Cultura e Spettacoli

Aggrappati al successo, all’abitudine

Nel tour di Francesco De Gregori sono tre le date pugliesi: il 12 agosto a Ostuni, il 25 dello stesso mese a Peschici e il giorno dopo a Molfetta

Classe ’51, Francesco De Gregori non molla. A distanza di quasi tre anni dal suo ultimo tour, quest’altro grande vecchio del cantautorato del Belpaese si appresta a tornare sul palco. Comincerà il 12 luglio al Palazzo Farnese di Piacenza per il Piacenza Summer Cult. Finirà il 4 settembre in Piazza Duomo a Prato nell’ambito di Prato Estate. In mezzo, tre date pugliesi: il 12 agosto a Ostuni, il 25 dello stesso mese a Peschici e il giorno dopo a Molfetta. Trenta date complessive per le quali i biglietti sono già disponibili su Ticketone e sugli abituali circuiti di prevendita. Ad accompagnare De Gregori saranno Guido Guglielminetti (basso e contrabasso), Carlo Gaudiello (tastiere), Primiano Di Biase (hammond), Paolo Giovenchi (chitarre), Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino) e Simone Talone (percussioni). Corista: Francesca La Colla. Aprirà i concerti Angela Baraldi. Insomma dopo più di cinquant’anni di attività e cinquanta incisioni, De Gregori ha ancora voglia di musica e del proprio pubblico. E quest’ultimo avverte un bisogno anche maggiore del proprio beniamino. Il fenomeno De Gregori non si distacca dal fenomeno Albano, Pooh, Mannoia, Zero e altre vecchie glorie del nostrano star system (non esclusa qualche figura scaduta nel patetico). Quale la ragione di così inossidabile successo ? Al di là di meriti obiettivi e della capacità di adeguarsi al mutare dei tempi e mantenere fertile la vena creativa, in conto va anche messo l’invecchiamento della popolazione. I vecchi, si sa, sono attaccati tenacemente al passato. Se fan coetanei ad una PFM, un Ramazzotti o una Alice hanno condiviso con le loro star giovinezza, maturità e vecchiaia, il legame si fa così forte da indurre ogni ‘seguace’ a plasmare, quasi un dovere formativo, la propria discendenza. Ecco allora che figure come Vasco Rossi, Venditti e Guccini possono vivere di fan di seconda e persino terza generazione. Il che eccita l’edonismo di scafate bestie da palcoscenico, cui il bagno di folla finisce con l’andare in vena. Tutto questo l’industria dello spettacolo lo sa bene e si regola di conseguenza, promuovendo passaggi – funzionali a tour o concerti una tantum – nei salotti televisivi dove gongolano ultrasettantenni che sotto quattro millimetri di fondotinta sorridono pimpanti, impermeabili all’idea d’essere divenuti irrimediabilmente anziani e aggrappati con le unghie al proprio spazio vitale, da difendere con egoismo ottuso dalle ambizioni delle nuove leve. E a un pubblico a sua volta incanutito e rugoso ammanniscono successi decrepiti con la stessa pazienza con cui nonni raccontano per la centesima volta la favola del Gatto con gli stivali a un nipotino resistente all’idea che è arrivato il momento di andare a nanna. Le cariatidi reggono ancora.

 

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 21 Maggio 2024

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