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Affondato il ‘Maria Cristina’ a colpi di malversazioni e sprechi

L’ha mandata a una mezza dozzina di sindaci e amministratori –presidente della Giunta Regionale in testa – la breve nota con la richiesta di ‘incontro urgente’ per evitare l’estinzione dell’ente e la liquidazione del patrimonio dell’azienda pubblica di servizi alla persona, ‘Maria Cristina di Savoia’ di Bitonto. Il presidente Vito Masciale da mesi sta combattendo una battaglia solitaria per evitare che s’allunghi l’agonia di un ente nato per offrire assistenza agli indigenti ma che oramai fa parlare per i soldi che mancano in cassa, tanto da non poter manco pagare la bolletta dell’energia elettrica, l’anno scorso. Anche il consigliere regionale di Forza Italia Domenico Damascelli non ha lesinato le critiche per la gestione passata, criticità rilevabili anche a proposito dell’attuale gestione a causa degli stipendi non riconosciuti ai lavoratori da oltre un anno, agli onorari degli impiegati in attività didattiche presso l’Asp, che aspettano di essere pagati per i servizi svolti. <<Per non parlare della grave assenza e la non partecipazione a un’ufficiale riunione in Regione convocata presso la Commissione Servizi Sociali del Consiglio regionale. Occasione istituzionale in cui è stato assente anche il Comune di Bitonto». Ora Masciale chiede altri incontri, ma chi parteciperà, e soprattutto chi verserà i contributi arretrati che potrebbero dare un bel respiro di sollievo all’ente assistenziale bitontino? «La situazione è davvero allo stremo. Fino a quando padri e madri di famiglia resteranno senza stipendio, con tutti i derivanti gravi disagi? Fino a quando s’intenderà continuare con questa situazione amministrativa a discapito di ospiti, operatori e cittadini?» si chiede ancora Damascelli. Peraltro c’è da prendere in considerazione la presenza dei migranti presso la struttura cresciuta per un certo periodo fino a centoquaranta ospiti. Domanda: può l’asp bitontino accogliere tante persone per di più disagiate e bisognevoli di cure in molti casi, considerate le problematiche già esistenti?. Ma non basta. «Il Maria Cristina, come tutti gli enti di natura pubblica, renda trasparente la sua attività e pubblichi online tutti i suoi bilanci. Auspichiamo che si provveda quanto prima a stilare un serio piano di risanamento finanziario dell’Asp». Un ente in queste condizioni da un decennio non può andare avanti così, anche per colpa di tutta una serie di nomine di amministratori incompetenti, nomine di natura esclusivamente politica e di scarso valore che hanno avuto il solo risultato di <<…aggravare le gestioni dell’ex Ipab e messo in mezzo a una strada i lavoratori>>. Pesanti pure le parole di Michele Giuliano, coordinatore territoriale del coordinamento territoriale Flp, pronto ancora una volta a rammaricarsi nuovamente per il mancato controllo della Corte dei Conti e l’indifferenza dell’autorità giudiziaria, che ha dato il colpo di grazia all’ente assistenziale. Ma la politica e gli amministratori regionali e comunali, rimarca Giuliano, sono rimasti del tutto indifferenti anche quando sono state denunziate che il personale era <<tenuto in ostaggio e in stato di schiavitù in quanto obbligato a lavorare senza essere retribuiti, minacciati anche di denuncia per abbandono dei minori e incapaci laddove avessero scioperato>>. Vabbene, rinvangare il passato a questo punto sarebbe poco utile, per ridare fiato e speranza ai lavoratori e soprattutto ai servizi resi dalla struttura bitontina, oramai in ginocchio. E allora: che fare? E’ possibile che la Regione Puglia non si assuma le proprie responsabilità, cancellando dal territorio una benemerita istituzione locale? I dipendenti che fine faranno? Le risposte al capo della giunta, nonché assessore alla Salute Michele Emiliano, per passare dalle inutili giaculatorie ai fatti nell’interesse, appunto di un bene irrinunciabile quale la tutela dei servizi alla persona. Ma in fretta…

 

Antonio De Luigi

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