Cronaca

Addio Provincia, ma continua la ‘diaspora’ della Polizia Provinciale

Le Polizie Provinciali sono in attesa di conoscere il proprio destino e per ora versano in stato comatoso, anzi, in stato quasi vegetativo. Un’agonia che si trascina anche a Bari da oltre otto mesi e cioè da quando gli enti provinciali sono stati aboliti. Se il sindaco metropolitano barese Antonio Decaro assicura che i poliziotti provinciali saranno assorbiti ‘sic et simpliciter’ dalla stessa Polizia Municipale del capoluogo, senza sapere che i sindacati di categoria unanimi – allo stesso proposito – si sono già espressi negativamente, la parlamentare democratica Susanna Cenni cerca di passare a vie di fatto. E vuole chiarezza,a vendo chiesto nei giorni scorsi al Governo di approfondire in sede di Conferenza Stato-Regioni il futuro occupazionale degli oltre 2700 lavoratori coinvolti nel processo di riordino degli enti locali, con particolare riferimento, appunto, alla riorganizzazione della Polizia Provinciale, per tutelare competenze e funzioni dei lavoratori. Dunque, garantire le competenze, le funzioni e le professionalità della Polizia provinciale, assicurando che nei percorsi di ricollocazione e trasferimento dei lavoratori, si tenga conto del principio di unitarietà dei corpi. Sarebbe proprio questo il cuore dell’impegno chiesto al Governo dalla Cenni, deputata del Partito democratico, che ha depositato un ordine del giorno dedicato al tema della riorganizzazione del corpo. Nel testo, inoltre, la parlamentare senese ha chiesto di approfondire in sede di Conferenza Stato-Regioni il futuro occupazionale e quello delle funzioni dei lavoratori che, secondo quanto disposto dal decreto legge sul riordino degli enti locali, dovrebbero svolgere funzioni di polizia municipale. “Si tratta – spiega Cenni – di lavoratori che svolgono una indispensabile azione di presidio, controllo e protezione dell’ambiente, oltre che di vigilanza faunistica venatoria. Funzioni e professionalità che, come hanno testimoniato le numerose mobilitazioni delle sigle sindacali e delle organizzazioni ambientaliste, non potrebbero essere mantenute nel trasferimento a quegli enti che oggi hanno altre competenze”. Insomma, un’altra grana in quel romanzaccio infinito titolato abolizione delle province e nascita delle città metropolitane storpie. Infatti il disegno di legge del governo che svuota le province dei loro poteri lasciandole al loro destino senza il becco d’un quattrino in bilancio, a causa di tagli insensati, estirpa alle ex amministrazioni provinciali anche la competenza sulla tutela ambientale. Il punto è cosa fare adesso di agenti e ufficiali della polizia provinciale che nessuna polizia municipale vuole inglobare, anche perché quasi nessuno di loro è stato promosso o ha fatto carriera in base a regolari selezioni e concorsi pubblici, come impone la legge per entrare nei ruoli delle polizie dello Stato o degli enti locali. Inizialmente il governo giurò che la cancellazione delle province non avrebbe portato licenziamenti e per questo avrebbe transitato i poliziotti provinciali nel Corpo forestale dello Stato, come voleva la logica, visto le loro competenze erano ambientali. Ma anche in questo caso a puntare i piedi sono stati immediatamente i sindacati dei forestali, che non volevano ‘corpi estranei’ nei loro ruoli, per paura di essere scavalcati dai nuovi arrivati sia nella carriera sia nei trasferimenti. E così restano gli enti regionali, che però non ne vogliono sapere perché dovrebbero assumerli, come impiegati semplici o funzionari a seconda delle categorie, pagandoli di tasca propria. E non parliamo, come detto all’inizio, dei Comuni, che potrebbero trasformarli in vigili urbani, ma anche qua sono prevalsi gli interessi di bottega, per cui anche a Bari i sindacati si sono opposti per timore di vedere altri ambire ad avanzamenti di grado e carriera, pur essendo gli ultimi arrivati. Il rebus, o meglio, la diaspora dei duemila e passa poliziotti provinciali italiani continua, in attesa della Terra Promessa che sia un comune, una regione o anche un’agenzia preferibilmente inserita nella repressione di bracconaggio o reati ambientali.

 

Antonio De Luigi 


Pubblicato il 5 Agosto 2015

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