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Al lavoro come alla guerra

Homo homini lupus… Hobbes, quale capacità di sintesi. La guerra di tutti contro tutti (“bellum omnium contra omnes”) di cui parlava il pensatore britannico non è da ravvisarsi oggi solo nell’impiego di armi sempre più sofisticate o nell’attuare la non meno letale strategia della tensione. Va individuata pure nella esasperata competitività che lacera alleanze internazioni, che contrappone colossi della grande industria, che inquina il mondo dello sport. Scendendo di livello, tale atteggiamento di prevenzione può rendere inaccettabile tanto un salotto televisivo quanto una riunione di condominio. Il mondo del lavoro non fa differenza. L’ansia della carriera, l’avvertire come un fallimento l’essere arrivati secondi, l’urgenza d’anticipare le mosse del collega rendono immangiabile il pane quotidiano prim’ancora d’averlo addentato. L’entità di questa  distorsione è percepibile già nei colloqui selettivi che le grandi imprese avviano per il reclutamento della ‘risorse umane’. ‘Recruiters’ devoti al Credo aziendale sono incaricati di ‘scremare’ fino all’individuazione dei ‘talenti’ da servire a olimpici Top Manager. Non di rado la scrematura ha luogo per mezzo di colloqui collettivi durante i quali i candidati con sottile slealtà vengono messi l’uno contro l’altro e indotti all’auto selezione. Questa tutt’altro che edificante metodologia viene ritratta con lucidità da Marco Grossi, il quale intinge la penna nel rancore e compone un atto di denuncia che merita attenzione. Prodotto dalla compagnia Malalingua, ‘Il Colloquio – the assessment’ ha debutatto alla Cittadella degli Artisti di Molfetta la settimana scorsa. Grossi racconta un colloquio che involve in una sorta di crudele gioco di ruolo. Il testo, assai complesso e altrettanto ben costruito, taglia come un bisturi e non perde un colpo. Oasi di umanità intervallano questo deserto di crudeltà assortite, habitat di ansie e nevrosi, di sarcasmi e acuti grotteschi, di risvolti ‘gialli’ e persino hard. La parola, qui debordante, lascia il segno anche con l’impiego massiccio del moderno lessico economico, questo complesso di algidi termini di derivazione anglo-statunitense il cui abuso ha dell’involontariamente comico. ‘Il colloquio’ è apologo amarissimo della Legge del più forte e dell’effetto boomerang di tutte le rivoluzioni. Difatti nel lavoro di Grossi, quando il viluppo sfiora l’assurdo, i sei candidati sembrano sul punto di impadronirsi dell’azienda e proclamarsene padroni. Ma anche nei momenti più difficili il Potere trova sempre come ribaltare le cose e ribadire i ruoli di partenza. Al termine dell’epico scontro si apprende che, dei sei, solo tre hanno superato la selezione. Ma il piccolo Dio non pronuncia il nome degli eletti… Grossi si manifesta doppiamente bravo nel dirigere con disciplina e senso coreutico un movimento scenico spesso eccitato. Il resto lo fanno interpreti di indiscutibile spessore. Con lo stesso Grossi erano in scena Alessandro Anglani, Valentina Gadaleta, Savino Maria Italiano, Fabrizio Lombardo, Olga Mascolo, Giuseppe Scoditti, William Volpicella (scene : Riccardo Mastrapasqua – luci : Claudio De Robertis – assistente alla regia : Monica De Giuseppe – organizzazione : Marianna de Pinto). Un successo.

Italo Interesse

 

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