Aifo chiede lo slittamento al 2027 dell’obbligo di registrare l’entrata delle olive
L'associazione dei frantoiani ha invitato il Parlamento ad approvare l'emendamento con il decreto Milleproroghe, già in discussione nelle Commissioni "Affari istituzionali" e "Bilancio" della Camera

L’obbligo, per i commercianti di olive, di consegnare la materia prima ai frantoi entro sei ore dall’acquisto, previsto dall’articolo 9, comma 1, della legge 27 dicembre 2023 n. 206 e più volte rinviato per problemi pratici alla sua concreta applicazione è, ancora una volta, oggetto di attenzione da parte del Legislatore nazionale, per un ennesimo rinvio alla sua entrata in vigore. Infatti, nella sessione congiunta delle Commissioni “Affari costituzionali” e “Bilancio della Camera” per l’esame degli emendamenti al decreto Milleproroghe figura anche l’emendamento 15.54, a firma dell’on. Stefano Vaccari del Pd, che interviene sulla filiera olivicolo-olearia per rinviare al 1° luglio 2027 l’entrata in vigore della norma relativa al commercio delle olive da olio introdotta con la legge n.206 del 2023. Una disposizione, questa, che nella sua applicazione concreta ha già mostrato rilevanti criticità operative e per tale ragione è fortemente contestata dall’Aifo (Associazione italiana frantoi oleari) che, con una nota a firma del presidente Alberto Amoroso, ha rivolto un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, affinché esprimano un voto favorevole all’emendamento di Vaccari, ritenendolo una scelta di responsabilità nei confronti dell’intera filiera olivicola ed olearia. Infatti, secondo l’Aifo, la rigidità del vincolo temporale rischia di creare effetti distorsivi sul mercato, mettendo in difficoltà i frantoi più lontani dalle principali aree di produzione e che, di conseguenza, riduce notevolmente le possibilità di conferimento e concorrenzialità nella vendita delle olive e, quindi, di una migliore remuneratività per gli olivicoltori. Aifo nella nota ha ricordato di aver già segnalato queste criticità alle istituzioni, evidenziando come l’assenza di un confronto tecnico strutturato renda concreto il rischio che la norma entri in vigore senza le necessarie correzioni. Uno scenario che potrebbe tradursi in un blocco operativo per una parte significativa del comparto, con ricadute economiche negative lungo tutta la filiera. Difatti la questione si colloca, inoltre, in una fase particolarmente delicata per il rilancio del comparto olivicolo ed oleario nazionale, in quanto – come è noto – è in via di definizione del Piano olivicolo nazionale avviato dal governo Meloni attraverso il sottosegretario al Misaf, Patrizio La Pietra di Fdi. Per Aifo, infatti, il percorso intrapreso dal ministero dovrebbe rappresentare la sede naturale in cui affrontare in modo organico anche la revisione della norma sulle tempistiche di movimentazione delle olive, evitando interventi scollegati da una visione complessiva di settore. Pertanto, il presidente Amoroso ha dichiarato: “Chiediamo al Parlamento, senza distinzioni politiche, di votare favorevolmente l’emendamento 15.54”, poiché “non si tratta di rinviare una norma per inerzia, ma di utilizzare questo tempo per correggerla in modo serio e condiviso”. “La forza della nostra associazione – ha aggiunto il presidente di Aifo – è sempre stata il confronto”. Quindi, per Amoroso, “avere più tempo significa poter lavorare su soluzioni equilibrate, evitando di dover rincorrere proroghe all’ultimo minuto. Le norme devono essere applicabili oltre che giuste” – ha aggiunto Amoroso, che ha concluso affermando: “Questo voto rappresenta un passaggio importante per dimostrare attenzione concreta verso una filiera strategica del Made in Italy”. Infine, Aifo ha ribadito la propria disponibilità al dialogo con Parlamento e Governo, confermando l’impegno a contribuire in modo costruttivo alla definizione di regole che garantiscano qualità, trasparenza e sostenibilità economica lungo tutta la filiera olivicolo-olearia. Come si ricorderà, a chiedere norme particolarmente stringenti per il commercio delle olive, ai fini del miglioramento della tracciabilità della produzione di olio extra vergine di oliva italiano, erano state le OO.SS. agricole, in particolare Coldiretti, che ha più volte sollecitato l’introduzione di norme atte a contrastare frodi e concorrenza sleale nel comparto dell’olio evo nazionale di qualità. La Puglia è particolarmente interessata a tali problematiche, poiché con gli oltre 720 frantoi oleari presenti in tutta la regione ed il più importante patrimonio olivicolo nazionale, sia per estensione che per numero di piante, è – come è noto – la prima regione italiana per quantità e qualità di olio prodotto.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 12 Febbraio 2026



