano stabilmente e legalmente e che non potranno – ad esempio – far rientro nel proprio Paese anche per questo periodo natalizio, ma anche cittadini lavoratori che perdono il diritto all’assistenza>>. Motivo? <<Temo che ci sia qualcosa che non funziona nell’Ufficio Immigrazione della Questura di Bari. Molti, anzi troppi lavoratori ricevono il rinnovo del permesso di soggiorno quando è ormai scaduto, ma ora è giunto il momento di fare chiarezza>>, incalza De Razza, che ha anche chiesto formalmente d’incontrare i responsabili degli uffici Immigrazione.

Francesco De Martino


Pubblicato il 10 Dicembre 2025

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