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Aggirato il piano paesaggistico a Ripagnola: da rivedere la legge n.30/2020

Gioiscono gli ambientalisti baresi che per mesi e mesi hanno combattuto un’aspra battaglia per evitare che l’area costiera tra Polignano a Mare, Cozze e Conversano finisse nelle mani degli speculatori edilizi. Ieri il Consiglio dei ministri, infatti, su proposta del Ministro per gli affari regionali e delle autonomie locali Francesco Boccia – già assessore alle finanze al Comune di Bari nel corso della prima consigliatura barese targata Michele Emiliano – ha esaminato quattro leggi delle Regioni e delle Province autonome. E infine ha deliberato di impugnare, tra le altre, la legge della Regione Puglia n. 30 del 21/09/2020, recante “Istituzione dei parchi naturali regionali ‘Costa Ripagnola’ e Mar Piccolo'”. “Le disposizioni – si legge nella nota di Palazzo Chigi – disciplinano gli interventi consentiti all’interno di parchi in modo difforme e peggiorativo rispetto a quanto stabilito nel vigente Piano paesaggistico territoriale regionale e prevedono interventi di bonifica ambientale non coordinati con quelli stabiliti dallo Stato”. Il Consiglio dei ministri si e’ riunito ieri a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte e ha quindi deciso di rivedere la legge della Regione Puglia approvata a settembre e che gli ambientalisti avevamo immediatamente proposto, appunto, di rivedere. Nel mirino le disposizioni contenute nell’articolo 8, comma 6, nell’articolo 9, comma 1, lettere f), g) e h), nell’articolo 25, comma 5, e nell’articolo 26, comma 1, lettere g), h) e i), disciplinano gli interventi consentiti all’interno di parchi in modo difforme e peggiorativo rispetto a quanto stabilito nel vigente PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale), e prevedono interventi di bonifica ambientale non coordinati con quelli stabiliti dallo Stato, in contrasto con l’articolo 145, comma 3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, nonche’ con gli articoli da 239 a 245 del Codice dell’ambiente, violando così l’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione Italiana. Accolti in pieno, insomma, i rilevi al testo della legge per l’istituzione del Parco Regionale di Costa Ripagnola – licenziato dalla V Commissione consiliare della Regione Puglia – che gli ambientalisti avevano già evidenziato mesi fa. E per un unico e solo motivo: perché non consente la concreta tutela del territorio e del paesaggio. Ripetono i ‘Pastori della Costa’, tra i comitati e associazioni più impegnate sul territorio a difesa del parco Ripagnola: <<La proposta originaria del nostro comitato, corredata da progetto e studio di fattibilità, prevedeva una perimetrazione circoscritta all’area incontaminata di maggiore e indiscusso valore naturalistico, archeologico, storico e culturale, con una estensione di pochi chilometri significativi, a valle della Strada Statale 16 e in alcuni lembi, a monte di essa. La proposta degli Uffici e della Giunta Regionale scaturita dalla conferenza dei servizi, ha previsto una perimetrazione molto più estesa includendo zone fortemente antropizzate e oggetto di conosciuti e legittimi interessi economici>>. Il testo della legge ‘cassata’, oltre a stralciare circa il 10% delle aree inserite nella perimetrazione proposta dalla Giunta Regionale, non consente di avere una garanzia di tutela perché esautora completamente dalla programmazione degli interventi la Direzione dell’Ente Parco in favore degli Uffici Comunali a cui è subordinato e la realizzazione su decisione sempre comunale, di strutture amovibili lungo i territori costieri, sull’intero territorio del Parco anche in zona 1 dove la tutela è massima. Una magra figura, molto magra per i legislatori pugliesi in tema di tutela dell’ambiente, sul futuro parco a Costa Ripagnola, quella rimediata ieri dinanzi al Governo.

 

Francesco De Martino

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